Morte Mohamed Bessioud, il brigadieri Restaneo «sospeso, senza essere indagato». Per i legali è un «paradosso»
La nota degli avvocati Ernesto Gallo ed Antonio Ingrosso, legali del militare in servizio presso il Nucleo Operativo e Radiomobile dei carabinieri di Cosenza
COSENZA «Nonostante le plurime smentite effettuate tramite comunicati stampa, nonché il ricorso alla giustizia penale, è continuata la campagna denigratoria nei confronti del nostro assistito. Sta emergendo una condizione di grave disonore, un’infamia, un pubblico disprezzo». E’ un passaggio di una nota diffusa dagli avvocati Ernesto Gallo ed Antonio Ingrosso, legali di fiducia di Luca Restaneo in servizio presso il Nucleo Operativo e Radiomobile – Sezione Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Cosenza. Il caso è quello legato alla morte di Mohamed Bessioud, 25enne di origini tunisine, suicidatosi – nel corso di un controllo da parte dei carabinieri – dopo essersi lanciato dal terzo piano di una abitazione situata a Cosenza. «La descritta campagna mediatica di tipo diffamatorio – aggiungono i legali nella nota – ha ottenuto il risultato di sospendere provvisoriamente il Vice Brigadiere Luca Restaneo dalle funzioni operative (che ha da sempre esercitato), in attesa degli eventuali provvedimenti che potranno essere adottati nei suoi confronti (la vicenda è stata già sottoposta, dal sindacato a cui il Vice Brigadiere Luca Restaneo si è rivolto, all’attenzione del Comando Generale dei Carabinieri). Siamo al paradosso!». Come sottolineano i legali, «il Vice Brigadiere Luca Restaneo non è stato destinatario di alcun provvedimento disciplinare e non risulti, allo stato, indagato dalla locale Procura della Repubblica – a conferma della estrema correttezza del suo operato – con l’adozione del provvedimento cautelativo sopra descritto (al momento il Vice Brigadiere Luca Restaneo non ha nessun incarico specifico) si è ottenuto il risultato di rafforzare nell’opinione pubblica la fondatezza delle vili accuse che gli sono state mosse nei termini sopra indicati, oltre che svilire la sua professionalità e la sua immagine». «A fronte di tali caratteristiche ci si sarebbe aspettato – chiosano i legali – un atteggiamento differente dall’Arma dei carabinieri». (redazione@corrierecal.it)
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