400 euro per incendiare il deposito “Sicily by car”
Ecco il “tariffario” degli attentati mafiosi

Quattrocento euro per incendiare una stazione di servizio o un deposito di automobili. Duecento per rubare una vettura da utilizzare durante un attentato intimidatorio. Appena cento euro, invece, per accompagnare sul posto gli esecutori materiali. È il vero e proprio “tariffario” degli attentati che emerge dall’inchiesta della Dda di Palermo, culminata nel fermo eseguito dai carabinieri nei confronti di undici persone accusate, a vario titolo, di estorsione e reati aggravati dal metodo mafioso. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Gian Mattia Celestino avrebbe ricevuto 400 euro per l’incendio del distributore Eni di Capaci, mentre al suo accompagnatore sarebbero andati cento euro. Altri 400 euro ciascuno sarebbero stati pagati a Rosario Piazza e Baldassare Rizzuto per l’incendio della sede di vendita di auto usate della società di autonoleggio Sicily by Car, a Villagrazia di Carini. Anche il furto delle automobili utilizzate per compiere gli attentati aveva un prezzo: 200 euro per ogni vettura procurata. Compensi che, in alcuni casi, venivano considerati troppo bassi dagli stessi esecutori. Nelle chat WhatsApp acquisite dagli inquirenti si susseguono infatti discussioni e recriminazioni tra chi avrebbe commissionato i raid e chi li avrebbe materialmente portati a termine. Proprio le intercettazioni e le conversazioni telefoniche costituiscono l’ossatura dell’inchiesta e consentono di ricostruire ordini, pagamenti e retroscena della sequenza di attentati intimidatori.
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