Diciassette anni dopo lo “stigma”: la sanità calabrese ha (finalmente) tutti i suoi conti “nero su bianco”
Nel 2009 l’allora ministro Sacconi aprì la narrazione dei bilanci “orali”. Ora trend invertito anche se il “rosso” ancora compare spesso nella contabilità
CATANZARO Non tutto, ovviamente, è rose e fiori: il “rosso” resta il colore fisso prevalente in gran parte delle aziende, ma certo un dato di sintesi lo si può evidenziare: la stagione dei bilanci “orali” della sanità calabrese è ormai definitivamente alle spalle. La strada per il ritorno alla normalità contabile del settore più complicato e complesso della pubblica amministrazione calabrese è tracciata ormai da almeno tre anni a questa parte e non conosce più eccezioni, se è vero che nei giorni scorsi – come evidenziato dal Corriere della Calabria – la Giunta regionale guidata dal presidente Roberto Occhiuto ha chiuso tutti i conti dell’esercizio 2025 con l’approvazione del bilancio consolidato, cioè del bilancio di tutto il perimetro della sanità della Calabria, dopo aver chiuso – approvandoli – i bilanci aziendali e il bilancio della Gsa, la “cassaforte” del comparto. Il traguardo della normalizzazione contabile, che è uno dei presupposti dell’uscita della sanità calabrese dal commissariamento, non va sicuramente salutato come un risultato eccezionale, ma è innegabile che sia comunque un risultato, se solo si ricorda il punto di partenza, che era un disastro.
Il punto di partenza
E il punto di partenza risale a 17 anni fa, al 2009, nel pieno dello scontro tra l’allora governo di centrodestra e l’allora Regione di centrosinistra. Da Roma ecco lo “stigma”: parole dure, come quelle che pronunciò l’allora ministro della Sanità Maurizio Sacconi, che in un’audizione in una commissione parlamentare ci andò giù pesante sulla situazione e sulla gestione contabile e finanziaria della sanità calabrese. Erano i prodromi del commissariamento, che si sarebbe fondato anche e soprattutto su quella che è stata per anni battezzata la “contabilità orale” della sanità calabrese, con i suoi bilanci – laddove c’erano – “omerici”. La sanità calabrese, agli occhi della politica nazionale, è già “canaglia”, molto per proprie colpe e quindi, giustamente, ma un po’ anche per qualche pregiudizio, in verità. «Nella contabilità ci sono due Italie: in una di queste bisogna addirittura usare la tradizione orale e i conti costantemente non tornano. A esempio in Calabria, dove mi viene da ridere per non piangere…»: così parlò Sacconi, a margine di un convegno a Milano, secondo un take di agenzia del 20 aprile 2009. Da quel giorno, in realtà, per almeno 14 anni le cose non sono affatto cambiate: nonostante l’alternanza dei commissari governativi, il dato della contabilità inaffidabile della sanità calabrese è stato praticamente una costante. Fino al 2023, quando, su input di Occhiuto, all’epoca commissario, è iniziata un’operazione di ricostruzione contabile, partita soprattutto nelle due Asp storicamente “buchi neri”: Reggio Calabria e Cosenza. Per loro è stata necessaria persino una deroga normativa. I primi passi di una normalizzazione che adesso sembra ormai definitivamente acclarata, anche se restano ancora alcune “zone d’ombra”, come quei 23 bilanci aziendali tra il 2015 e il 2019 mai approvati.
La situazione a oggi
Ad oggi, dunque, la “fotografia” è quella che emerge dal bilancio consolidato 2025 del Servizio sanitario regionale, approvato dalla Giunta regionale con un risultato positivo di oltre 35 milioni. Va comunque evidenziato che il Consolidato descrive una situazione nella quale il risultato complessivo nasce dalla combinazione di andamenti profondamente differenti all’interno del sistema sanitario calabrese: la Gestione sanitaria accentrata (Gsa) presenta infatti un utile di 242,55 milioni di euro, mentre, al netto della Gsa, l’aggregato degli altri enti del Servizio sanitario regionale chiude il 2025 con una perdita di 207,72 milioni. Ma gli ultimi atti ufficiali comunque certificano una sanità calabrese non più “monca” sotto il profilo dei conti, e questo è sicuramente un passo fondamentale. Ma anche altri passi precedenti sono stati fondamentali per invertire il trend: anzitutto l’operazione di ricognizione e accertamento del debito sanitario, avviata da Occhiuto anche con il supporto della Guardia di Finanza. Certo, il “rosso” – nel senso di disavanzi, anche consistenti – ancora persiste, anzi spesso predomina, nei bilanci aziendali, ed è questo un dato che deve sicuramente far riflettere. Oltre a imporre la necessità per la sanità calabrese e i suoi vertici di restare su questi binari finalmente più ordinati. Perché forse non c’è ancora da sorridere, ma sicuramente non c’è più da piangere, come diceva quel ministro, 17 anni fa. (a. c.)
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