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Omicidio Bergamini, la difesa di Internò: «Un processo tossico e mediatico, la sentenza va rasa al suolo»

Nel processo d’appello a Catanzaro, l’avvocato Intrieri replica alla richiesta di condanna a 23 anni: «Il verdetto di primo grado non rende onore alla giustizia»

Pubblicato il: 09/07/2026 – 14:37
di Francesco Veltri
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Omicidio Bergamini, la difesa di Internò: «Un processo tossico e mediatico, la sentenza va rasa al suolo»

CATANZARO «Chiedo l’assoluzione dell’imputata perché il fatto non sussiste. Questo è un processo tossico, mediatico e distopico. Questa vicenda è una bufala gigantesca che colpisce un’innocente. La sentenza di primo grado va rasa al suolo perché non rende onore alla giustizia. Il giudice dovrà decidere se ascoltare la propria coscienza o quella del popolo». Attorno a queste parole, pronunciate dall’avvocato Cataldo Intrieri, si è sviluppata l’udienza del processo d’appello sulla morte di Denis Bergamini, l’ex calciatore del Cosenza deceduto il 18 novembre 1989 a Roseto Capo Spulico. Davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, presieduta da Piero Santese con giudice a latere Domenico Commodaro, sono intervenuti i difensori di Isabella Internò (presente in aula), Angelo Pugliese e, appunto, Cataldo Intrieri, chiamati a replicare alla requisitoria della Procura di Castrovillari e della Procura generale, che nelle scorse settimane hanno chiesto di rideterminare la condanna dell’imputata da 16 a 23 anni di reclusione.

