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Catanzaro, il capitano indica la strada. Cosenza, un punto senza svolta. Crotone, finalmente una squadra

La prima vittoria delle Aquile restituisce fiducia ma non certezze. I limiti tecnici dei Lupi e la strana «nuova fase» del club. I pitagorici continuano a crescere

Pubblicato il: 14/09/2026 – 9:58
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Tre storie diverse, ma una domenica che lascia tracce importanti per le calabresi di Be C: il Catanzaro ritrova la vittoria, il Crotone conferma segnali di crescita, mentre il Cosenza resta alla ricerca di una vera identità.


Catanzaro, il capitano indica la strada

Ci voleva il capitano. E forse non poteva essere altrimenti. La prima vittoria stagionale del Catanzaro porta la firma di Pietro Iemmello, arrivata quando la partita con la Carrarese sembrava incanalarsi verso l’ennesimo pomeriggio di rimpianti. Un gol nel finale, tre punti pesanti e soprattutto la sensazione che questa squadra, ancora lontana da quella della passata stagione, abbia finalmente ricordato di avere qualche certezza.
Il Catanzaro ha sofferto, ma stavolta ha saputo farlo senza scomporsi. Ha concesso, ha rischiato – anche parecchio, pensando al doppio palo della Carrarese sullo 0-0 – ma ha mostrato un equilibrio difensivo che nelle prime giornate era sembrato un oggetto smarrito. E quando gli avversari stavano probabilmente pensando di poter affondare il colpo, è arrivato lui: Iemmello, il simbolo, quello che nei momenti complicati tende a comparire con una puntualità quasi imbarazzante per gli altri.
Il gol nasce però dall’intuizione di Pafundi, altro nome sul quale Catanzaro ha deciso di scommettere. Il talento c’è, e l’ambiente giallorosso può essere quello giusto per trasformarlo finalmente in qualcosa di compiuto. Dopo Liberali, Favasuli e Cisse, il club spera di aver trovato un altro giovane capace di esplodere e di attirare persino lo sguardo della Nazionale.
Non è ancora il Catanzaro dello scorso anno, e sarebbe inutile fingere il contrario. La squadra è cambiata, i riferimenti sono in gran parte nuovi e soltanto Iemmello e Petriccione rappresentano una continuità riconoscibile. Ma questa vittoria può restituire qualcosa che nelle prime giornate sembrava smarrito: fiducia.

Crema: Iemmello, ancora lui. Quando la partita rischia di complicarsi, il capitano prende il pallone e prova a rimettere ordine nel destino del Catanzaro. E Pafundi, con quella giocata, ricorda perché su di lui si è deciso di investire.

Amarezza: il doppio palo della Carrarese sullo 0-0 è il promemoria che la macchina giallorossa è ancora da mettere a punto. Stavolta il destino ha avuto un briciolo di buon senso. Meglio non abusarne: prima o poi potrebbe presentare il conto.

