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il caso

Lavitola aggredito a Rebibbia, i legali smentiscono

Nel frattempo si indaga sulle chat (cancellate) con Ranucci

Pubblicato il: 02/09/2026 – 13:24
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ROMA Un pomeriggio movimentato ieri nel carcere romano di Rebibbia per Valter Lavitola. Il faccendiere, detenuto con l’accusa di essere il mandante dell’attentato dello scorso ottobre contro il conduttore di Report Sigfrido Ranucci, sarebbe stato aggredito e picchiato all’interno dell’istituto penitenziario.
A riferire dell’episodio sono fonti della polizia penitenziaria. Lavitola è stato soccorso e sottoposto a una visita medica e, secondo quanto riferito, non sarebbe in pericolo. Una ricostruzione che, però, viene contestata dalla difesa. Gli avvocati Arturo e Sergio Cola hanno parlato con il loro assistito, che avrebbe riferito di stare bene e di non presentare segni di percosse.
La Procura dovrà ora fare chiarezza sull’accaduto, verificando anzitutto se l’aggressione sia effettivamente avvenuta e ricostruendone eventuali modalità e responsabilità. I legali hanno già annunciato una richiesta per conoscere l’esistenza e il contenuto della nota redatta dalla polizia penitenziaria.
L’episodio si inserisce in una vicenda giudiziaria ancora tutta da definire. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire il movente dell’attentato a Ranucci e, in particolare, i rapporti tra Lavitola e il giornalista. Al centro degli accertamenti ci sono anche le comunicazioni contenute nello smartphone dell’imprenditore, nel quale sarebbero state riscontrate diverse lacune temporali nelle conversazioni.
La Procura antimafia starebbe inoltre approfondendo gli interessi di Lavitola attorno a Report e le ipotesi relative a un possibile ingresso del faccendiere nella gestione del programma.
Intanto il prossimo appuntamento è fissato per il 7, quando il Tribunale del Riesame dovrà esaminare la richiesta di scarcerazione. I difensori hanno già annunciato che, in caso di nuovo rigetto, sono pronti a rivolgersi alla Cassazione. Per Lavitola, dunque, la partita giudiziaria resta apertissima, dentro e fuori dal carcere. (redazione@corrierecal.it)

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