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A FIRENZE

Bonus edilizi, il trucco dei «cantieri fantasma»: crediti falsi per 100 milioni

Cinque indagati e beni sequestrati per oltre 17,6 milioni

Pubblicato il: 03/09/2026 – 16:33
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Partire da cantieri realmente esistenti, utilizzare fatture, asseverazioni e certificazioni autentiche e poi replicare la documentazione attribuendo i lavori a società fittizie, fino a trasformare un intervento vero in una serie di «cantieri fantasma» con cui ottenere crediti d’imposta inesistenti. È il meccanismo al centro di un’inchiesta condotta dai finanzieri dei comandi provinciali di Firenze e Teramo, che ha portato all’esecuzione di un sequestro preventivo di beni per 17 milioni e 608mila euro disposto dal gip di Firenze nei confronti di cinque persone. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ricettazione e autoriciclaggio, con l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità.

Dai lavori veri ai crediti inesistenti

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe acquisito l’intera documentazione fiscale e tecnico-amministrativa relativa a lavori di ristrutturazione effettivamente realizzati in due condomini di Trani. Fatture, certificazioni, asseverazioni per l’efficientamento energetico e la riduzione del rischio sismico, contratti di appalto, titoli abilitativi e comunicazioni all’Enea sarebbero poi stati utilizzati per costruire nuove operazioni sulla carta. Attraverso società schermo con sede in Toscana, Abruzzo e Puglia, gli indagati avrebbero modificato la documentazione sostituendo il nome dell’impresa che aveva realmente eseguito i lavori con quello delle società fittizie. In questo modo, secondo l’accusa, sarebbero state avanzate richieste per ottenere crediti d’imposta inesistenti per circa 100 milioni di euro.

Crediti venduti anche a banche

Una prima quota, pari a circa 35 milioni di euro, era stata intercettata dal sistema informatico di prevenzione dell’Agenzia delle Entrate. Altri 30 milioni di crediti, ancora presenti nei cassetti fiscali delle società schermo e non ancora ceduti o utilizzati in compensazione, erano stati sottoposti a sequestro d’urgenza su richiesta delle procure di Firenze e Teramo. Un’ulteriore tranche, dal valore nominale di circa 30 milioni di euro, sarebbe invece stata venduta per circa 20 milioni a soggetti terzi ritenuti inconsapevoli della natura fittizia dei crediti, tra cui banche e altri operatori economici. Le Fiamme gialle hanno quindi eseguito perquisizioni e sequestri, anche per equivalente, su immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie. Le indagini patrimoniali hanno inoltre assunto una dimensione internazionale. Grazie anche alla cooperazione giudiziaria e di polizia e al supporto di Eurojust, gli investigatori avrebbero ricostruito operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio finalizzate a occultare i proventi in diversi Paesi europei, tra Lituania, Olanda e Slovacchia. (redazione@corrierecal.it)

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