Storie di vite spezzate e omicidi irrisolti, i “cold case” in Calabria che attendono ancora giustizia
Dal 2022 a oggi una serie di omicidi rimasti senza verità. Il lavoro di magistrati e forze dell’ordine si scontra con indagini complesse: dalla faida delle Preserre ai gialli dell’Aspromonte
Ci sono delitti che la giustizia risolve in poche ore e altri che vengono inghiottiti dal tempo. Storie di vita spezzate che rischiano di perdersi tra i faldoni delle Procure e le carte degli investigatori finiti di fronte a un vicolo cieco. Nemmeno l’eccellenza di chi opera in Calabria, tra le forze dell’ordine e i magistrati più preparati d’Europa, riesce sempre a spezzare il muro di gomma dell’omertà: alcuni casi restano impuniti, quasi dimenticati dalla cronaca giudiziaria. Impressi solo nella mente e nel dolore dei familiari, alla ricerca di una giustizia che tarda ad arrivare. Nella maggior parte dei casi le indagini continuano, alcune a rilento, in attesa di nuovi dettagli o, in caso di intrecci con le dinamiche criminali, di quale collaboratore di giustizia che aiuti a far luce.
Dalle Preserre al Cosentino
Non è solo una questione calabrese. In Italia i numeri parlano di un omicidio su quattro rimasto senza risposta, con i dati che crescono ulteriormente nel Sud, dove pesano contesti e dinamiche criminali a cui spesso gli omicidi sono legati. È il caso, con ogni probabilità, della scia di delitti che ha colpito negli ultimi anni il confine tra il Vibonese e il Reggino, tra Dinami e San Pietro di Caridà. Il 10 settembre del 2022 è stato ucciso Alessandro Morfei, raggiunto da colpi di fucile in un agguato mentre guidava il trattore per le strade di Dinami. Poco meno di due anni dopo, l’8 aprile 2024, a pochi chilometri di distanza è toccato a Domenico Oppedisano, ucciso a soli 24 anni mentre si recava a lavorare a San Pietro di Caridà. Passano pochi mesi e a settembre, esattamente il 14, a finire sotto i colpi di lupara è il 21enne Valerio Cirillo, la terza vittima nella stessa zona in due anni. Una scia di sangue che si è fermata, fin qui, a Michele Vallelunga, 27 anni e in procinto di sposarsi, ucciso il giorno prima del matrimonio da un killer che lo attendeva dietro un albero.
L’ombra della faida dei boschi
Tutti delitti, per ora, senza risposta, senza movente e senza colpevoli. E sui quali aleggia l’ombra della faida dei boschi, alimentata da vendette e interessi dei clan sull’egemonia economica nelle Preserre tra Vibo Valentia e Reggio Calabria. Saranno gli inquirenti a provare a far luce sui singoli episodi e su un contesto criminale complesso, segnato dal sangue lasciato sulla strada da quattro giovani (tutti sotto i 30 anni) in appena tre anni.
Gli omicidi nelle altre province
A far discutere nel Reggino, soprattutto per le modalità, è stato l’omicidio, avvenuto il 25 gennaio dello scorso anno, di Giancarlo Polifroni. Il 50enne di Bovalino stava scontando gli arresti domiciliari quando è stato raggiunto da cinque colpi di pistola che lo hanno lasciato esanime a terra. Anche per questo agguato, rimasto ancora irrisolto, l’ipotesi è che il movente sia legato a dinamiche ‘ndranghetiste. Stessa sorte, e ancora nessuna verità giudiziaria, per Alessandro Cataldo, il 46enne assassinato davanti a una pizzeria a Cetraro nel 2023 da un commando svanito nel nulla.
Il “giallo” nel Reggino
Ma se nelle Preserre e sulla costa il filo conduttore fa pensare a logiche di ‘ndrangheta, ci sono storie in cui il buio è ancora più fitto. È il caso di Francesca Romeo, la dottoressa di 67 anni assassinata il 18 novembre 2023 a Santa Cristina d’Aspromonte mentre rientrava dal turno di guardia medica con il marito. Un delitto inquietante, in cui perfino il reale bersaglio del killer resta un enigma avvolto nel mistero. Poso più a Sud, a Calanna, attende ancora giustizia la famiglia di Bruno Provenzano, l’agricoltore di 62 anni freddato a colpi di fucile nel 2022 mentre era alla guida del suo furgone. Un’altra esecuzione solitaria, consumata tra le campagne e rimasta senza un nome. Si tratta solo di alcuni dei delitti (recenti e non) che restano ancora impuniti in Calabria: una lunga serie di omicidi per cui la magistratura continua a lavorare incessantemente per cercare di trovare una verità giudiziaria. Il caso più emblematico, risalente al 1991, è quello del giudice Antonino Scopelliti, il delitto che pochi giorni fa ha compiuto 35 anni senza che sia stato ancora risolto. (m.russo@corrierecal.it)
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