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un patrimonio da difendere

Scarichi abusivi, discariche e boschi. Il nuovo “fronte” ambientale nella lotta alla criminalità del Vibonese

I dati Ecomafie contano 350 reati ambientali nella provincia nel 2025. Il comandante dei Carabinieri Parillo rilancia l’offensiva: tutela dell’ambiente dal litorale fino alle Serre

Pubblicato il: 03/10/2026 – 19:04
di Marco Russo
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VIBO VALENTIA Mare cristallino, paesaggi mozzafiato, spiagge piene d’estate: la Costa degli Dei è una ricchezza economica e ambientale. Ed è proprio per questo che fa gola anche alla criminalità, organizzata e non, pronta a infiltrarsi nell’economia legale a ogni costo. Il Vibonese, del resto, in pochi chilometri passa dal mare ai monti e alle colline, dai villaggi turistici ai boschi delle Serre. Un patrimonio che a volte rischia di trasformarsi nella vittima “collaterale” del malaffare: scarichi abusivi, discariche, condotte che finiscono in mare, un entroterra su cui ora si sposta anche l’attenzione delle forze dell’ordine.

Ecomafie e controlli intensificati

A rilanciare l’allarme, negli ultimi giorni, sono due punti di vista diversi, il rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, che misura i reati ambientali in Calabria e nelle sue province, e i Carabinieri di Vibo. Il comandante provinciale Antonio Parillo nel corso della presentazione dei nuovi ufficiali si è prestato alle domande dei giornalisti fotografando la situazione attuale del Vibonese. L’Arma, negli ultimi mesi, ha intensificato i controlli lungo la costa e proseguirà anche nel periodo invernale, estendendoli anche «all’entroterra», dove a volte si “nascondono” illeciti ambientali che poi si riversano fino in mare.

Gli illeciti ambientali nel Vibonese

Un quadro confermato anche dagli ultimi dati ufficiali presentato dal report di Legambiente. Secondo i dati di Legambiente, nel 2025 la Calabria si piazza al quarto posto per reati ambientali con Cosenza al vertice, mentre Vibo Valentia segue con 350 illeciti ambientali segnalati. 91 sono quelli relativi al cemento, 324 le persone denunciate, 75 sequestri e anche 3 arresti. Numeri che, sommati agli incendi boschivi stagionali e alle infrazioni sul ciclo dei rifiuti, fotografano un territorio costantemente sotto attacco. A farne le spese maggiormente è il “fronte rivierasco”, come definito dal colonnello Parillo: abusi, scarichi abusivi e interessi della criminalità che si concentrano sul litorale. «Sicuramente qualche “tubo” in mare andrà tolto» ha affermato, aggiungendo che i controlli non si concentreranno solo nei mesi estivi ma andranno avanti anche in quelli invernali. Poche settimane fa nel mirino dei militari è finito ad esempio un complesso turistico a Parghelia, dove sono scattati i sigilli per l’intero impianto fognario e un pozzo nero non a norma utilizzati per lo smaltimento dei reflui. I controlli hanno poi portato alla scoperta, a Porto Salvo, di diversi rifiuti speciali depositati sul terreno, con il conseguente sequestro di un’area commerciale di circa 5 mila mq.

Il cambio di passo contro i reati ambientali

L’attenzione – ha spiegato il colonnello – verrà rivolta all’area del Monte Poro, fino ad arrivare alle Serre. E i fari saranno puntati sull’industria boschiva: «Io ritengo inverosimile che qualche mafioso di lungo corso non abbia provato ad addentrarsi in quel settore» ha affermato in modo netto Parillo. Un dettaglio che sembra emergere anche dalle cronache degli ultimi anni: in un contesto provinciale dove il tasso di omicidi e tentati omicidi è drasticamente calato, la zona “rossa” appare quella delle Preserre, al confine tra le province di Vibo Valentia e Reggio Calabria, teatro negli ultimi tre anni di una scia di sangue che conta quattro omicidi tra i giovani della zona. Un chiaro segnale d’allarme che riporta alla mente la sanguinosa faida dei boschi e la presa soffocante della criminalità organizzata sui profitti del taglio del legname. (m.russo@corrierecal.it)

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