L’inchiesta sui De Laurentiis e i riflessi sulla Calabria del pallone
Il caso Caprile, le perquisizioni a Meluso e Polito e il ritorno del dibattito sulle multiproprietà con la battuta di qualche giorno fa di Malagò sulla Reggina di Lotito

L’inchiesta della Procura di Bari che vede indagati Aurelio e Luigi De Laurentiis ha riportato al centro della scena uno dei temi più delicati del calcio italiano: quello delle multiproprietà. Una vicenda che ha il suo fulcro nell’asse Bari-Napoli, ma che finisce per sfiorare anche il calcio calabrese, sia per il coinvolgimento di due dirigenti ben conosciuti nella regione, sia perché riaccende il confronto su un modello societario tornato d’attualità anche dopo la recente acquisizione della Reggina da parte di Claudio Lotito.
Al centro delle indagini c’è il trasferimento del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli nell’estate del 2023. Secondo la ricostruzione della Procura, il passaggio sarebbe stato perfezionato per circa 2,2 milioni di euro, una valutazione ritenuta non congrua rispetto al reale potenziale del calciatore. Gli inquirenti ipotizzano che il Bari abbia ceduto un proprio patrimonio sportivo a un’altra società riconducibile alla stessa proprietà senza valorizzarlo adeguatamente e senza inserire clausole che consentissero al club pugliese di beneficiare di un’eventuale futura crescita del valore del giocatore.
Circostanza che, secondo gli investigatori, avrebbe trovato conferma quando il Napoli ha successivamente ceduto Caprile al Cagliari per circa 8 milioni di euro, realizzando una significativa plusvalenza rimasta integralmente nelle casse del club partenopeo. Nei confronti degli indagati vengono ipotizzati i reati di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta. Si tratta di accuse che dovranno naturalmente essere accertate nel corso dell’iter giudiziario. Nella serata di ieri SSC Bari, SSC Napoli, Aurelio e Luigi De Laurentiis hanno diffuso una nota in cui si definiscono «Esterrefatti per le contestazioni sollevate e che tutto sarà chiarito».
L’inchiesta ha comportato anche una serie di perquisizioni nei confronti di dirigenti che, allo stato degli atti, non risultano indagati ma vengono ritenuti dagli investigatori possibili detentori di documentazione utile alla ricostruzione dell’operazione contestata. Tra questi figurano due nomi ben noti al calcio calabrese: Ciro Polito, oggi direttore sportivo del Catanzaro ed ex ds del Bari, e Mauro Meluso, originario di Cosenza, che dopo una importante esperienza alla guida dell’area tecnica rossoblù e di quelle di Lecce e Spezia, di recente aveva ricoperto il ruolo di direttore sportivo del Napoli.
La vicenda giudiziaria riporta inevitabilmente sotto i riflettori il tema delle multiproprietà, oggetto negli ultimi anni di un acceso confronto tra club e Federazione. Il principio è noto: quando due società appartengono allo stesso gruppo, ogni operazione di mercato dei due club è destinata a essere osservata con particolare attenzione, per verificare che rispetti criteri di trasparenza, congruità economica e correttezza sportiva, evitando che una delle due società possa risultare favorita a discapito dell’altra.
Un tema che riguarda da vicino anche la Calabria. La Reggina è infatti entrata recentemente nell’orbita di Claudio Lotito, patron della Lazio, riportando d’attualità il dibattito sulle multiproprietà e sulle possibili implicazioni sportive e gestionali di questo modello.
Non è un caso che proprio nei giorni in cui si stava perfezionando l’operazione che avrebbe portato la Reggina sotto il controllo del gruppo riconducibile a Lotito, il neo presidente della Figc Giovanni Malagò si sia lasciato andare a una battuta significativa. «Io penso che Lotito mi è venuto incontro ed è stato molto generoso. Mi ha detto: io non ti voglio lasciare solo col problema Bari e di De Laurentiis, per cui do un contributo alla causa…», aveva detto con ironia, facendo un riferimento neppure troppo velato alla situazione del club pugliese, controllato dalla famiglia De Laurentiis e da tempo al centro delle contestazioni della tifoseria e del dibattito sulle multiproprietà nel calcio professionistico.


Dietro l’ironia emergeva però un messaggio preciso: l’eventuale allargamento del perimetro societario di Lotito avrebbe rischiato di alimentare ulteriormente una questione che il sistema calcistico italiano cerca da tempo di regolamentare e superare. Le parole di Malagò, pronunciate proprio mentre prendeva forma il nuovo assetto della Reggina, confermano come l’operazione amaranto fosse osservata con attenzione anche ai massimi livelli delle istituzioni calcistiche. E l’inchiesta della Procura di Bari dimostra, ancora una volta, quanto il tema delle multiproprietà continui a rappresentare uno dei nodi più delicati e controversi del calcio italiano. (redazione@corrierecal.it)
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