Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 16:05
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

i dati

Calabria prima per crescita dei Lea in rapporto alla spesa: è la regione che ha migliorato di più l’efficienza

Lo studio Altems, rilanciato dal Sole 24 Ore, premia la regione per l’efficienza nell’utilizzo delle risorse tra il 2020 e il 2024: +20 punti Lea con 314 euro in più pro capite

Pubblicato il: 21/07/2026 – 11:12
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

CATANZARO La Calabria è la regione italiana che, negli ultimi cinque anni, ha ottenuto il miglior risultato nel rapporto tra aumento della spesa sanitaria e crescita dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Un dato che ribalta molti luoghi comuni e che emerge dallo studio realizzato dall’Officina di Health Policy & Management di Altems, ripreso dal Sole 24 Ore in un approfondimento firmato da Americo Cicchetti, professore di Organizzazione aziendale all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
L’analisi non si limita a confrontare le “pagelle” della sanità regionale, ma misura quanto gli investimenti effettuati dalle Regioni tra il 2020 e il 2024 abbiano prodotto un miglioramento concreto dei servizi sanitari. In altre parole, valuta l’efficienza con cui le risorse pubbliche sono state trasformate in assistenza ai cittadini.
È proprio in questa graduatoria che la Calabria occupa il primo posto. «L’analisi mostra quello che non ti aspetti» sottolinea il professor Cicchetti. «Evidenzia come la regione che ha avuto la maggiore crescita Lea a parità di crescita della spesa è stata la Calabria, seguita dalla Liguria e dalla Lombardia».
Nel quinquennio preso in esame la spesa sanitaria regionale è aumentata di 314 euro pro capite, ma questo incremento è stato accompagnato da una crescita di 20 punti nel punteggio medio dei Lea, pari al 46%. Il risultato è un rapporto di appena 16 euro di maggiore spesa per ogni punto Lea conquistato, il migliore registrato a livello nazionale.
L’incremento riguarda il punteggio medio delle tre macroaree che compongono i Livelli essenziali di assistenza – prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera – mentre lo studio Altems evidenzia anche un aumento complessivo di 59,7 punti considerando la somma dei punteggi delle tre aree.
Alle spalle della Calabria si collocano la Liguria, che con un aumento della spesa di 305 euro per abitante ha migliorato il proprio punteggio di 17 punti (+25%), pari a 21 euro per ogni punto Lea guadagnato, e la Lombardia, che ha incrementato la spesa di 258 euro pro capite ottenendo un miglioramento di 12,5 punti (+16%).
Si tratta di una classifica particolare, diversa da quella che tradizionalmente misura i livelli assoluti di qualità della sanità. In questo caso, infatti, il parametro utilizzato è la capacità delle amministrazioni regionali di trasformare le maggiori risorse economiche in risultati concreti. Da questo punto di vista la Calabria è la realtà che, nel periodo considerato, ha mostrato il miglior rendimento.
Un altro elemento evidenziato dallo studio riguarda le regioni sottoposte ai piani di rientro dal disavanzo sanitario. Tra le prime otto della graduatoria figurano infatti quattro territori che per anni hanno dovuto operare sotto rigidi vincoli finanziari. Secondo gli autori dell’analisi, proprio negli ultimi cinque anni alcune di queste realtà – pur con differenze significative – sembrano aver iniziato un percorso di recupero capace di produrre effetti misurabili anche sulla qualità dell’assistenza.Nel suo intervento sul Sole 24 Ore, Americo Cicchetti sottolinea come i dati del Nuovo Sistema di Garanzia del Ministero della Salute non rappresentino soltanto una graduatoria tra Regioni, ma costituiscano uno strumento per comprendere la capacità del Servizio sanitario di incidere sulla salute della popolazione. Per questo, osserva il docente, i risultati devono essere letti insieme ai dati economici: solo così è possibile capire dove le risorse pubbliche abbiano generato il maggiore valore.
L’analisi mostra anche come regioni tradizionalmente ai vertici delle classifiche sanitarie, come Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna, risultino più indietro in questa speciale graduatoria. Non perché abbiano peggiorato le proprie performance, ma perché partivano già da livelli molto elevati e, di conseguenza, presentano margini di miglioramento più contenuti. Il messaggio che emerge dallo studio è chiaro: oltre a ridurre i divari territoriali, la vera sfida del Servizio sanitario nazionale sarà individuare e diffondere i modelli organizzativi che riescono a coniugare qualità delle cure ed efficienza nella gestione delle risorse. E, secondo questa analisi, la Calabria rappresenta oggi uno dei casi più interessanti da osservare. (redazione@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x