’Ndrangheta e tifo, Idà, Monardo e Bellocco nella “pista calabrese” per la Curva Nord. Ferdico: «Tenevo il piede in due scarpe»
Il collaboratore descrive i tentativi di garantirsi una protezione dopo l’omicidio Boiocchi: il canale del barbiere Nucera, il nome di Antonio Morabito e il passaggio alle Capannelle di Marina di Gio…

MILANO La Curva Nord da prendere, ma soprattutto da proteggere. Nel racconto di Marco Ferdico, dopo l’omicidio di Vittorio Boiocchi la ricerca di una copertura calabrese diventa una partita parallela, giocata su più tavoli. Da una parte Giuseppe Idà e Vincenzo Monardo. Dall’altra il barbiere Salvatore Nucera. In mezzo, il nome di Antonio Morabito, il viaggio alle Capannelle di Marina di Gioiosa con Antonio Bellocco e una frase che fotografa l’incertezza di quella fase: «Io lì ho tenuto un po’ il piede in due scarpe».
La ricerca della copertura
Nel verbale dell’interrogatorio reso il 22 giugno davanti ai pm Paolo Storari, Stefano Ammendola e Giovanni Musarò, Ferdico torna sul problema del “dopo Boiocchi”. Il timore, racconta, era che lui e gli altri non sarebbero stati in grado di tenere la Curva Nord senza protezioni esterne. «Io avevo il timore, il grosso timore che noi ammazzando Boiocchi, che poi s’è rivelato giusto, non saremmo stati in grado di prendere la Curva Nord», dice il collaboratore. Una preoccupazione che, secondo il suo racconto, lo avrebbe portato a sondare più soggetti. Tra questi anche Nucera, indicato come il barbiere a cui sarebbe stata chiesta una futura protezione.
Il nome di Morabito
È proprio parlando del barbiere che nel verbale compare il nome di Morabito. Ferdico racconta che Nucera avrebbe contattato «Antonio Morabito». In un primo momento il collaboratore indica il nome Alessandro, poi si corregge dopo l’intervento del pm Musarò: «Antonio, Antonio, Antonio, perdonatemi, Antonio Morabito, con la barba». Il contatto, precisa Ferdico, gli sarebbe stato riferito da Nucera. «Io non l’avevo conosciuto fino a dopo», spiega. La conferma del nome sarebbe arrivata solo in un secondo momento, durante un viaggio in Calabria. «Quando ho avuto la conferma che era Antonio Morabito? Quando sono andato alle Capannelle a Marina di Gioiosa con Bellocco», racconta Ferdico ai magistrati. Il passaggio è breve, ma significativo: il collaboratore colloca il nome di Morabito dentro un percorso che parte da Milano, passa dai contatti per la gestione della Curva e arriva fino alla Calabria. In quel momento, Ferdico sostiene di non sapere ancora chi potesse davvero aiutarlo. È qui che inserisce la frase del «piede in due scarpe». Idà e Monardo, da una parte, gli avrebbero fatto capire che c’era qualcuno interessato alla Curva. Dall’altra, il barbiere Nucera veniva proposto come possibile canale di protezione. «Alla fine della fiera non sapevo chi mi poteva aiutare ad avere questa persona», dice Ferdico. Per questo, aggiunge, avrebbe tenuto aperte entrambe le strade.
Idà e il giudizio sul barbiere
Nel racconto del pentito, però, Idà avrebbe guardato con scetticismo alla pista Nucera. Quando viene a sapere che il barbiere sarebbe dovuto andare da Bosa, Ferdico riferisce che Idà avrebbe detto che «non aveva le palle» e che «non avrebbe portato a casa il punto». Poi il giudizio diventa ancora più netto: «Questo non porta a casa niente, stai andando nella parte sbagliata». Secondo Ferdico, Idà in quella fase stava già andando da Bellocco «a chiedergli se è pronto a salire». E, aggiunge il collaboratore, «alla fine aveva ragione».
La strada calabrese
Il verbale restituisce così una fase di passaggio, successiva all’omicidio Boiocchi e precedente alla stabilizzazione dei nuovi equilibri. Ferdico racconta di muoversi tra contatti diversi, alla ricerca di una copertura capace di reggere il peso della Curva Nord. Nucera, Morabito, Idà, Monardo, Bellocco. Nomi e canali che, nel racconto del pentito, compongono la mappa della “strada calabrese” cercata per blindare il potere dentro lo stadio. Una strada che Ferdico dice di aver inseguito senza sapere, all’inizio, chi avrebbe davvero potuto «portare a casa il punto». (g.curcio@corrierecal.it)
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