Il Pd che “canta e porta la croce” e la leggerezza degli alleati: l’inestricabile nodo del centrosinistra calabrese
Nei lavori dell’ultima direzione democrat il rilancio della coalizione progressista ma anche la consapevolezza che gli alleati in Calabria ancora arrancano

LAMEZIA TERME «Il Pd non è autosufficiente, ma senza il Pd il centrosinistra non esiste». Tra i temi che hanno caratterizzato i lavori dell’ultima direzione regionale del Pd Calabria, a tenere banco è stato anche quello dell’alleanza progressista e della costruzione di quello che giornalisticamente e politicamente, forse con un’iperbole non proprio azzeccata, viene definito il campo largo. Secondo quanto si è appreso da fonti qualificate, nel “parlamentino” dem sono stati diversi gli interventi che hanno battuto sul tasto della necessità di rafforzare il perimetro della coalizione e anche di ampliarne gli spazi con il coinvolgimento di quei settori, anche civici, che gravitano nell’orbita progressista. Ma a questa riflessione si sarebbe accompagnata anche la sottolineatura di un dato: il Pd, alla fine, anche e soprattutto in Calabria, è costretto quasi a “cantare e portare la croce“, con alleati che invece – per motivi disparati e diversi – faticano a radicarsi. È questo, in realtà, il vero vulnus che sembra rappresentare il limite, al momento invalicabile, per il centrosinistra nel suo percorso di costruzione dell’alternativa al centrodestra. Del resto, lo dicono anche i dati elettorali, quelli che contrappuntano le ultime sconfitte della coalizione alle Amministrative, soprattutto di Reggio Calabria (dove c’era un’amministrazione uscente a guida Pd) e Crotone, per non parlare di altre realtà nelle quali il centrosinistra ha perso pur avendo un pronostico diverso, come Castrovillari.
Dati e prospettive
Certo, non mancano dinamiche territoriali e locali, evidenti soprattutto a Castrovillari, ma le proporzioni di alcune sconfitte, come quella alle Regionali, per citarne la più eclatante, sono sicuramente un alert per il fronte progressista. E rivelano uno schieramento nel quale, almeno in Calabria, si percepisce una distribuzione del consenso molto sbilanciata a favore del Pd rispetto agli alleati. Si evidenzia l’endemica difficoltà del M5S a radicarsi sul territorio, mentre Avs è una forza politica che manifesta una dinamica espansiva ma ancora non sufficiente a determinare quantomeno un ruolo di co-leadership; e l’area centrista – Italia Viva, Casa Riformista, i Riformisti ma anche il Progetto Civico di Salis-Onorato – sembra ancora un work in progress. Anche qui aiutano i dati: alle Regionali 2025, al netto delle liste satelliti, il Pd si è attestato al 13,6%, mentre il M5S si è fermato a un 6,4%, dato che è in linea con le ultime due Regionali. Casa Riformista ha superato il 4%, ma avvalendosi anche dell’apporto di Azione, partito che non si può ritenere organico al centrosinistra, mentre Avs, per un soffio, non ha superato il quorum del 4%, restando fuori dal Consiglio regionale. L’alert dunque c’è tutto, soprattutto in vista delle prossime scelte elettorali per città importanti come Catanzaro e Cosenza, altre due amministrazioni uscenti di centrosinistra già fortemente a rischio, secondo gli analisti politici. Da quanto si apprende da fonti della coalizione, subito dopo l’estate dovrebbe insediarsi un tavolo permanente del centrosinistra in vista delle Amministrative, ma già si percepiscono un po’ di fibrillazioni (ad esempio, difficilmente Avs accetterà una riproposizione degli attuali sindaci di Catanzaro e Cosenza). (a. c.)
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