Bianchi: «Reddito di merito e no tax area per i giovani sono interventi utili, ma al Sud i salari sono troppo bassi»
Luca Bianchi, Dg Svimez, intervistato dal Corriere della Calabria. «Estendere la Zes al Nord annullerebbe tutti i benefici ottenuti dalle regioni del Sud»
CERISANO «Il Sud è ancora una periferia, ma può contribuire alla cresce europea se facciamo politiche giuste, che servono ad accelerare la crescita europea, a migliorare la situazione dei cittadini». Ne è convinto Luca Bianchi direttore generale della Svimez, intervistato dal Corriere della Calabria a Cerisano, a margine dell’iniziativa “L’Europa può crescere senza le periferie? Il caso del Mezzogiorno d’Italia”, organizzata dal Movimento 5 stelle e dal gruppo parlamentare europeo The Left.
La questione giovanile
«Il Pnrr ha finalmente riattivato un ciclo di investimenti nel Mezzogiorno, le amministrazioni locali sono riuscite, nonostante la retorica contro i governi del Sud, a spendere la gran parte delle risorse, anche con tempi di realizzazione delle opere simili a quelle del resto del Paese», dice Bianchi. Ma resta un nodo irrisolto. «Il problema vero è che questo ciclo di investimenti si sta fermando e soprattutto questa crescita non ha creato ancora quel benessere che chiedavamo, perché siamo di fronte a paradossi inquietanti, da un lato cresce l’occupazione, ma non si riducono le migrazioni, soprattutto quelle dei giovani laureati, questo perché si guadagna troppo poco al Sud». Crescono le occupazioni ma i salari restano bassi, «e quindi aumenta l’occupazione ma aumenta anche la povertà lavorativa». Cosa serve? «Una politica di coesione diversa dal passato, serve dare continuità a questo ciclo di investimenti e serve mettere al centro della politica la questione giovanile, perché l’immigrazione è devastante in questo territorio: riduce le prospettive dei giovani e se vanno via abbiamo meno natalità e ci avviluppiamo in una dinamica demografica preoccupante».
Le proposte
Quali sono le proposte e gli interventi necessari? «Proponiamo da tempo uno sgravio fiscale dedicato in particolare ai giovani laureati perché guadagnano troppo poco e il differenziale rispetto al Nord è di oltre 600 euro per una nuova occupazione», sottolinea Bianchi. «Gli ultimi anni hanno dimostrato come sia importante sostenere la crescita del Sud, quando avviene crscono l’Italia e l’Europa: se il Sud rallenta il rischio è che torniamo agli 0,1% degli anni precedenti». Il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, ha proposto – in tema di politiche giovanili – il reddito di merito e sta pensando ad una no tax area per i giovani fino a 35 anni. «Servono interventi specifici, sono entrambi interventi utili. Abbiamo dato troppi soldi alle imprese con gli sgravi contributivi, ma non impattavano sul salario reale dei giovani. Quindi servono interventi che dovrebbero essere definiti a livello europeo, finanziati con le politiche di coesione».
Il giudizio sulla Zes e l’export
Il consolidamento e rafforzamento strutturale del Mezzogiorno anche nella fase post Pnrr passa anche dalla Zes Unica. «Il rischio è una sua estensione in tutta l’Italia, questo vorrebbe dire “se è tutto Zes nulla è Zes”, vuol dire perdere l’unico vantaggio competitivo che il Sud ha accumulato in questi tempi e anche su questo tema è opportuno aprire un dibattito pubblico. L’estensione alle regioni del Nord rischia di annullare i benefici». Nel corso del 2025, le esportazioni di merci a prezzi correnti della nostra regione sono aumentate del 10,8%. «La Calabria ha avuto una buona risposta sia in termini di investimenti come il Pnrr, sia con il suo tessuto di imprese che più piccolo e spesso poco sostenuto è riuscito a competere sul mercato internazionale». Sul punto, tuttavia, Bianchi precisa: «Per offrire opportunità di occupazione servirebbero politiche industriali che favoriscano soprattutto l’innovazione delle imprese, politiche selettive». In poche parole, chiosa Bianchi: «Al Sud si può fare occupazione, si può fare industria di qualità, lo stiamo dimostrando in questi tempi, ma servono investimenti infrastrutturali sul capitale umano. Se i giovani vanno via, ripeto, perdiamo uno degli asset fondamentali». (f.benincasa@corrierecal.it)
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