Catanzaro, il peso delle aspettative. Cosenza, dove porta questa strada? Crotone, la salita è già cominciata
Il ko di Pisa lascia ai giallorossi amarezza, ma anche indicazioni. Lupi tra sconfitte, nomine e mille interrogativi. Gli Squali e il fardello del -6: servono rinforzi con personalità
Due giornate, zero punti e una Calabria calcistica che ha già cominciato a fare i conti con la realtà. Catanzaro, Crotone e Cosenza hanno perso entrambe le prime due gare di campionato. Per tutte, la strada è già in salita.
Catanzaro, il peso delle aspettative
C’è una differenza tra perdere una partita e cominciare a smarrire le proprie certezze. Il Catanzaro è tornato da Pisa con la seconda sconfitta consecutiva, ancora una volta dopo essere passato in vantaggio, e con la sensazione che il campionato abbia già presentato il conto di una squadra ancora alla ricerca della propria identità.
All’Arena Garibaldi il 2-1 racconta una partita nella quale i giallorossi hanno pagato soprattutto le proprie fragilità. Il gol di Iemmello aveva acceso una luce dentro una gara complicata, ma prima Canestrelli su calcio piazzato e poi Leone, approfittando di un’uscita sbagliata, hanno ribaltato tutto. Due episodi, certo. Ma nel calcio gli episodi raramente sono casuali quando si ripetono.
E il dato più evidente è proprio questo: contro il Vicenza e contro il Pisa il Catanzaro ha conosciuto lo stesso copione, mostrando qualcosa di buono ma lasciando per strada punti pesanti per errori evitabili. La squadra è apparsa più viva nella ripresa, più coraggiosa e capace di mettere in difficoltà un avversario forte. Ma ha anche mostrato una costruzione ancora farraginosa e una fase difensiva che necessita di tempo, lavoro e soprattutto maggiore attenzione.
Sarebbe però un esercizio di miopia pretendere oggi di giudicare questa squadra con il metro di quella che, appena pochi mesi fa, sfiorava la Serie A. È cambiato quasi tutto: uomini, equilibri, gerarchie. E quando una squadra perde pezzi importanti, non perde soltanto qualità: deve ricostruire automatismi, linguaggi e responsabilità.
La pazienza, dunque, non è una concessione. È una necessità. Ma pazienza non significa indulgenza. Gli errori vanno osservati, corretti e possibilmente non ripetuti. Perché due sconfitte possono essere ancora soltanto un avvio complicato; due sconfitte costruite sugli stessi difetti rischiano invece di diventare un campanello d’allarme.
Crema: Pietro Iemmello. Il capitano è tornato al gol dopo una preparazione condizionata dai problemi fisici e lo ha fatto mostrando brillantezza, presenza e quella familiarità con la porta che a Catanzaro conoscono bene. In una squadra che deve ancora trovare il proprio equilibrio, aggrapparsi al suo capitano non è nostalgia: è una risorsa. E forse, ancora una volta, una certezza da cui ripartire.
Amarezza: il campo lascia una sconfitta, la città guarda anche oltre il campo. Il Ceravolo è la casa del Catanzaro e i lavori procedono tra le preoccupazioni della tifoseria per tempi e ritardi. Il Comune ha indicato nel 30 ottobre la data per la nuova Curva Ovest: ora servono fatti, non soltanto rassicurazioni.
Cosenza, dove porta questa strada?
Capire dove stia andando il Cosenza Calcio del duo Guarascio-Scalise è diventato, più che un esercizio di analisi, una prova di fede. La seconda sconfitta consecutiva in campionato, maturata sabato contro il Potenza in uno stadio che non era quello di casa e per di più a porte chiuse, è arrivata al termine dell’ennesima settimana nella quale il pallone è sembrato quasi un dettaglio.
