Spionaggio, l’Italia espelle due addetti militari russi
Tajani: «Erano due spie»

«Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia», ha scritto Tajani. Il ministro ha definito il caso «un’ingerenza grave e inaccettabile per le istituzioni italiane e per la sicurezza nazionale». La decisione arriva dopo l’inchiesta della Procura di Roma sulle attività di spionaggio che avrebbero coinvolto i due addetti militari russi.
La risposta di Mosca
La Russia ha già annunciato che «risponderà» all’espulsione dei due diplomatici militari. Lo ha fatto sapere il ministero degli Esteri di Mosca, citato dall’agenzia Ria Novosti. Tajani, però, ha definito l’eventuale risposta russa «una ritorsione priva di senso». Secondo il ministro, la differenza tra la decisione italiana e quella annunciata da Mosca starebbe nella base degli elementi raccolti dagli inquirenti.

«Non sono stati espulsi per un capriccio»
«Il problema è che i due espulsi dall’Italia facevano un’attività di spionaggio a danno della sicurezza nazionale. E questo è dimostrato», ha detto Tajani durante una conferenza stampa nella sede di Forza Italia. Il vicepremier ha aggiunto che Mosca, se deciderà di espellere personale italiano, dovrà dimostrare che quelle persone abbiano compiuto attività di spionaggio contro la Federazione Russa. «Queste persone facevano attività di spionaggio a danno del nostro Paese e della sicurezza nazionale. Non sono stati espulsi per un capriccio dell’Italia, ci sono filmati, fotografie, immagini».
«La nostra scelta basata su fatti»
Tajani ha usato parole durissime: «Queste erano due spie che corrompevano e quindi in Italia non ci possono stare». Poi ha aggiunto: «La Russia può fare tutte le ritorsioni che vuole, ma si tratta di vendette, non di azioni di tutela della sicurezza russa». Per il ministro, quella italiana è «una scelta basata su fatti», mentre l’eventuale reazione di Mosca sarebbe «una scelta politica» e «assolutamente infondata».