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Fondi migranti, i legali dopo la sentenza: «Chi ha aiutato l’Italia dovrà pagare le spese della solidarietà sociale»

Si “sgonfia” il processo della Corte dei conti che vedeva tra gli imputati anche Lucano e Mazzeo. Gli avvocati: «Non si può dire che giustizia è stata fatta»

Pubblicato il: 08/08/2026 – 15:54
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Con la sentenza n° 129 del 2026, la seconda sezione giurisdizionale centrale di appello della Corte dei Conti, il 06 agosto 2026 ha messo la parola fine alla vicenda con la quale il 10 ottobre 2024 la sezione giurisdizionale della regione Calabria aveva condannato, tra gli altri, Salvatore Mazzeo e Mimmo Lucano, con riferimento ad una presunta indebita gestione dei conti pubblici, relativamente al flusso dei migranti provenienti dal nord Africa in una fase emergenziale negli anni 2011 e 2012. La Corte calabrese aveva affermato che vi era un “sistema” che sarebbe stato attuato con un concorso doloso con il soggetto attuatore, Salvatore Mazzeo, e di alcuni soggetti affidatari dei servizi di accoglienza, per lo più cooperative sociali.

La vicenda

L’istruttoria era nata da una segnalazione della Guardia di Finanza di Amantea del 2017 che, sotto il profilo penale, non aveva portato a condanne. Viceversa, in primo grado le condanne della Corte dei Conti calabrese erano state molto pesanti e tali da distruggere la vita di tutte le cooperative sociali coinvolte e dei loro legali rappresentanti, oltre che del soggetto attuatore. Davanti alla Corte calabrese i convenuti si erano difesi, negando ogni responsabilità e, comunque, eccependo la prescrizione, come da giurisprudenza costante delle sezioni centrali della Corte dei Conti, ma la Corte territoriale aveva deciso diversamente. Conseguentemente, tutti i condannati avevano proposto appello e gli appelli riuniti, discussi all’udienza del 18 marzo 2026, sono stati accolti, con compensazione delle spese di lite.

Le parole degli avvocati

«Siamo molto contenti del fatto che siano stati assolti coloro i quali si erano impegnati nella solidarietà sociale e che essi non debbano pagare le cifre iperboliche che erano state decise dalla Corte calabrese” hanno dichiarato l’Avv. Romolo Reboa, che assiste la cooperativa Ziangari 59 e l’Avv. Roberta Verginelli, che assiste la sig.ra Anna Maria Costabile. «Tuttavia non possiamo affermare che giustizia sia stata fatta» proseguono polemicamente i due professionisti romani «infatti la sezione di appello della Corte dei Conti ha compensato le spese di lite in un doppio grado di giudizio ove, con l’ accoglimento della pregiudiziale, non si è potuto ottenere, quantomeno quale risarcimento del danno morale, la dichiarazione di non colpevolezza nel merito dei convenuti. Sono stati processi costosi con centinaia di pagina e migliaia di documenti da esaminare per i quali ciascuno dei convenuti dovrà pagare (o ha già pagato) decine di migliaia di euro». «I padri latini dicevano: Summum ius, summa iniuria» e ancora, «metaforicamente potremmo dire l’operazione è riuscita ma il paziente è morto». hanno concluso gli avv.ti Romolo Reboa e Roberta Verginelli. «Purtroppo, in questo caso chi ha aiutato l’Italia e gli esseri umani in un momento di emergenza storico dovrà pagare le spese della solidarietà sociale».

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