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INCHIESTA “CAVALLI DI RAZZA”

‘Ndrangheta, amministrazione giudiziaria per un’azienda comasca

Emersi condizionamenti mafiosi

Pubblicato il: 21/07/2026 – 12:03
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MILANO L’azienda Euroscatola, con sede a Cantù, in provincia di Como, attiva nel settore della lavorazione della carta e del cartone, è stata messa in amministrazione giudiziaria, con decreto del Tribunale di Milano eseguito dalla Gdf di Como, per presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’esercizio «dell’attività di impresa», come emerso dagli sviluppi investigativi dopo l’operazione di contrato ai clan cosiddetta “cavalli di razza” del 2021, coordinata dal pm della Dda milanese Pasquale Addesso. Lo comunica con una nota il procuratore di Milano Marcello Viola. Le indagini, si legge, «hanno permesso di accertare» sin dal 2019 «la continuità dei rapporti economici intercorsi» tra la spa «e un’altra società con sede a Lomazzo (Como), riferibile a un esponente di primo piano della locale di ‘ndrangheta di Fino Mornasco», sempre nel Comasco, già «condannato in via definitiva» per trasferimento fraudolento di valori «aggravato dall’agevolazione mafiosa» e proprio «in riferimento alle quote» della spa. Gli approfondimenti eseguiti, spiega la Procura, «hanno permesso di rilevare come il management societario sia rimasto inerte a fronte della progressiva infiltrazione mafiosa».
Le indagini, spiega il procuratore Viola, «hanno rivelato come non solo l’affidamento della commessa di lavorazione da parte di Euroscatola sia proseguito nonostante le condanne inflitte al socio occulto della società di Lomazzo, ma come la stessa abbia intessuto rapporti economici con fornitori appartenenti alla criminalità organizzata, operanti nell’ambito del trasporto merci per conto terzi e condannati in via definitiva per il reato di associazione mafiosa». Inoltre, «l’assenza di controlli sul personale assunto» ha permesso in alcuni casi «l’impiego di dipendenti risultati gravati da qualificati precedenti penali e da misure cautelari personali per reati connessi al traffico di stupefacenti». L’amministrazione giudiziaria ora «consentirà di procedere, d’intesa con gli organi amministrativi della società, all’analisi dei contratti in corso e alla rimozione di quelli in essere con soggetti direttamente o indirettamente collegati alla criminalità organizzata». L’opera dell’amministratore «e del Tribunale di Milano permetterà di sviluppare gli opportuni presidi di prevenzione e controllo tesi ad evitare la reiterazione di circostanze analoghe a quelle scoperte nel corso delle indagini, anche in considerazione del fatto che gli stabilimenti di Euroscatola s.p.a. insistono in un contesto territoriale caratterizzato da un’alta densità mafiosa e in larga parte ricadente sotto l’area di influenza delle locali di ‘ndrangheta di Fino Mornasco, Appiano Gentile, Cermenate e Mariano Comense».


Giudici di Milano: «Spa infiltrata dalla cosca dello storico boss Iaconis»


E’ «pacifica la natura mafiosa della Valcart», società creata «nell’orbita» di Euroscatola spa e la cui attività «si è sviluppata» sotto la «protezione» del clan della ‘ndrangheta con a capo lo storico boss in Lombardia, Bartolomeo Iaconis, e di cui faceva parte anche Alessandro Tagliente «suo braccio destro». Proprio Tagliente sarebbe stato il «socio occulto della newco» per il «remunerativo appalto con Euroscatola nel settore della lavorazione della carta». Lo scrive la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano (giudici De Cristofaro-Rispoli-Spagnuolo) nel decreto con cui ha disposto l’amministrazione giudiziaria per «bonificare» la spa, con sede nel Comasco, dalle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta già emerse in una maxi inchiesta del pm della Dda milanese Pasquale Addesso. Indagine che ha portato già negli anni a numerose condanne, tra cui oltre 11 anni in appello a Iaconis e, sempre in secondo grado, 16 anni e 4 mesi a Tagliente. Nel provvedimento dei giudici si parla anche della figura di Cesare Pravisano, anche lui già condannato, «ex funzionario di banca» ed ex assessore del Comune di Lomazzo (Como), che si «presentava come titolare formale e “volto pulito” di alcune cooperative di settore con le quali veniva progettato e realizzato un sistema di reati finanziari e frode fiscale, mediante cui veniva finanziata l’organizzazione criminale di tipo mafioso». In un’annotazione della Gdf di Como dello scorso maggio, si legge, viene chiarito che tra il 2015 e il 2019 la ‘ndrangheta si sarebbe infiltrata tra Como e Varese con «l’acquisizione di appalti remunerativi nei servizi di pulizia e facchinaggio ottenuti grazie alla ‘collusione’ di Pravisano».

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