’Ndrangheta, i regali di Natale di Gallo ai boss: «Auto diversa e niente cellulare». E lo champagne per Ferrazzo
La Corte ricostruisce la rete di rapporti dell’imprenditore con i vertici delle cosche crotonesi e la sua funzione di «trait d’union» tra le diverse articolazioni criminali
LAMEZIA TERME Una bottiglia di champagne destinata a Mario Donato Ferrazzo, i regali natalizi da distribuire alle «varie famiglie» e una serie di precauzioni per evitare che quelle consegne lasciassero tracce: usare un’automobile diversa, non portare il cellulare e non telefonare ai destinatari. Nelle motivazioni della sentenza d’appello di Basso Profilo, la Corte d’Appello di Catanzaro torna sui rapporti di Antonio Gallo con i vertici delle cosche crotonesi e individua proprio nelle elargizioni e nei doni uno degli elementi ritenuti dimostrativi della sua capacità di muoversi trasversalmente tra le diverse articolazioni criminali. I giudici parlano della consuetudine di Gallo di recapitare «regali importanti» ai capi delle cosche e richiamano alcune conversazioni intercettate nel dicembre del 2017.
Lo champagne per «Mario»
È il 17 dicembre 2017. Gallo si trova con Giuseppe Lamanna e parla dei regali da acquistare in vista delle festività natalizie. Tra i destinatari c’è Mario Donato Ferrazzo, indicato nelle motivazioni come capo della cosca di Mesoraca e figura che, dopo l’operazione Borderland e l’arresto di Giovanni Trapasso, avrebbe assunto un ruolo di guida nell’ambito delle organizzazioni mafiose del Crotonese. Per «Mario», come viene chiamato nelle conversazioni, Gallo racconta di avere acquistato una costosa bottiglia di champagne del 2007. Non una scelta casuale: aggiunge infatti che Ferrazzo era solito aprire le bottiglie con «una sciabolata». Un dettaglio che per i giudici trova riscontro in un episodio precedente. La sera del 4 settembre 2017, durante una cena organizzata da Ferrazzo alla quale aveva partecipato anche Gallo, lo stesso Ferrazzo avrebbe effettivamente sciabolato una bottiglia di champagne.
«Auto diversa e niente cellulare»
Ma è nella distribuzione degli altri regali natalizi che emergono le cautele. Sempre il 17 dicembre, Gallo incarica Vincenzo De Luca di consegnare i doni alle diverse famiglie. La Corte sottolinea le raccomandazioni impartite: raggiungere le abitazioni con un’automobile diversa da quella normalmente utilizzata da Gallo, non portare con sé il cellulare e soprattutto non telefonare ai destinatari. Indicazioni che i giudici inseriscono in un quadro ben più ampio. Quelle conversazioni, scrive la Corte, sarebbero «chiaramente dimostrative» della trasversalità di Gallo e della sua capacità di intessere rapporti con i capi delle diverse cosche. Tra i destinatari delle elargizioni richiamati nelle motivazioni figurano, oltre a Ferrazzo, Antonio Santo Bagnato e Carmine Falcone.
I rapporti con Ferrazzo
Il rapporto con Mario Donato Ferrazzo occupa uno spazio particolare nella ricostruzione della Corte. I giudici ritengono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia riscontrate dalle conversazioni e dalla documentazione acquisita e parlano di uno stabile rapporto tra Gallo e Ferrazzo. Le motivazioni ricordano anche cene e incontri conviviali ai quali l’imprenditore avrebbe preso parte insieme all’esponente della cosca di Mesoraca. Proprio durante la cena del 4 settembre 2017, secondo la ricostruzione riportata nella sentenza, Gallo avrebbe discusso con Ferrazzo dei propri progetti imprenditoriali e delle vicende giudiziarie che lo interessavano. Non soltanto rapporti personali, dunque. Nelle motivazioni d’appello quel legame viene collocato all’interno del sistema di relazioni che avrebbe consentito a Gallo di diventare, secondo la definizione utilizzata dalla Corte, un «trait d’union» tra differenti articolazioni criminali della provincia crotonese.
Il trattamento di favore negli affari
Il rapporto privilegiato con Ferrazzo avrebbe avuto anche una ricaduta economica. In un altro passaggio delle motivazioni, la Corte ricostruisce il sistema delle false fatturazioni e sottolinea che per le imprese riconducibili a Ferrazzo sarebbe stato previsto un trattamento di favore: mentre agli altri beneficiari veniva generalmente applicata una percentuale dell’11%, per le imprese di interesse del capo della cosca di Mesoraca la percentuale sarebbe stata ridotta. Regali, rapporti personali e condizioni economiche privilegiate diventano così, nella lettura dei giudici, tasselli dello stesso mosaico. Non semplici cortesie natalizie, ma elementi utilizzati dalla Corte per ricostruire la rete di relazioni attraverso la quale Gallo avrebbe mantenuto rapporti con più vertici criminali, muovendosi tra affari e cosche. (g.curcio@corrierecal.it)
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