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la tappa calabrese

Tilman J. Fertitta, l’ambasciatore Usa incantato dalla Calabria: «Un posto straordinario, dirò alle aziende americane di investire qui»

Il diplomatico “colpito” da Vibo: «Potrei provare ad aprire un hotel e un ristorante». La visita alla Baker Hughes e i consigli all’occidente: «Investire di più nella Difesa»

Pubblicato il: 29/06/2026 – 21:35
di Marco Russo
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Tilman J. Fertitta, l’ambasciatore Usa incantato dalla Calabria: «Un posto straordinario, dirò alle aziende americane di investire qui»

VIBO VALENTIA «Quando ho scelto questa città pensavo di arrivare in una semplice città portuale, invece è un posto straordinario, bellissimo». Affascinato da Vibo Marina e dalla Calabria, Tilman J. Fertitta, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, ha incontrato oggi nel porto vibonese autorità e istituzioni in un vertice a bordo del suo imponente yacht Boardwalk, che dalle prime ore dell’alba occupa con i suoi 117 metri il molo vibonese. Nel pomeriggio, il diplomatico statunitense, che sta girando l’Italia per il “Freedom 250 Coastal Diplomacy Italy Tour”, per celebrare i 250 anni dalla dichiarazione d’indipendenza, e gli 80 dalla nascita della Repubblica, ha visitato anche il vicino stabilimento della Baker Hughes. «Sono rimasto davvero colpito da Vibo» ha detto a margine ai giornalisti. «Alla Baker Hughes lavorano circa 150 persone, è un impianto molto complesso e questo dimostra che il livello di competenza dei lavoratori qui è eccellente».

«Dirò alle aziende americane di investire qui»

Da qui l’idea di Fertitta: «Una delle cose che voglio fare è cercare di convincere più aziende americane come Baker Hughes e aziende del settore petrolifero a considerare questa zona come un luogo dove costruire stabilimenti e produrre proprio grazie alla qualità e alle capacità dei lavoratori calabresi». Per l’ambasciatore, in Calabria ci sono fantastiche opportunità: «Prima di tutto basta guardare quanto è bello questo posto» afferma rivolgendo uno sguardo alla città di Vibo Marina. «C’è un lungomare molto bello, vivete in un luogo straordinario. Si potrebbe puntare sul turismo, ma anche sul settore manifatturiero grazie alla presenza di lavoratori qualificati». Ed aggiunge: «Potrei provare ad aprire un hotel e un ristorante qui quando non sarà più ambasciatore».

«Il rapporto tra Usa e Italia è fondamentale»

Sul rapporto tra Italia e Stati Uniti afferma: «Per noi è estremamente importante, ed è qualcosa su cui lavoriamo ogni giorno. Quello che mi ha sorpreso è quanto sia forte la collaborazione tra tutte le regioni, non solo con chi prende decisioni a Roma, ma anche con i presidenti delle diverse regioni e quanto vogliano fare affari con gli Stati Uniti». Come dimostrano, aggiunge, diverse aziende che hanno già scelto l’Italia per i propri stabilimenti, tra cui – cita – Philipp Morris  e Zuckerberg che «crea i suoi occhiali qui». «L’Italia è conosciuta per la sua manifattura e la qualità dei lavoratori qualificati, ma la Calabria è un’opportunità come nessun altro posto».

Le origini italiane

Il viaggio a bordo del suo yacht è anche un’occasione, per l’ambasciatore, di conoscere posti nuovi e di ammirarne le bellezze. «Da quando sono qui, mi sento decisamente più italiano che americano. Torno a casa solo per qualche settimana a Natale, io amo questo posto. Ho detto al presidente Trump che l’unico Paese che avrei scelto sarebbe stato l’Italia». Fertitta ricorda le sue origini italiane e, in particolare, siciliane: «Sento un legame molto forte. Gli italiani sono italiani, e io sono cresciuto con questa cultura: mangiando arancini e ogni tipo di pasta possibile. È molto triste che i miei parenti italiani non ci siano più e che non abbiano potuto vedere uno di loro tornare qui ed essere nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Italia».

«Gli stati dovrebbero investire di più nella Difesa»

L’ambasciatore si concentra poi sulle imminenti sfide dell’occidente e invoca maggiori investimenti nella difesa: «I paesi che credono nella democrazia devono fare tutto il necessario per diventare più sicuri, restando uniti e investendo nella difesa. Farlo è un deterrente e per questo gli Stati Uniti stanno chiedendo a tutti i paesi della Nato di fare di più. Noi paghiamo il 60% dei costi, ma è necessario che tutti gli altri facciano di più. Perché nel mondo c’è gente “cattiva”: la Cina sta investendo, sviluppando tecnologie, rubando i nostri segreti e costruendo navi e aerei a una velocità superiore a quella con cui noi riusciamo a costruire i nostri, e lo fa spendendo il 50% in meno. La democrazia – continua – rimane solida solo attraverso il deterrente della difesa: tutti devono sapere che non possono sconfiggerci. Ed è proprio questo che ha sempre reso gli Stati Uniti d’America così potenti: oltre ad avere un sistema economico capitalista, crediamo in una difesa militare che nessuno possa battere. Per questo – ribadisce – ciò che stiamo cercando di fare è spingere la Nato a investire di più». (redazione@corrierecal.it)

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