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il nuovo metodo

Istologia virtuale, la ricerca UniCal apre una nuova strada per lo studio tridimensionale della tiroide

Per la prima volta, un sistema da laboratorio è in grado di mappare la distribuzione tridimensionale dello iodio all’interno di un campione tiroideo umano

Pubblicato il: 05/09/2026 – 8:44
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RENDE Sviluppato da un team internazionale a guida italiana guidato dalle Università della Calabria e di Trieste, con primo autore Sandro Donato, il nuovo metodo è stato pubblicato sulla rivista IEEE Transactions on Medical Imaging. La novità principale risiede nell’uso dell’istologia virtuale 3D, che permette di analizzare i tessuti biologici nella loro interezza senza doverli tagliare in sezioni sottile da osservare al microscopio. Per la prima volta, un sistema da laboratorio è in grado di mappare la distribuzione tridimensionale dello iodio all’interno di un campione tiroideo umano.

Prestazioni e parametri tecnici

Il metodo si basa su una micro-tomografia a raggi X da laboratorio combinata con algoritmi di intelligenza artificiale per ottimizzare la qualità dell’immagine e la precisione delle misurazioni. La tecnica garantisce una risoluzione spaziale di circa 20 micrometri, pari a un quinto dello spessore di un capello, e una sensibilità quantitativa di 1 milligrammo per millilitro, ideale per individuare anche minime variazioni locali nella concentrazione di iodio. La validazione dei dati è avvenuta tramite confronto con il sincrotrone ESRF di Grenoble, evidenziando uno scarto tra le misurazioni inferiore al 20%.

Rilevanza clinica e prospettive future Lo iodio è fondamentale per la sintesi degli ormoni tiroidei e una sua alterata distribuzione è direttamente correlata a diverse patologie della tiroide, compresi alcuni tumori. Al momento la tecnica si trova in fase di ricerca e dimostrazione di fattibilità, essendo stata sperimentata su quattro campioni patologici umani, e non costituisce ancora un esame clinico di routine. I limiti principali riguardano i tempi di acquisizione prolungati, che richiedono diverse ore per campione, e la necessità di ampliare la casistica. Gli sviluppi futuri prevedono l’impiego di sorgenti a raggi X più intense, come l’infrastruttura STAR dell’Università della Calabria, per ridurre significativamente i tempi di scansione.

Infrastrutture e finanziamenti

Il progetto ha visto la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dell’Ospedale di Cattinara di Trieste, di Elettra Sincrotrone Trieste e dell’ESRF di Grenoble. Le attività di ricerca sono state sostenute dai finanziamenti del PNRR e NextGenerationEU attraverso i progetti Tech4You e MUST.

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