’Ndrangheta in Lombardia, l’uomo degli affari conteso dai clan. Cerbo: «Era la gallina dalle uova d’oro»
Il collaboratore racconta la partita attorno a Gioacchino Amico dopo l’arresto di Vestiti: l’avvicinamento dei Fidanzati, l’allontanamento di Castiglia e il tentativo di difendere il “pollaio” degli…
MILANO C’era un uomo che, nel racconto del collaboratore William Alfonso Cerbo, «portava denaro». Era Gioacchino Amico, imprenditore di Canicattì, già vicino a Gaetano “Tano” Cantarella, poi entrato nell’orbita di Giancarlo Vestiti. Dopo l’arresto di quest’ultimo, secondo la ricostruzione offerta in aula nel processo ordinario “Hydra”, Amico sarebbe diventato il centro di una nuova partita: quella per controllare i suoi affari, le sue capacità operative e il flusso economico che riusciva a generare. È una partita che Cerbo racconta in più passaggi davanti al tribunale di Milano. Prima nel corso dell’esame, poi durante l’udienza dedicata anche ai riconoscimenti fotografici. Davanti alla foto di Giuseppe “Ninni” Fidanzati, il collaboratore precisa di non averlo conosciuto personalmente, ma di averne sentito parlare «in diverse circostanze», soprattutto dopo l’arresto di Vestiti.
Amico, da Cantarella a Vestiti
Nel racconto di Cerbo, Gioacchino Amico era inizialmente «vicinissimo» a Cantarella. Il collaboratore dice di averlo conosciuto personalmente nel 2019, quando il gruppo Cantarella e il gruppo Vestiti erano alla ricerca di «teste di legno». Già allora, spiega, Cantarella gli aveva parlato di Amico come di una persona «brava nel fare truffe», ma anche «estremamente pericolosa perché portava guai». Dopo la scomparsa di Cantarella, Amico sarebbe passato nell’area di Vestiti. Cerbo lo descrive come un soggetto capace di produrre denaro e di muoversi negli affari. Proprio per questo, dice, dopo la carcerazione di Giancarlo Vestiti sarebbe rimasto «spaesato» e, nello stesso tempo, appetibile per altri gruppi. Il collaboratore usa un’immagine molto chiara: Amico era una «gallina dalle uova d’oro». Chi riusciva a stargli vicino, nella ricostruzione del dichiarante, poteva intercettare affari, soldi, società, truffe, relazioni e opportunità economiche.
L’avvicinamento dei Fidanzati
È in questo contesto che, secondo Cerbo, si sarebbe inserito il gruppo riconducibile a Giuseppe “Ninni” Fidanzati. Il collaboratore racconta che, dopo l’arresto di Vestiti, i Fidanzati si sarebbero avvicinati sempre di più ad Amico. «Questo signore si era avvicinato ad Amico Gioacchino», dice Cerbo in aula riferendosi a Fidanzati. Amico, aggiunge, fino a quel momento orbitava nella sfera di Giancarlo Vestiti e «stava producendo per il gruppo Vestiti e company». Ma, una volta finito in carcere Vestiti, lo scenario sarebbe cambiato. Il primo a tentare di difendere quello spazio, secondo il racconto del collaboratore, sarebbe stato Giuseppe Castiglia. Cerbo spiega che Castiglia avrebbe provato a tutelare il proprio «territorio», o meglio il proprio «spazio», rispetto all’avanzata dei nuovi interlocutori. Ma quel tentativo non sarebbe durato.
La “forbice” contro Castiglia
Il passaggio più duro riguarda proprio l’allontanamento di Castiglia. Cerbo parla di una «forbice», una sorta di manovra di screditamento che, secondo il suo racconto, avrebbe avuto l’effetto di tagliare fuori Castiglia dagli affari e dal rapporto con Amico. Il collaboratore riferisce che Castiglia sarebbe stato accusato di essersi preso senza autorizzazione 5mila euro che sarebbero spettati all’avvocato di Giancarlo Vestiti. Una versione che, secondo Cerbo, Castiglia avrebbe sempre negato. A muovere quell’accusa, nella ricostruzione del dichiarante, sarebbero stati Gioacchino Amico, Daniela Sangalli e i figli di Vestiti. «Lo hanno un po’ emarginato», dice Cerbo, spiegando che Giancarlo Vestiti, dal carcere, avrebbe mandato a dire di allontanarlo completamente. A quel punto Castiglia sarebbe tornato in Sicilia. Il collaboratore racconta anche il rammarico espresso da Castiglia dopo la scarcerazione di Cerbo, tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022. Castiglia, secondo il dichiarante, si sarebbe lamentato di essere stato messo fuori dopo avere difeso gli interessi del gruppo. Il senso del racconto è netto: lui avrebbe litigato con i Fidanzati per non farli entrare, ma alla fine si sarebbe trovato escluso mentre gli altri avrebbero trovato un nuovo equilibrio.
Sangalli e l’incontro a Malpensa
Nella stessa ricostruzione entra anche Daniela Sangalli, compagna di Giancarlo Vestiti. Cerbo racconta di averla incontrata una sola volta a Malpensa, poco prima del suo arresto del settembre 2021. In quell’occasione, dice, Sangalli gli avrebbe parlato anche delle problematiche sorte con i Fidanzati. Secondo Cerbo, la donna gli avrebbe riferito che «c’erano di mezzo questi signori nuovi». Castiglia, sempre nella ricostruzione del collaboratore, non li vedeva di buon occhio, mentre Sangalli li considerava persone «serie» e ormai già collocate in una posizione dentro i nuovi equilibri. È un passaggio importante perché consente a Cerbo di collocare la vicenda non soltanto nei racconti ricevuti da Castiglia o da Vestiti in carcere, ma anche in una fase precedente, quando Sangalli gli avrebbe già fatto cenno all’avvicinamento dei Fidanzati ad Amico.
Il “pollaio” da difendere
Dal carcere, secondo il collaboratore, Giancarlo Vestiti avrebbe cercato di difendere il proprio spazio. Cerbo usa una parola forte: «pollaio». Il “pollaio” era, nel suo racconto, l’insieme degli affari e delle relazioni economiche che Vestiti intendeva continuare a controllare nonostante la detenzione. Per farlo, avrebbe cercato aiuto sia nel proprio ambito, richiamando i Senese, sia attraverso il canale dei Mazzei. Cerbo racconta che Vestiti lo cercava tramite la figlia e tramite la compagna, perché riteneva che solo un intervento dei Mazzei potesse incidere sui rapporti con i Fidanzati. Il ragionamento, per come lo riferisce il collaboratore, era legato al peso storico dei Fidanzati dentro Cosa nostra e ai rapporti con l’universo mafioso siciliano. In quella fase, secondo Cerbo, la situazione si stava «rompendo» e «allargando». C’erano nuovi soggetti, nuovi interessi, crediti da recuperare e il tentativo di tenere insieme rapporti che, dopo l’arresto di Vestiti, rischiavano di sfuggire al vecchio controllo. (g.curcio@corrierecal.it)
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