Caldo torrido: cambiamenti climatici e terrorismo mediatico
Le previsioni meteo e quell’effetto suggestivo delle armi di persuasione di massa

Un tg qualunque in questi giorni. Il giornalista attacca il pippone quotidiano sull’ondata di “caldo torrido”. Sciorina picchi di temperatura assurdi per un’area a clima temperato come l’Europa mediterranea: 45, 48, 50 gradi centigradi. Declina previsioni apocalittiche. Raccomanda ovvietà disarmanti come stare a casa e bere acqua. Alla fine, il solito ripasso sul surriscaldamento del Pianeta, sullo scioglimento dei ghiacci, sui mari che bollono, sull’asfalto che fonde.
Nonostante, magari, nel nostro ambiente specifico vi sia una “normalissima” temperatura tra i 25/29 gradi, mentre scorrono i servizi dei tg vediamo i nostri familiari sbuffare, asciugarsi la fronte, sventolarsi, mimare un soffocamento. Classico effetto suggestivo delle armi di persuasione di massa! Il messaggio subliminale è il seguente: fate tutto quello che dicono le autorità e sarete salvi.
Non sono un negazionista dei cambiamenti climatici: viviamo un tempo di costante aumento delle temperature. Negli anni in cui ero responsabile del W.W.F. in Calabria, fra il 1980 ed il 2000, fui attento lettore dei rapporti annuali sullo stato del Pianeta del World Watch Institute, fondato nel 1974 da Lester Brown. Quei rapporti erano tradotti in Italia da Gianfranco Bologna, dirigente del W.W.F. stesso. Mi sono battuto per anni per far comprendere all’opinione pubblica che alcune attività umane, come l’uso smodato di combustibili fossili o gli allevamenti animali intensivi o le immense metropoli, contribuiscono, con l’immissione in atmosfera di gas serra, al surriscaldamento dell’atmosfera. Ma a quell’epoca mettevo anche in guardia contro il rischio di superamento della “capacità di carico” della Terra dovuto all’aumento esponenziale della popolazione umana e al consumo smodato di risorse naturali: è questo l’antefatto, la vera causa del riscaldamento globale e dell’inquinamento, il problema dei problemi che tutti fingono di ignorare. In Italia si era distinto su questi temi Aurelio Peccei (1908/1984), manager, terzomondista, fondatore del Club di Roma, autore di un famoso libro edito nel 1981 dal titolo “Cento pagine per l’avvenire”.
I media dell’epoca erano scettici. Le tesi di Peccei e di Brown venivano derise. I telegiornali e i talk show minimizzavano quanto stava accadendo. Ricordo ancora una trasmissione televisiva condotta dall’ineffabile Giuliano Ferrara, nella quale fu preso di mira proprio il mite Gianfranco Bologna. Ferrara, insieme all’ubiquo Paolo Mieli, fece intervenire uno scienziato negazionista (se non ricordo male era lo scandinavo Biørn Lonborg). Ferrara e Mieli, condividendo l’ottimismo neoliberista, sostenevano anche che la popolazione mondiale poteva crescere indefinitamente, tanto il genio dell’uomo ed il mercato avrebbero trovato il modo per sfamare l’Umanità e rifornirla di risorse adeguate. Anni dopo vi fu la rivoluzione gentile della piccola Greta Thumberg, protagonista di gesti di protesta clamorosi e per questo soggetta ad ingiurie di ogni genere. Come quella del quotidiano “Libero” che il 18 aprile del 2019 titolava: “Vieni avanti Gretina. La rompiballe va dal Papa”.
Sennonché, da qualche tempo, quegli stessi media, che erano rimasti su posizioni negazioniste, si sono improvvisamente convertiti (non tutti, ovviamente) alla causa dei cambiamenti climatici. Mai però si sono convinti dell’eccessivo carico umano della Terra. Di tale ultima questione non parla quasi più nessuno. Per la semplice ragione che le imprese hanno bisogno di un gran numero di consumatori voraci ed i governi contano sui consumi interni per far crescere il PIL. Mentre sul tema del riscaldamento climatico, i media occidentali si sono letteralmente scatenati, giungendo al parossismo ansiogeno di questi giorni. Lo aveva intuito il meteorologo Paolo Sottocorona (1947/2025), che, su “La 7”, condannò più volte, pubblicamente, il terrorismo climatico e spiegò tutte le mistificazioni usate dai media: ad esempio i picchi di temperatura isolati che vengono propagandati come se riguardassero intere città (i famosi bollini rossi) e i fenomeni metereologici contingenti (come quello di questi giorni) indebitamente spacciati per prove dei cambiamenti climatici.
Dunque, da cultore del pensiero critico, pur opponendomi al negazionismo climatico, sono costretto a chiedermi il perché della conversione dei media. E mi convinco sempre più che dietro vi siano motivi ben più prosaici. Si vuole cioè, proditoriamente indurre le popolazioni ad accettare transizioni epocali: maggior produzione di energia; uso massificato di nuove tecnologie; ineluttabilità delle “guerre giuste”; inasprimento delle normative securitarie etc. Seminare il panico è utile, ancora una volta, ad avere masse sempre più indottrinate e ubbidienti, come accade nei paesi totalitari. Alle quali basterà, per avere un’opinione, affidarsi ad un’intelligenza artificiale qualunque piuttosto che allenare i propri neuroni a ragionare.
Dietro il terrorismo mediatico sul clima, vi è in realtà un pensiero che nega alla Terra la sua soggettività e al “genio della Natura” la superiorità rispetto a quello dell’uomo. Da sempre, filosofi e scienziati, da Plotino sino al fisico britannico Paul Davies, ad esempio, autore di un libro edito nel 1998, dal titolo emblematico, “Il cosmo intelligente”, hanno ritenuto che la Terra è un grande organismo vivente dotato d’anima e d’intelligenza, ben più potente della pure agguerrita Umanità. Davvero siamo convinti che l’uomo riuscirà impunemente a invadere e contaminare il Pianeta, senza che questo, se del caso, lo decimi o lo faccia estinguere con una pandemia, ad esempio, o con una semplice scrollatina di spalle? È già accaduto altre volte. E la vita sulla Terra l’ha sempre avuta vinta su quella delle singole specie. Nonostante tutto, ogni volta la Terra si è ripresa il maltolto. È sintomo di grande presunzione (i greci la chiamavano “hybris”) credere che i sapiens possano produrre impunemente disastri ambientali o mutamenti climatici tanto poi, con lo stesso “genio” che li ha causati potranno risanarli. “La Natura – diceva il grande ecologo Barry Commoner (1917/2012) – è l’unica a sapere il fatto suo”. Siamo noi uomini i veri ignoranti. Ed è per questa ignoranza sempre più generalizzata, supina e comatosa che i nostri media hanno gioco facile nell’imbonirci senza ritegno.
*Avvocato e scrittore
Nella foto: Orsomarso. Verbicaro. (Ph. F. Bevilacqua)