Premio Scopelliti, 35 anni dopo l’agguato la ferita resta aperta: «Mancano ancora verità e giustizia»
A Reggio la manifestazione della Fondazione dedicata al magistrato ucciso dalla mafia: premiate le eccellenze del territorio

REGGIO CALABRIA «Come può un cittadino avere fiducia nello Stato se, dopo trentacinque anni, non esiste ancora una verità sull’omicidio di un magistrato della Corte di Cassazione?». La domanda di Rosanna Scopelliti attraversa piazza Italia e riporta al centro una delle pagine più oscure della storia della Repubblica. Era il 9 agosto 1991 quando Antonino Scopelliti, sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione, venne assassinato in un agguato mafioso a Campo Calabro, mentre rientrava nella sua abitazione alla guida della propria auto. Di lì a pochi mesi avrebbe sostenuto davanti alla Suprema Corte la pubblica accusa nel maxiprocesso a Cosa Nostra istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Le indagini hanno individuato nel tempo un quadro investigativo preciso: secondo le ricostruzioni della magistratura, l’omicidio fu deliberato da Cosa Nostra con il coinvolgimento della ‘ndrangheta nell’esecuzione dell’agguato, nel tentativo di condizionare l’esito del maxiprocesso. Eppure, dopo decenni di inchieste, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e processi, il delitto è ancora privo di una verità giudiziaria definitiva. Nessuno è stato condannato in via definitiva per l’assassinio del magistrato.
Il Premio
È da questa ferita mai rimarginata che nasce il Premio Antonino Scopelliti, promosso dalla Fondazione presieduta dalla figlia Rosanna e giunto quest’anno all’ottava edizione. Un appuntamento che, nella cornice di piazza Italia, ha riunito magistrati, rappresentanti delle istituzioni, associazioni e cittadini per ricordare un servitore dello Stato e, allo stesso tempo, valorizzare quelle esperienze che in Calabria rappresentano un presidio di legalità, cultura e impegno sociale. La serata, condotta dalla giornalista Eva Giumbo e aperta dall’Inno nazionale eseguito dal quartetto Sax & Love, si è aperta con l’ingresso sul palco della piccola Elena Maria, nipote del magistrato. Una presenza simbolica, quasi a rappresentare una generazione che continua ad attendere le risposte che lo Stato non è ancora riuscito a dare. Nel suo intervento Rosanna Scopelliti ha ricordato il senso del Premio, nato per custodire la memoria del padre ma anche per dimostrare che il contrasto alle mafie passa dalla valorizzazione delle energie migliori del territorio. «Ogni anno questo Premio dedicato alle eccellenze della nostra terra diventa un appuntamento sempre più atteso. Attraverso l’ingegno, la cultura e la bellezza è possibile sconfiggere le mafie. Mio padre ha servito lo Stato con il sangue e con il coraggio di un calabrese orgoglioso della propria terra e il suo esempio deve continuare a essere un punto di riferimento». Poi il passaggio più personale, quello che ha riportato l’attenzione sull’assenza di una verità giudiziaria. «Quest’anno saranno 35 anni dall’uccisione di mio padre, senza una verità e giustizia. Tutti i passi in avanti si fermano senza un motivo. Eppure si è trattato del delitto di un uomo dello Stato, un magistrato, un sostituto procuratore in Cassazione. Senza verità e giustizia mi chiedo come può un cittadino avere fiducia se gli accade qualcosa. Quello che chiedo è celerità». E ancora, con la voce segnata dall’emozione, ha aggiunto: «Mancano ancora verità e giustizia per mio padre. Vorrei un giorno poter raccontare a mia figlia Elena chi ha ucciso suo nonno. Trentacinque anni sono tanti per attendere delle risposte ed è doloroso che, dopo tutto questo tempo, si debba ancora chiedere giustizia per i propri cari». Un appello accolto dal lungo applauso della piazza, che ha restituito il senso più profondo della manifestazione: mantenere viva la memoria senza smettere di chiedere che venga fatta piena luce su uno dei delitti più gravi contro lo Stato. Nel corso della