L’arringa di Cataldo Intrieri

Primo a prendere la parola, Intrieri ha concentrato il proprio intervento sulle motivazioni della sentenza di primo grado e sull’attendibilità della tecnica della glicoforina. «Io oggi parlo in difesa della figlia di “mastro” Ciccio il muratore e di Concettina – ha affermato – che in primo grado disse: “Ve la state prendendo con una ragazzina”. La sentenza di primo grado va rasa al suolo perché non rende onore alla giustizia. Questo è un processo tossico. Ci sono dodici testimoni che incrociano Bergamini prima della sua morte e nessuno vede l’azione omicidiaria». Secondo il legale, «c’è una ricostruzione distopica della morte di Bergamini: si sostiene che il mezzo utilizzato per ucciderlo dovesse essere “soft”, altrimenti non si spiegherebbe l’assenza di segni sul corpo. Si arriva perfino a ipotizzare l’uso di un narcotico». L’avvocato ha poi contestato lo svolgimento del dibattimento di primo grado: «C’è stata una grave violazione del contraddittorio quando ha testimoniato il professor Avato, messo a confronto con i consulenti Fineschi e Neri senza consentire alla difesa di nominare un proprio consulente nel dibattito». Rivolgendosi alla Corte, Intrieri ha aggiunto: «Sono sicuro che non metterete la vostra firma sulla sentenza di primo grado e che, se condannerete l’imputata, dovrete riscriverla. Quando si deve giudicare un fatto doloso bisogna andare oltre ogni ragionevole dubbio. Qui tutto questo non esiste. Una donna è stata condannata a 16 anni sulla base di un criterio fondato sull’alta probabilità scientifica». Nel corso dell’arringa non sono mancate le citazioni. «Il succo di questo processo – ha detto – è racchiuso in una frase di Arthur Conan Doyle: dopo aver escluso l’impossibile, ciò che resta è la verità. Qui, invece, si sostiene che la spiegazione alternativa del suicidio sia l’omicidio». La tesi scientifica «Questa è una sfida intellettuale per i giudici – ha proseguito –. Dovreste chiedervi che cosa sia oggi la prova scientifica. Guardando il caso Garlasco ci rendiamo conto che ogni tesi scientifica può essere superata da un’altra. La scienza è tale proprio perché può essere continuamente messa in discussione». Intrieri ha quindi ribadito che, a suo avviso, «questo è un processo mediatico e distopico. A Garlasco siamo sicuri che ci sia stato un omicidio, qui questa certezza non c’è». Rivolgendosi ancora al presidente della Corte, ha concluso: «Il giudice dovrà decidere se ascoltare la propria coscienza o quella del popolo». Nel suo intervento il legale ha difeso anche l’ex procuratore di Castrovillari Giacomantonio, definito «infangato da articoli giornalistici diffamatori» per aver riaperto e poi archiviato l’inchiesta dopo aver ascoltato 51 testimoni ed esaminato le prove. Sulla successiva riapertura delle indagini da parte del procuratore Facciolla, Intrieri ha ricordato che gli stessi magistrati avrebbero definito sperimentale la tecnica della glicoforina. «Ci sono almeno dieci anomalie che dimostrano come questo processo sia malato e non tenga conto dei diritti dell’imputata». Il difensore ha richiamato anche il decreto di archiviazione firmato dalla dottoressa Grimaldi e ha definito contraddittorie le dichiarazioni di Tiziana Rota, moglie dell’ex calciatore Maurizio Lucchetti e all’epoca amica di Isabella Internò. «Quando ha testimoniato – ha sostenuto – era in condizioni psichiche pietose». Tra le altre anomalie indicate dal legale, anche la mancata citazione di alcuni testimoni nel processo di primo grado, in particolare Panunzio, l’uomo che accompagnò Isabella Internò in un bar dopo la morte di Bergamini. «È stato nascosto dall’avvocato Gallerani», ha affermato. «Senza la prova scientifica questo processo non esisterebbe – ha aggiunto – perché non c’è altro. Nasce prima sui social e poi trova il sostegno delle trasmissioni televisive. Tutto si fonda sulla fiducia riposta nello studio di una proteina, la glicoforina, che dovrebbe rilevare tracce di vitalità sul corpo di Bergamini, una tecnica che non è pienamente condivisa dal mondo scientifico». Da qui l’attacco al professor Fineschi, che secondo Intrieri si troverebbe in conflitto di interessi. «La scuola del professor Fineschi è divulgatrice di questa tesi. Ci sono stati almeno due casi in cui le sue teorie sul soffocamento con mezzo “soft” avrebbero potuto portare in carcere degli innocenti. Fineschi ha una “corte” scientifica che si muove sempre con lui. In questo caso appare e scompare, ma riappare puntualmente quando c’è da convincere il gip a riaprire un’indagine». Il legale ha inoltre contestato la nomina della consulente Neri, definita allieva di Fineschi, sostenendo l’esistenza di un conflitto di interessi. Ha quindi richiamato la testimonianza del professor Avato, che avrebbe contestato l’attendibilità della tecnica della glicoforina applicata a un cadavere rimasto sepolto per trent’anni. «Non esiste alcuna letteratura scientifica che dimostri la validità di questa tecnica in casi come questo. Grazie alla sentenza di primo grado del processo Bergamini, Fineschi ha autoconvalidato la propria tesi a livello internazionale. Ma tutta questa vicenda è una bufala gigantesca che colpisce un’innocente. Se ci sono giudici terzi, non può esserci una sentenza diversa dall’assoluzione». Intrieri ha infine richiamato la deposizione del testimone Rocco Napoli, che ha dichiarato di aver visto Bergamini camminare lungo la statale 106 prima della morte. «È lui il testimone del suicidio di Bergamini», ha affermato. A sostegno della tesi del suicidio ha citato anche i casi di Cesare Pavese e Kurt Cobain, osservando come nessuno dei due avesse manifestato pubblicamente intenti suicidari. In chiusura, il legale ha richiamato un’intervista rilasciata dal procuratore Facciolla al Quotidiano del Sud dopo la sentenza di primo grado. «Facciolla insinua dubbi sulla morte di Bergamini parlando di una zona grigia attorno alla squadra del Cosenza e di calcioscommesse». Quindi la richiesta conclusiva: l’assoluzione di Isabella Internò «perché il fatto non sussiste», invitando la Corte a «cancellare questa vergogna, anche per voi stessi e per la giustizia». Dopo Intrieri ha preso la parola l’altro avvocato della difesa Angelo Pugliese. Il processo si chiuderà il 17 novembre.

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