Cosenza, un punto senza svolta

Dall’ennesima partita allo “Scida” di Crotone, causa indisponibilità – per quanto ancora? – del “Marulla”, alla lezione di giornalismo impartita dalla presidente del Cda Scalise alla stampa locale, fino allo 0-0 con la Cavese. Non è stata esattamente una settimana memorabile per il Cosenza. Ma, verrebbe da dire, nulla di nuovo.
Il problema è che, settimana dopo settimana, questa stagione assume contorni sempre più incerti e, a tratti, surreali. La società annuncia una «nuova fase» all’insegna del dialogo con i giornalisti e, contestualmente, li bacchetta. Poi prova a distribuire loro una divisa della scorsa stagione, perché quella nuova ancora non c’è.
In campo, intanto, il copione cambia poco. La squadra, seppure stavolta senza subire gol, continua a mostrare quelle fragilità strutturali che Federico Coppitelli, nei giorni scorsi, aveva evidenziato con una franchezza non proprio abituale. Il tecnico è probabilmente l’uomo più insoddisfatto del momento nel calcio cosentino. E non è un titolo facile da conquistare.
A Cosenza era arrivato per dare una svolta a una carriera giovane e promettente. Per ora, più che una svolta, gli è toccato prendere atto di una realtà diversa da quella immaginata. Il pareggio di Crotone, contro una Cavese che non sembrava irresistibile, ha confermato soprattutto la fragilità tecnica dei rossoblù. La condizione atletica non può essere ancora quella ideale, certo. Ma oltre alla condizione manca la sensazione di poter assistere, da un momento all’altro, a qualcosa di diverso.
E allora il dato più eloquente arriva quasi per paradosso: il migliore in campo è stato Iliev, che nelle precedenti uscite non aveva certo brillato. A Crotone, invece, il portiere è stato decisivo per evitare la quarta sconfitta. Quando a salvarti è l’uomo che deve impedirti di perdere, forse, c’è già una parte della storia che si racconta da sola e può andare tranquillamente oltre le «fonti attendibili».

Crema: Iliev. Finalmente una prestazione all’altezza, con interventi che hanno dato un senso concreto allo 0-0. Un punto che in questo momento, almeno ascoltando Coppitelli, vale più di quanto dovrebbe.
Amarezza: la ricerca pubblica di sponsor sui canali social del club e il messaggio della presidente del Cda alla stampa. Singoli episodi che messi uno accanto all’altro restituiscono un’impressione difficile da ignorare: la comunicazione del club continua a mostrare gli stessi limiti strutturali che il campo, con ostinata puntualità, si incarica di ricordare.

Crotone, finalmente una squadra

Lentamente, senza proclami e soprattutto senza miracoli. Il Crotone sta diventando una squadra. Dopo un avvio complicato, appesantito dalle scorie dei problemi societari della scorsa stagione e dalle partenze eccellenti, i rossoblù sembrano aver trovato qualcosa che vale forse più di un buon risultato: la consapevolezza di poter stare dentro le partite.
Dopo la rimonta con il Barletta, è arrivato un altro segnale contro un Savoia organizzato e tutt’altro che disposto a fare da comparsa. Il Crotone ha costruito, attaccato, prodotto occasioni. Ha persino rischiato di uscire dal campo con meno di quanto meritasse quando gli ospiti hanno trovato il vantaggio. È proprio lì, però, che si è visto il cambiamento: il Crotone di un mese fa forse avrebbe accusato il colpo. Quello di oggi ha continuato a giocare.
Merito dei calciatori, naturalmente. Ma anche di Lenadro Greco, che ha continuato a credere nel gruppo mentre intorno non mancavano motivi per dubitare. La squadra appare più aggressiva, più convinta, con l’idea di prendere il controllo della partita anziché subirla. E qualche certezza comincia a emergere.Una porta il nome di Zunno. È rimasto a Crotone nonostante le richieste del mercato e, contro il Savoia, ha firmato il gol che ha rimesso in piedi la partita. Una scelta che oggi pesa anche sul campo. E forse racconta bene il momento dei rossoblù: qualcuno ha deciso di restare, qualcun altro ha deciso di crederci. Adesso bisogna fare in modo che le due cose coincidano.

Crema: Zunno, senza dubbio. Ma sarebbe ingeneroso fermarsi al singolo. Il vero salto di qualità è quello di un gruppo che sembra finalmente riconoscersi. Greco dice di essere orgoglioso dei suoi ragazzi: stavolta non è soltanto una frase da conferenza stampa.
Amarezza: il Crotone, probabilmente, avrebbe meritato qualche punto in più. Gli errori commessi in questo avvio, anche contro il Savoia, continuano però a presentare il conto. E quel -4 di penalizzazione pesa come un macigno su ogni classifica. La squadra sta imparando a rialzarsi; il problema è che ancora si è sotto lo zero (-4). (f.v.)

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