serata la Fondazione ha ripercorso anche il lavoro svolto nell’ultimo anno. Un’attività che va ben oltre il Premio e che si sviluppa attraverso progetti dedicati alla genitorialità, al sostegno delle famiglie, all’inclusione delle persone con disabilità, alla prevenzione del disagio giovanile e alla collaborazione con scuole, associazioni e istituzioni. A sottolineare questo percorso è stato anche il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, Roberto Di Palma, tra i riconoscimenti della serata. Ha ricordato come la notizia dell’assassinio di Antonino Scopelliti coincise con l’inizio della sua carriera in magistratura e come quell’omicidio abbia rappresentato un punto di riferimento nel proprio percorso professionale. «Nell’estate del 1991 avevo appreso di aver superato l’esame di magistratura quando appresi la notizia dell’assassinio del giudice Antonino Scopelliti. Rimasi profondamente frastornato. Da quel momento, il suo esempio è diventato per me motivo di impegno civile quotidiano, guardando alla figura di un uomo che ha dedicato se stesso al lavoro e al servizio dello Stato. La Fondazione mi è stata vicina, soprattutto nei percorsi legati alla genitorialità. Nessuno nasce delinquente: creare percorsi di sostegno alla genitorialità significa stare accanto ai ragazzi, offrendo loro alternative alla strada e alla devianza. La memoria la teniamo viva non solo attraverso il ricordo di chi si è sacrificato, ma anche con i nostri comportamenti quotidiani, facendone un monito costante. E sono certo che, guardandoci dall’alto, qualcuno sarà orgoglioso di ciò che stai facendo» ha concluso rivolto alla presidente.
I premiati: tutti i nomi
I riconoscimenti assegnati dalla Fondazione hanno premiato esperienze che raccontano una Calabria fatta di impegno, innovazione e inclusione. Il Premio Istruzione, Formazione ed Educazione è andato a Francesco Scarpino di Bluocean, mentre Aldo Sacchetti, già insignito lo scorso anno, ha donato alla Fondazione una sua opera. Emozionante il momento dedicato ai ragazzi di “Artisti senza limiti”, il progetto promosso con Santo Palumbo e coordinato da Mariacristina Altomonte, culminato nel monologo sulla disabilità interpretato dal giovane Marco Cuzzocrea. Il Premio Impegno Sociale è stato assegnato a Special Olympics, ritirato dalla presidente Luisa Elitro, mentre il riconoscimento per la promozione del territorio è andato al progetto Visit Reggio Calabria, rappresentato da Lorenzo Labate, Fabio Giubilo e Christian Zuin. Premiati anche Giuseppe Talarico, ideatore di The Calabreser, con il riconoscimento “Resto in Calabria”, e il maestro pasticcere Sebastiano Caridi, insignito del premio “Radici in Calabria”. Alla Casa Accoglienza Piccola Opera Papa Giovanni, rappresentata da Mario Nasone, Teresa Siclari e Nadia Modafferi, è andato il premio per la Resistenza e il contrasto alla violenza, mentre il riconoscimento per il Contrasto alle mafie e l’affermazione dei diritti è stato conferito alla Polizia Penitenziaria in servizio negli Istituti penali per i minorenni e ai familiari dei caduti nell’adempimento del dovere, ritirato dal dirigente Costanzo Sacco. La serata si è conclusa con una menzione speciale al quartetto Sax & Love, che ha accompagnato l’intera manifestazione. Nel saluto istituzionale, la vicesindaco di Reggio Calabria Mariagrazia Arena ha ribadito l’impegno dell’amministrazione comunale nel contrasto alla criminalità organizzata e ha definito la Fondazione Scopelliti «una realtà che costruisce futuro», capace di coinvolgere le energie migliori del territorio. Ma il messaggio rimasto più forte è quello pronunciato da Rosanna Scopelliti. Trentacinque anni dopo l’assassinio del padre, il Premio continua a raccontare una Calabria che sceglie la legalità e il merito. Senza rinunciare, però, a chiedere ciò che ancora manca: la verità su un delitto che ha colpito lo Stato e una giustizia che, dopo oltre tre decenni, resta incompiuta.
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