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Strage dei braccianti, la Commissione d’inchiesta ad Amendolara. Gribaudo: «Sviluppare una filiera di qualità nel lavoro»

Le audizioni in Calbaria dopo l’omicidio del 1° giugno. La presidente: «Alloggi fatiscenti e lavoratori sfruttati»

Pubblicato il: 02/07/2026 – 13:51
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Strage dei braccianti, la Commissione d’inchiesta ad Amendolara. Gribaudo: «Sviluppare una filiera di qualità nel lavoro»

AMENDOLARA «I caporali agiscono anche fuori dai luoghi di lavoro, durante il tragitto dalle abitazioni alle aziende e nelle case in cui abitano. Qui abbiamo accertato che in un alloggio vivevano 18 persone. È inaccettabile una situazione del genere. Siamo in attesa dell’esito delle indagini ma c’è qualcosa che stona anche per quanto concerne i datori di lavoro, con contratti che vengono fatti a persone che nemmeno conoscono la lingua». A dirlo la presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, Chiara Gribaudo, a conclusioni delle audizioni tenute ad Amendolara dopo l’omicidio dei quattro braccianti bruciati vivi il 1 giugno scorso.

Ad accogliere i componenti della Commissione è stata il sindaco di Amendolara, Maria Rita Acciardi. Presenti, tra gli altri, il prefetto di Cosenza Rosa Maria Padovano, il procuratore capo di Castrovillari Alessandro D’Alessio e il sostituto procuratore Roberta Bello, titolare dell’inchiesta sulla strage. Alla riunione hanno preso parte anche i vertici provinciali delle forze dell’ordine – Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza – oltre all’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo. «Con i sindacati e con la Regione Calabria – ha detto Gribaudo – cercheremo di sviluppare una filiera di qualità nel lavoro in agricoltura. Abbiamo suggerito dei criteri di premialità per le aziende che rispettano regole e leggi, magari favorendo anche opportunità per il trasporto dei lavoratori, perché sia chiaro, senza queste persone noi non mangiamo».
Sulla stessa linea si è espresso anche il componente della Commissione, Aboubakar Soumahoro, che ha letto la tragedia di Amendolara come la conferma della convivenza, nella filiera agroalimentare italiana, tra realtà virtuose e sacche di sfruttamento.
«Non è tutto oro», ha osservato, invitando a distinguere con chiarezza tra le imprese che rispettano regole e diritti e quelle che, al contrario, alimentano un sistema fondato su vulnerabilità, ricatto e caporalato. In questa direzione Soumahoro ha rilanciato la proposta di una «patente del cibo», uno strumento in grado di certificare le aziende virtuose e, al tempo stesso, garantire salari e condizioni abitative dignitose ai lavoratori. Per il parlamentare, la figura del caporale va oggi interpretata in modo «olistico»: non più soltanto intermediario illegale tra manodopera e aziende, ma snodo di una rete che gestisce trasporti, alloggi, pratiche per i permessi e perfino quote di salario trattenute ai braccianti. «Se c’è il caporale, c’è anche l’utilizzatore finale», ha sottolineato, richiamando le responsabilità delle imprese che si inseriscono in questo sistema. Da qui l’appello a costruire un’alleanza con le realtà virtuose e, parallelamente, ad assumere pienamente le responsabilità nei confronti di chi non rispetta i diritti dei lavoratori. Soumahoro ha infine richiamato la necessità di superare il disordine normativo sui flussi migratori, rafforzare i centri per l’impiego, potenziare il sistema ispettivo e creare una banca dati nazionale capace di incrociare informazioni e controlli.

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