Maestrale, la soddisfazione dell’avvocato Di Renzo: «Oltre il 70% dei miei assistiti assolto»
E sull’esito del processo aggiunge: «Evitare ogni forma di elefantiasi processuale»

VIBO VALENTIA L’avvocato Giuseppe Di Renzo commenta, in una nota, la sentenza emessa dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia nell’ambito del maxi processo nato dalla riunione dei procedimenti Maestrale-Carthago-Olimpo-Imperium. «Mi corre l’obbligo di commentare la sentenza emessa dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia nell’ambito del maxi processo nato dalla riunione dei procedimenti Maestrale-Carthago-Olimpo-Imperium, al fine di esprimere non soltanto la soddisfazione di questo difensore per il notevolissimo risultato conseguito, ma soprattutto sincera e convinta deferenza per il distacco e l’autentica terzietà dimostrata, nella concretezza, dal Collegio giudicante». «Per dare il senso e la portata della pronuncia – scrive ancora l’avvocato – segnalo che oltre il 70% delle persone da me rappresentate ha ottenuto una decisione pienamente assolutoria, nonostante si trattasse di posizioni apicali, astrattamente molto esposte, per le quali la Procura distrettuale aveva formulato richieste di pena ingentissime, sostanzialmente tutte intorno ai vent’anni, se non superiori. Tra gli assolti figurano Antonio Galati, Domenico Galati, Domenico Iannello, Rocco Iannello, Marco Startari, Joan Azzurra Pelaggi, Maria Carmela Ciconte, Rodolfo Vacatello e Leonardo Vacatello. Le residue posizioni sono state tutte radicalmente rimaneggiate, in termini edittali, dal Collegio. In alcuni casi, imputati che hanno patito il regime differenziato previsto dall’articolo 41 bis dell’Ordinamento penitenziario, come Michele Silvano Mazzeo, in ragione delle risultanze di questo procedimento, sono stati assolti dalla contestazione di associazione mafiosa con ruolo verticistico. Anche la posizione dell’avvocato Pelaggi si è conclusa positivamente davanti al Collegio giudicante, con un pronunciamento ampiamente assolutorio. Ritengo che, d’ora innanzi, anche alla luce di quanto accaduto in questo procedimento, ogni forma di elefantiasi processuale debba essere oculatamente evitata»