‘Ndrangheta al Nord, la ‘ndrina di Brandizzo con i legami a San Luca e le mire sulle infrastrutture del Piemonte
Da Mammola a Brandizzo, passando per Volpiano: al vertice della cosca viene posto dagli inquirenti Giuseppe Pasqua, condannato a 15 anni di carcere con la sentenza di pochi giorni fa
TORINO Una ‘ndrina autonoma con legami in Calabria e interessi nelle grandi infrastrutture del Nord. Il modus operandi è quello classico che ha fatto la fortuna della criminalità organizzata: stabilirsi in una delle regioni settentrionali, senza mai recidere il rapporto con la terra natìa simbolo e fulcro del potere criminale, per poi infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico, approfittando di chi ancora oggi sottovaluta l’estensione della ‘ndrangheta. Uno schema ben noto tra gli investigatori e riemerso anche nell’ambito processo Echidna, scaturito dall’operazione che il 4 aprile 2024 portò all’arresto di 9 persone in Piemonte. Esattamente a Brandizzo, nel Torinese, dove, secondo l’accusa, sarebbe sorta una ‘ndrina autonoma legata ai Pelle di San Luca, con contatti “ramificati” in tutto il territorio piemontese e le mire sui grandi lavori in itinere. Su tutti, quelli per l’autostrada A32, la strada che collega il capoluogo piemontese con Bardonecchia.
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Il profilo di Giuseppe Pasqua, condannato a 15 anni di carcere
Pochi giorni fa il tribunale di Ivrea ha pronunciato una sentenza importante: oltre mezzo secolo di carcere per sette imputati, tutti condannati, e l’assoluzione per non aver commesso il fatto di Roberto Fantini, l’ex ad di Sitalfa accusato di concorso esterno e di aver favorito le cosche durante i lavori all’A32. A ricevere la pena più pesante è stato invece Giuseppe Pasqua (15 anni e 10 mesi), classe 1943 e nato a Mammola. Pasqua viene ritenuto dagli inquirenti a capo della ‘ndrina di Brandizzo e «un membro di vertice della ‘ndrangheta dislocata in Piemonte», come hanno riferito i collaboratori di giustizia Rocco Varacalli e Domenico Agresta (cl.88). Gli stessi lo collocavano, però, all’interno dell’articolazione di Volpiano, mentre per gli inquirenti Pasqua, insieme al figlio Domenico Claudio (condannato a 14 anni), sarebbero riusciti a formare «una autonoma struttura di ‘ndrangheta, stabilmente collegata ai limitrofi locali di Volpiano e Chivasso». L’ipotesi avanzata dai magistrati è che pur appartenente alla prima, Pasqua sarebbe riuscito grazie ai suoi rapporti con i Nirta e con i Pelle di San Luca ad ottenere più autonomia a Brandizzo. Da qui i Pasqua avrebbero iniziato a imporre il proprio potere criminale: secondo gli inquirenti, fornendo innanzitutto protezione a imprenditori vittime di richieste estorsive da parte di altri gruppi criminali, ottenendo in cambio vantaggi e commesse. Le mire della ‘ndrina di Brandizzo si sarebbero poi spostate sulle infrastrutture e, in particolare, sui lavori all’A32 tra Torino e Bardonecchia, come accertato per ora dalla sentenza di primo grado del Tribunale di Ivrea.
La ‘ndrangheta in Piemonte, una presenza da oltre 50 anni
Non è, però, un caso isolato, ma uno schema ricorrente di una ‘ndrangheta che tenta di fare “affari” illeciti al Nord. Fin dagli anni ’70 le ‘ndrine cercano di infiltrarsi nei grandi lavori, come fu per quelli del tunnel del Frejus: toccò proprio a Bardonecchia, nel 1995, diventare il primo ente locale del Nord ad essere sciolto per infiltrazioni mafiose. Da allora il radicamento si è consolidato: secondo il procuratore capo di Torino Giovanni Bombardieri, nella provincia torinese oggi operano almeno nove locali di ‘ndrangheta, da Volpano a Chivasso, da Moncalieri a Rivoli, ciascuna in contatto diretto con le “case madri” calabresi di provenienza. Lo stesso procuratore ha ammesso come per molto tempo il Piemonte abbia sottovalutato le infiltrazioni mafiose sul territorio, quasi come per “tranquillizzarsi” ma rendendosi ancor più vulnerabili. La sentenza del Tribunale di Ivrea, in attesa dei successivi gradi di giudizio, segna però un altro tassello che certifica la presenza della ‘ndrangheta in Piemonte. (m.russo@corrierecal.it)
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