Omicidio di Massimo Speranza “il Brasiliano”, i dubbi sul mandante e sui luoghi delle riunioni
La vittima era scomparsa l’11 settembre del 2001, senza lasciare traccia. Il delitto ricostruito dalla Dia. Appello della procura sull’assoluzione di Giovanni Abruzzese
COSENZA Sono state le dichiarazioni offerte dai collaboratori di giustizia a consentire alla Distrettuale Antimafia di Catanzaro di ricostruire modus operandi, movente e protagonisti del delitto di Massimo Speranza, alias “il Brasiliano”: commesso nel settembre del 2001. All’esito della sentenza, Armando Abbruzzese è stato condannato a 20 anni, Rocco Azzaro alla pena di 30 anni, Ciro Nigro a 5 anni. Assolto Giovanni Abruzzese, difeso dagli avvocati Antonio Quintieri e Giorgia Greco, l’accusa sulla decisione presa nei suoi confronti ha proposto appello.
Le indagini
Il 3 aprile 2025, la Dia di Catanzaro ha concluso il blitz che ha portato a eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nei confronti di Abruzzese detto “U Cinese”, Armando Abbruzzese, Rocco Azzaro, Ciro Nigro. Secondo l’attività investigativa della Dda di Catanzaro, i quattro, insieme ad altri due soggetti deceduti, in concorso, avrebbero portato a termine un piano volto all’eliminazione di Massimo Speranza, detto “il Brasiliano”, raggiunto da due colpi di arma da fuoco esplosi a bruciapelo con una pistola semiautomatica e poi fatto sparire. Il suo cadavere è stato occultato in un boschetto di San Demetrio Corone. L’attività della Direzione investigativa antimafia ha ricostruito il movente, maturato nel contesto mafioso riconducibile alla cosca degli Zingari di Cosenza con l’avallo dell’articolazione ’ndranghetistica degli del clan rom di Cassano. La vittima, residente in via Popilia a Cosenza, era ritenuta molto vicina al clan contrapposto degli “Italiani” e sospettata di aver divulgato informazioni riservate riguardanti il gruppo rom.
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Le motivazioni della sentenza
Il verdetto pronunciato lo scorso 23 luglio 2026 dal Gup Gilda Romano, arriva al termine di una robusta ricostruzione dei fatti accaduti sostenuta dalle confessioni dei pentiti e riportata nelle 41 pagine di motivazioni. Celestino Abbruzzese, Pasquale Perciaccante e Annatonia Bevilacqua confermano le ragioni della volontà di uccidere Speranza perché «ritenuto una spia, colui che operava un “piglia e porta” fra il gruppo degli zingari e la consorteria degli italiani». Perciaccante inoltre indica il “giovane “Brasiliano” come «operativo nella droga con il ramo “Banana”, ma si era scoperto che divulgava loro notizie: da qui la necessità di coordinarsi con gli zingari di Cassano sulla sua sparizione».

Quanto al mandante, colui che ha decretato la morte di Speranza, le dichiarazioni – a parere del giudice – «appaiono discordanti o comunque i loro contenuti non trovano reciproco riscontro». Daniele Lamanna dichiara di avere appreso della vicenda da Giovanni Abbruzzese, «il quale gli avrebbe fatto capire che lui stesso era coinvolto». Perciaccante offre un quadro più dettagliato, quando riferisce della scoperta fatta da Fioravante Abbruzzese «che il giovane a lui legato rivelasse notizie agli avversari». La decisione di compiere il delitto prende forma nel corso di una serie di incontri, «in più posti fra persone diverse: a Lauropoli e a Cosenza». E sul soggetto che ha decretato la sentenza di morte di Massimo Speranza, i giudici sottolineano: «la posizione di mandante in capo a Giovanni Abbruzzese non può ritenersi specificamente individuabile».
Per quanto riguarda gli esecutori, invece, Celestino Abbruzzese indica come componenti del commando «il fratello Armando Abbruzzese, detto Andrea, con altri soggetti non imputati, indicandoli come «coloro che hanno portato Speranza sul luogo dell’omicidio».
In merito, infine, al momento dell’esecuzione, la descrizione può essere resa – a parere dei giudici – solo da Ciro Nigro, presente sul luogo e impegnato ad illustrare la scena in maniera precisa e specifica. «Edoardo Pepe che spara repentinamente al capo di Speranza, tutti ripuliscono il sangue schizzato, Nigro recupera i bossoli, tutti imbustano il corpo e lo trasportano alla buca». (f.benincasa@corrierecal.it)
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