Caldo estremo e incendi, l’estate più difficile di Calabria Verde. Oliva: «Salvato un patrimonio prezioso»
Dal Pollino al Vibonese, settimane di emergenza tra roghi e temperature record. Il dg Giuseppe Oliva: «Sistema sempre operativo, decisivi uomini, mezzi e organizzazione»
L’estate 2026 riserva in questi giorni l’ennesima ondata di calore, con temperature nettamente superiori alla media del periodo e che prolungano ulteriormente un lungo periodo, interrotto solo brevemente da un’unica perturbazione. I dati, d’altro canto, parlano chiaro e una delle analisi più affidabili, sviluppata combinando dati satellitari e simulazioni climatiche, indica l’estate che stiamo vivendo tra le più calde mai registrate in Italia negli ultimi 126 anni. La temperatura media ha infatti raggiunto i 27,5°C, superando di circa mezzo grado il precedente record del 2003, e senza scendere mai sotto i 25,6°. Circostanze che determinano due nefaste conseguenze: la prima riguarda direttamente le persone fragili per le quali, anche se i numeri non sono ancora né chiari né definitivi, si rileva un aumento della mortalità.
La seconda fa invece riferimento ai territori delle regioni climaticamente più esposte, nei quali aumenta in modo esponenziale il rischio incendi. Rischio che ormai, per la verità, si palesa ovunque, se si considera il devastante rogo che ha interessato il Monte Goj, in provincia di Como. In Calabria, sul fronte incendi, l’estate 2026 può essere fin qui interpretata in ragione di tre diversi momenti. Il primo, quello più intenso e a tratti drammatico, con la provincia di Cosenza e il Parco nazionale del Pollino particolarmente funestati dai roghi. Il secondo, caratterizzato dall’arrivo di una perturbazione che in molte zone ha abbassato, evidentemente, il rischio. Il terzo, coincidente con la sinergica azione di forze dell’ordine e Control Room regionale che, nell’ambito dell’operazione “Tolleranza Zero”, ha consentito di riprendere, identificare e assicurare alla giustizia piromani intenti a scatenare le fiamme.
Da Calabria Verde l’osservatorio sulle dinamiche dei roghi è di certo “privilegiato”, conta un know-how unanimemente riconosciuto e, soprattutto, l’essere il soggetto principale del Piano AIB e cioè la complessa e articolata macchina organizzativa di uomini, mezzi e tecnologie messa in campo per contrastare gli incendi.

«Il nostro lavoro – spiega il dg di Calabria Verde, Giuseppe Oliva – è quello di essere costantemente in campo e in assetto di emergenza. Coordiniamo un’organizzazione che, attraverso le sale operative, le squadre di terra, i volontari, è sempre in massima allerta. Abbiamo avuto un periodo di circa 10 giorni molto critico in provincia di Cosenza, siamo stati impegnati su più fronti e in diverse circostanze c’è stata la necessità di spostare squadre da un fronte all’altro. Poi, per fortuna, la situazione è tornata sotto controllo. Purtroppo – aggiunge Oliva – per noi l’emergenza è quotidiana e ci impegna ogni giorno in termini di allerta, ma se dovessi indicare il momento che più di altri ci ha messo sotto stress direi l’evento di fine luglio in provincia di Cosenza. Abbiamo lavorato senza sosta e, grazie a uno sforzo logistico non di poco conto, siamo riusciti, ad esempio, a intervenire in un contesto difficilmente raggiungibile con l’obiettivo di mettere in sicurezza uno dei patrimoni arborei più importanti e preziosi della Calabria e non solo: i pini loricati. Che abbiamo protetto». Oliva si dice poi certo che, assieme ai temporali estivi e a una perturbazione, seppure limitata, ci sia un altro elemento che ha contribuito a ridurre i fronti di fuoco: «Gli arresti di alcune persone colte in flagranza di reato sicuramente hanno inviato un messaggio chiaro sulla determinazione dell’intero sistema nel contrastare il fenomeno degli incendi».

Se l’evento di fine luglio in provincia di Cosenza è stato forse quello più consistente, Oliva passa in rassegna le ultime settimane aggiungendo qualche altro elemento: «Il giorno di Ferragosto, nel territorio di Monterosso Calabro, abbiamo avuto un’altra situazione complicata. Siamo intervenuti con mezzi aerei, personale di terra e mezzi meccanici per fermare l’avanzare delle fiamme che stavano interessando un importante rimboschimento». Per Oliva il dato più importante da mettere in evidenza in questa lotta contro gli incendi è l’organizzazione: «Il sistema è strutturato, la Sala operativa unificata permanente è una struttura di Calabria Verde che sovrintende e riceve tutte le telefonate che arrivano al numero verde. È questa sala che attiva sul territorio i DOS, direttori dell’operazione di spegnimento, le squadre, i mezzi aerei e gli elicotteri di Calabria Verde. Quando la concomitanza degli eventi oppure le dimensioni dell’incendio non ci consentono di procedere da soli, allora si attivano anche le associazioni di volontariato e i vigili del fuoco. Proprio con i vigili abbiamo una convenzione e hanno messo a disposizione squadre fortemente specializzate per spegnere gli incendi boschivi. In queste circostanze l’organizzazione di cui dicevo consente di attivare, sempre attraverso la sala operativa, i mezzi aerei della flotta nazionale, dai Canadair agli elicotteri dei vigili del fuoco e quelli dell’Esercito».
Per i prossimi giorni Calabria Verde è, come di consueto, in assetto di allerta: «Ci saranno – dice Oliva – temperature elevate e saranno giorni che si aggiungono a un lungo periodo di caldo estremo e assenza di precipitazioni. Noi siamo, come di consueto, in campo ma, me lo lasci dire, contiamo molto sulla collaborazione dei cittadini. Al netto di chi volontariamente appicca un incendio, dobbiamo rilevare che spesso i roghi vengono scatenati da comportamenti scorretti».
Sui numeri Oliva preferisce rinviare: «Abbiamo, come ogni anno, un attento monitoraggio degli eventi e delle superfici percorse dal fuoco. Attendiamo, tuttavia, la fine della stagione e del Piano AIB per tracciare un bilancio e, soprattutto, per analizzare i dati in profondità distinguendo, perché è necessario farlo, incendi – mi passi l’espressione – ordinari e che riguardano la vegetazione annuale e altri, più nefasti e dannosi, che colpiscono invece il patrimonio arboreo e ambientale». (redazione@corrierecal.it)
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