A Crotone i conti correnti più poveri
Studio di Adusbef: alla Lombardia il 20% di tutta la ricchezza italiana
ROMA Crotone è la città italiana con i conti correnti più poveri. Lo rivela una indagine condotta a livello provinciale dall’Adusbef che attesta come nella città calabrese la media dei depositi pro capite sui conti correnti si attesti a 9.600 euro, contro gli oltre 30.000 euro di Bolzano. A livello regionale la Calabria registra 25,8 miliardi di euro depositati in banca da parte delle famiglie residenti, in crescita del 21% rispetto al 2016. Lo studio di Adusbef realizzato sulla base dei dati di Banca d’Italia analizza il valore dei depositi bancari, ossia le somme che le famiglie italiane hanno a disposizione sul conto corrente (ad esclusione delle forme di liquidità remunerata o vincolata). Alla data del 31 maggio 2026 le famiglie consumatrici conservano in banca un totale di 1.163 miliardi di euro, ma le differenze sul territorio sono fortissime. La Lombardia, con depositi per quasi 239 miliardi di euro, detiene il 20% di tutta la ricchezza depositata sui conti correnti italiani, seguita ad enorme distanza da Lazio (122 miliardi) e Veneto (105 miliardi). Chiude la classifica la Valle d’Aosta con circa 2,8 miliardi. La Calabria registra 25,8 miliardi di euro depositati in banca da parte delle famiglie residenti, in crescita del 21% rispetto al 2016. Se però si considera il valore dei conti correnti in rapporto alla popolazione residente nelle varie zone d’Italia, si scopre che la provincia più “ricca” in termini di soldi depositati in banca è Bolzano, con una media di quasi 30.400 euro pro-capite, seguita da Milano (27.900 euro a residente), Piacenza (26.800 euro), Sondrio (26.000) e Belluno (25.650) – evidenzia Adusbef.
La provincia con i conti correnti più bassi è Crotone, con una media di 9.679 euro a residente, seguita da Sassari (9.741 euro) e Nuoro (10.600 euro circa). In termini nominali il valore dei depositi sui conti correnti è cresciuto del +28,3% in 10 anni, passando dai circa 906 miliardi di maggio 2026 agli attuali 1.163 miliardi, ma nello stesso periodo l’inflazione complessiva è risultata pari al 23,6%: al netto di tale componente, l’aumento della “ricchezza” si ferma al +4,7%.
Il Trentino Alto Adige segna l’incremento nominale più elevato, pari al +43,2% tra il 2016 e il 2026, seguita da Sardegna (+42,7%) e Friuli Venezia Giulia (+39,7%). Fanalino di coda Marche (+10,6%) e Liguria (+14,5%). “La crescita dei depositi bancari degli italiani è un segnale che riflette la volontà delle famiglie di proteggersi in un contesto di persistente incertezza economica. Tuttavia, questo dato non deve essere interpretato come un indicatore di maggiore benessere diffuso: spesso il risparmio è frutto della rinuncia ai consumi e di un atteggiamento prudenziale. È fondamentale che il sistema bancario valorizzi questi risparmi con condizioni trasparenti e remunerazioni adeguate, tutelando i consumatori e sostenendo al tempo stesso la fiducia nell’economia” – conclude il presidente Adusbef, Antonio Tanza.
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
