Il mare calabrese cambia passo, ma «i problemi non sono solo legati alla criminalità»
A Marcellinara il confronto sul libro scritto di Camillo Falvo e Silvestro Greco. L’ex procuratore di Vibo racconta la «best practice» calabrese
CATANZARO A Marcellinara, in provincia di Catanzaro, ed all’interno di Palazzo San Severino il parterre è quello delle grandi occasioni. In una stagione segnata da risultati positivi si discute dei contenuti di un libro scritto a quattromani tra l’ex procuratore della repubblica di Vibo Valentia, ora a Potenza, Camillo Falvo ed il biologo marino Silvestro Greco. L’alleanza che viene declinata è quella tra scienza e giustizia per difendere il mare, tutelare ibeni comuni e riflettere sul futuro dei territori. La stagione 2026 per il mare calabrese segna un cambio di passo soprattutto in quei tratti dilitorale che negli anni passati erano in una condizione difficile. Una circostanza positiva che èdiretta conseguenza di quella che può essere definita una best practies con l’alleanza operativatra molte istituzioni. Il risultato ottenuto, viene evidenziato nella serata, è sicuramente un caso che dipende dalla contemporanea presenza di situazioni favorevoli e di istituzioni sensibili. «L’ufficio di procura ha agito più in funzione propulsiva, oltre che in funzione repressiva. Devo dire che alla lunga i risultati si sono visti, siamo molto soddisfatti, soprattutto quest’anno. Negli anni scorsi avevamo detto che era un’attività che richiedeva un po’ di tempo per poter vedere i primi risultati concreti e col tempo si sono visti; è stata un’attività che ha dato molte soddisfazioni anche a noi che facciamo solitamente attività investigativa», sottolinea ai nostri microfoni il procuratore Camillo Falvo. A proposito dell’attività investigativa, l’inquinamento del mare ha una molteplicità di fattori e cause, però l’anticipo del rapporto Mare Monstrum di Legambiente dice che nelle classiche regioni a presenza di criminalità organizzata i dati continuano ad essere preoccupanti. «I problemi sono tanti e i fattori che determinano l’inquinamento del mare non sono solamente quelli classici e neanche solo quelli legati alla criminalità organizzata. Io credo che molto di questo risultato dipenda anche dal fatto che le regioni più esposte ad un certo inquinamento sono quelle caratterizzate dalla presenza delle mafie, però incide molto da una parte l’incuria – dal cittadino all’imprenditore, fino alla scarsa attenzione delle pubbliche amministrazioni – e dall’altra fattori che non possono essere governati facilmente, come l’innalzamento delle temperature del mare che incide molto dal punto di vista ambientate, soprattutto per i prossimi anni», sottolinea Falvo. Che prosegue: «Quello calabrese può essere vista proprio come un’ipotesi pilota di collaborazione e sinergia tra le varie istituzioni. Ripeto, proprio nella fascia più difficile – tra Pizzo e Lamezia soprattutto, ma anche più giù a scendere nel Vibonese – i risultati si sono visti veramente quest’anno come mai in precedenza, e questo è il frutto del tanto lavoro fatto negli anni passati».
La collaborazione con le istituzioni
Collaborare con altre istituzioni, soprattutto da parte di una procura che ordinariamente ha altre funzioni, in qualche modo equivale a mettersi in gioco rischiando anche di mettere sul tavolo la propria credibilità. «Questa era ed è la ritrosia che abbiamo, soprattutto quando si svolge un ruolo di vertice all’interno della magistratura, al vertice di una procura: l’importante è sempre riuscire a tenere ben distinti quelli che sono i ruoli. È vero, avere a che fare col mondo politico è sempre delicato da questo punto di vista, ma quando ci si intende, quando si comprende soprattutto che l’azione è volta a raggiungere un obiettivo nell’interesse dei cittadini senza rinunciare mai all’azione repressiva, secondo me si può fare. È un punto di equilibrio difficile da trovare, ma ci si può riuscire».
Ragionare di mare e farlo d’inverno
Falvo ricorda quando nel corso di occasioni pubbliche annunciò il proprio impegno per contribuire alla risoluzione dei problemi del mare. «Qualcuno mi disse che era difficile e non valeva la pena metterci la faccia. Io credo che le battaglie giuste meritano l’impegno. Ovviamente era ed è ancora difficile raggiungere risultati di un certo livello però devo dire che dopo tutti questi anni mi ritengo molto soddisfatto». Peccato essere finito in montagna. «È la battuta finale del libro! Avevo detto che mai nella mia vita sarei andato in posti che non fossero di mare, sono nato al mare e mi sento calabrese fino al midollo, quindi figuriamoci. Però poi le cose della vita ti portano altrove: e adesso sono a Potenza, dove il mare lo vedo col binocolo». (f.benincasa@corrierecal.it)
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