Il canale calabrese della cocaina per i “Carcagnusi” di Catania: il viaggio nell’Aspromonte e la scusa della visita dermatologica
La rotta per rifornire le piazze di spaccio etnee. Nel mirino due reggini: secondo il gip la versione della visita medica «non regge»

LAMEZIA TERME Una visita dermatologica a Messina, ma con lo studio del medico trovato chiuso e il nome dello specialista mai indicato. È la versione che, secondo il gip di Catania Luigi Barone, avrebbero fornito i due calabresi coinvolti nell’inchiesta catanese contro il clan dei Mazzei. Una spiegazione che il giudice definisce, nella sostanza, «priva di riscontri e di plausibilità logica». Perché, secondo la ricostruzione investigativa, dietro quel viaggio nella città dello Stretto non ci sarebbe stata alcuna visita medica, ma la consegna di una partita di cocaina destinata al gruppo catanese.
Il canale calabrese
Ma andiamo con ordine. Parliamo di Carmine Alvaro (cl. ’84 di Scilla) e Simone Condina (cl. ’89 di Cinquefrondi). Secondo il gip i due, in concorso tra loro e con un terzo soggetto non identificato, «avrebbero ceduto all’associazione un quantitativo imprecisato di cocaina». Luogo e data indicati dagli inquirenti: Messina, 7 febbraio 2024. Per entrambi il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere.
La vicenda racconta uno dei passaggi più interessanti dell’indagine: la rotta calabrese della droga diretta a Catania. Nell’ordinanza, il gip scrive che tra i canali di approvvigionamento dell’organizzazione promossa e diretta da Filippo Popolo ci fosse anche quello calabrese. Il 6 febbraio 2024 Popolo, insieme a Salvatore Luca Zappalà e Francesco Mannino, si sarebbe recato a Sant’Eufemia d’Aspromonte, nel Reggino, «al fine di effettuare un carico» di cocaina. La consegna, secondo gli investigatori, sarebbe poi avvenuta il giorno successivo nel territorio di Messina. Ovviamente non una scelta casuale perché dagli atti emerge che la “soluzione calabrese” sarebbe stata imposta dal prezzo troppo alto della cocaina a Catania, indicato nelle conversazioni intercettate in 38/40mila euro al chilo. Da qui la necessità, secondo la ricostruzione dell’accusa, di rivolgersi ai fornitori calabresi per abbattere i costi e rifornire il mercato catanese.
L’incontro al Nice bar
Il giorno della presunta consegna, secondo l’ordinanza, Popolo contatta Ricotti Emanuele, che al termine della chiamata gli comunica che li avrebbe raggiunti a Messina. Poco dopo, in piazza della Vittoria, arrivano due calabresi, poi identificati in Condina e Alvaro, a bordo di una Fiat Panda, e un terzo soggetto non identificato, ritenuto dagli investigatori il trasportatore della sostanza stupefacente, a bordo di un’Alfa Romeo Giulia. Le due auto erano state registrate circa mezz’ora prima dai rilevatori di targhe ai varchi degli imbarchi dei traghetti di Villa San Giovanni. La ricostruzione passa dalle immagini di videosorveglianza del Nice bar, l’esercizio commerciale dove sarebbe avvenuto l’incontro. Le telecamere, scrive il gip, riprendono l’arrivo delle due vetture: quella indicata come auto “staffetta” e quella destinata al trasporto della droga. Le immagini interne consentono poi l’identificazione dei due calabresi: prima entra Condina, già segnalato per reati in materia di stupefacenti; subito dopo entra Alvaro, controllato in altre occasioni insieme allo stesso Condina. Dalle intercettazioni ambientali emerge anche un passaggio sul denaro. Poco prima dell’arrivo al bar, Popolo e Zappalà parlano dei soldi da dare: «Gli dobbiamo dare mille euro», dice Popolo. Zappalà chiede quanto fosse stato dato il giorno prima. La risposta, annotata dagli investigatori, è: «30», inteso come trentamila euro. Concluso l’incontro, Popolo, Zappalà e Ricotti risalgono sulla Lancia Y, mentre Massimo Martino Gambino si mette alla guida di una Citroen C3 a noleggio. A quel punto, secondo il gip, il calabrese non identificato a bordo dell’Alfa Romeo Giulia si ferma ad attendere il passaggio della Citroen per consegnare la droga. Anche queste fasi, si legge nell’ordinanza, sarebbero state riprese dalla telecamera esterna del bar.
La versione della visita medica
Negli interrogatori, Alvaro e Condina respingono gli addebiti ma riconoscono di essere loro le persone riprese dalle telecamere a Messina. La giustificazione fornita è quella della visita dermatologica: Condina avrebbe dovuto sottoporsi a un controllo medico e Alvaro lo avrebbe accompagnato. Ma per il gip quella spiegazione non regge. I due, infatti, avrebbero aggiunto di avere trovato chiuso lo studio del dermatologo, senza però indicarne il nome. Per il giudice, la versione è «non riscontrabile» e non spiega ciò che emerge dalle immagini: l’incontro dei due calabresi con gli acquirenti etnei e la consegna della partita di droga. Il quadro indiziario, conclude il gip, resta dunque immutato nella sua gravità. (g.curcio@corrierecal.it)
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