Loiero chiama, il vecchio ceto politico risponde. Ma la sfida è il futuro
Una sala piena per discutere della Calabria partendo da numeri e analisi. Cersosimo: «Il carro non si muove». Loiero: «Tra un mese potremmo tornare per offrire alla Giunta le nostre proposte»
LAMEZIA TERME L’impatto ha un qualcosa di straniante, entrando nella sala dell’iniziativa promossa in un albergo lametino dall’ex presidente della Regione Agazio Loiero due cose infatti colpiscono immediatamente. La prima è il numero dei partecipanti, la sala non è piccola ed è quasi per intero occupata. Cosa affatto facile considerando il tema, il periodo e la dichiarata volontà di sviluppare riflessioni approfondite partendo da numeri ed analisi scientifiche. La seconda riguarda una sorta di immediato, istintivo, insopprimibile flashback, gli occhi passano in rassegna la prima fila, poi la seconda, e poi giù fino in fondo e la sensazione è quella di un tuffo nel passato. Ex parlamentari, ex consiglieri regionali, ex assessori, ex di qualcosa e comunque protagonisti di un qualche pezzo di esperienza politica o amministrativa. Tutti insieme e presenti rispondendo alla chiamata del vero anfitrione, Agazio Loiero, una delle menti politicamente più fini ed attrezzate lasciate in eredità alla Seconda Repubblica dalla Prima, vituperata quanto si vuole ma di certo in grado di strutturare percorsi politici di sostanza, spesso appoggiati ad evidenti “attrezzi” culturali”. Nell’introdurre l’appuntamento Loiero interpreta. More solito, se stesso, nessun aggettivo roboante, nessuna frase utile per un post social, zero occhieggiamenti alla politica degli slogan. E infatti parte dalla situazione internazionale, approfondisce le vicende europee e la strada intrapresa nella Germania che premia Adf e si riarma da sola, arriva all’Italia ed a Vannacci e in questo caso lancia un monito «ci sarà anche del folcloristico ma attenzione a sottovalutarlo, pesca consensi nell’astensionismo ed è un fenomeno che va osservato con molta attenzione». «Siamo di parte – dice Loiero – e dunque prima di sviluppare qualsiasi giudizio parlando della Calabria abbiamo voluto ascoltare i numeri cosi come approfonditi da un economista di primissimo piano come Domenico Cersosimo». Solo un tema Loiero sceglie di affrontare un po’ di più, quello della Sanità e lo fa ricordando l’amicizia e la frequentazione con Tina Anselmi. Nel farlo cita prima la Costituzione e quell’aggettivo “fondamentale” che i costituenti usarono in un solo caso e riferito al diritto alla salute. Il giudizio che esprime l’ex presidente sulla situazione calabrese è netto «è un disastro» e cita due casi personali «due miei amici sono morti in pronto soccorso dopo un’attesa durata molte ore, due mie nipoti hanno avuto un incidente, l’ambulanza è arrivata dopo 40 minuti e senza medico a bordo».


Parola a Cersosimo
Poi la parola passa a Cersosimo e l’obiettivo del docente Unical è quello di fornire un’immagine della Calabria fondata sui numeri evitando di essere, dice Cersosimo «ne trombettisti, nè trombonisti». Per Cersosimo «siamo in una regione inchiodata a una crisi strutturale da molti anni. Questo è il vero problema, c’è una struttura che condiziona il futuro e condiziona anche le performance della congiuntura in Calabria. Questa è una delle poche regioni, se non l’unica, a non avere una congiuntura. Ci sono sì piccoli movimenti, spostamenti sopra e sotto che annualmente si notano. Ma il carro non si muove. Il carro è fermo». Per il docente Unical c’è una spinta ma «è insufficiente a determinare cambiamenti, la Calabria non è un deserto sotto il profilo economico e sociale, ci sono innovazioni. Una volta si parlava di macchie di leopardo, ora direi che c’è una pelle di ghepardo. Tanti punti ma isolati». Una delle soluzioni per Cersosimo sono le politiche pubbliche «è evidente che ci vogliono e devono stimolare una interazione. Spesso noi guardiamo, ad esempio, ad una scuola, magari l’edifico scolastico è anche bello ed attrezzato ma non osserviamo il contesto che lo circonda. Vale la stessa cosa per le iniziative imprenditoriali, non ci deve mai sfugire il contesto». La sfida per il docente Unicale è dare respiro «siamo asfittici, rinchiusi al nostro interno. Pensi al reddito di merito, si danno soldi per non far andare via i ragazzi. Ma il problema non è che un ragazzo va fuori a studiare o un cittadino vada in un’altra regione a curarsi. Il problema è che da fuori non vengono qui. Perchè non lo fanno? Questa è la domanda». L’analisi che Cersosimo sviluppa è quella dello studioso e, dice in conclusione «capisco che è una prospettiva di lungo periodo ma se non si parte mai saremo sempre al punto zero». A chiarire l’obiettivo dell’incontro è sempre Loiero che sottolinea «chiarisco a tutti che qui non c’è nessuno, per evidenti ragioni, che ha ambizioni politiche o a qualcosa, siamo qui per confrontarci e ragionare sulle analisi e sui numeri che Cersosimo ci fornisce. Non escludo che tra un mese ci rivedremo e forniremo alla politica, alla Giunta regionale le nostre proproste, le soluzioni che pensiamo essere giuste».
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