Prima la partenza di Emmausso, l’ennesimo giocatore importante a lasciare una rosa profondamente smantellata rispetto alla scorsa stagione. Poi la nomina, ancora non ufficializzata dal club, della contestatissima Rita Rachele Scalise alla presidenza del CdA. Nel frattempo la Lega Pro ha disposto che Cosenza-Potenza si giocasse a porte chiuse: il club lucano ha presentato ricorso, respinto, mentre il Cosenza ha ritenuto necessario precisare che il provvedimento dell’Autorità di Pubblica Sicurezza non sarebbe stato determinato, come qualcuno aveva ipotizzato, dall’incapacità della società di reperire gli steward.
Una settimana, insomma, nella quale si è discusso di mercato, governance, ordine pubblico, ricorsi e steward. Di calcio, molto meno. Ed è forse questo il problema più grande di una piazza che avrebbe disperatamente bisogno di ritrovare entusiasmo e soprattutto un orizzonte. Invece la società continua a procedere per conto proprio, sempre più distante dal contesto che la circonda, mentre il contesto continua a interrogarsi su quale sia il senso di questo percorso.
E sul campo? Il gol di Dametto, uno dei pochissimi superstiti della scorsa stagione e oggi capitano di una squadra profondamente diversa, è diventato una fotografia quasi perfetta del momento: una rete inutile, una fascia pesante e zero punti dopo due giornate. Anche perché domani chiuderà il mercato e il capitano, richiestissimo, viste le tante richieste, rischia di essere l’ennesimo pezzo del vecchio Cosenza a prendere la porta.
Crema: Dametto segna, lotta e porta quella fascia che oggi pesa più del solito. È uno dei pochi legami rimasti con la squadra che fu. In un Cosenza letteralmente smantellato, il capitano rappresenta ancora un frammento di memoria.
Amarezza: Coppitelli continua a esercitare una pazienza diplomatica quasi sovrumana nelle conferenze stampa. Ma la diplomazia non fa punti e non può diventare il paravento permanente di una situazione che presenta troppe caselle vuote: oltre allo stadio, manca una casa certa per gli allenamenti, manca persino una prima maglia rossoblù dopo tre partite giocate in bianco. Manca l’intera piazza, ormai da tempo. E oggi, soprattutto, sembra mancare una squadra affidabile e un’idea tecnica sufficientemente solida da permettere a tutti di capire dove si voglia arrivare.
Crotone, la salita è già cominciata
Se Cosenza piange, Crotone non ride. Anzi, dalle parti dello Scida c’è poco da stare allegri. La sconfitta di Sorrento, firmata dall’ex Ricci, è la seconda consecutiva in campionato per la squadra di Leandro Greco, la terza se si considera anche la Coppa Italia di C. Un avvio che, con un -6 già incorporato nella classifica, rischia di trasformare ogni passo falso in una salita ancora più ripida.
Il problema è che anche il Crotone, come il Cosenza, ha cambiato parecchio pelle. Sono partiti giocatori importanti e con loro una parte consistente della qualità tecnica. Ora il mercato dovrà fare il percorso inverso: trattenere, possibilmente, i pezzi migliori – Zunno è tra i più richiesti – e aggiungere alla rosa elementi pronti, soprattutto sul piano della personalità. Perché recuperare sei punti non è soltanto una questione di gambe.
E c’è un altro dettaglio che racconta bene il momento. Il dg Raffaele Vrenna ha denunciato pubblicamente i contatti diretti di alcune società con calciatori rossoblù senza passare dal club, citando anche il Foggia. In un mercato già complicato, non esattamente la notizia di cui una società alle prese con una ricostruzione avrebbe bisogno.
Crema: Greco ha salvato la prestazione, non il risultato. E qualcosa da salvare effettivamente c’è: il Crotone non è apparso una squadra allo sbando. Ma per trasformare le buone intenzioni in punti serve soprattutto ciò che oggi manca come il pane: un attaccante del peso e della concretezza di Gomez.
Amarezza: troppe ingenuità per una squadra che non ha il lusso del tempo. Con un -6 da cancellare, ogni punto perso pesa doppio e ogni errore diventa più costoso. Il mercato può ancora cambiare le cose. Ma servono risorse, carattere e soprattutto giocatori pronti. Perché a Crotone, più che un miracolo, occorre finalmente una squadra all’altezza del compito. (f.v.)
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