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L’ANNUNCIO IN DIRETTA

Gioia Tauro, Scarcella: «Tutela H24 per me e la mia famiglia». E sulle minacce: «Ho toccato interessi, continuerò a scrivere»

La sindaca annuncia il provvedimento dopo le intimidazioni e ricostruisce gli atti adottati: tributi, demolizioni e incarichi. «Lo Stato non può avere paura dell’antistato»

Pubblicato il: 16/09/2026 – 12:33
di Giorgio Curcio
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GIOIA TAURO Dalla protesta annunciata alla tutela accordata. Nel giro di pochi giorni cambia il quadro attorno alla sicurezza della sindaca di Gioia Tauro Simona Scarcella, destinataria negli ultimi mesi di due pesanti intimidazioni. A comunicarlo è stata la stessa prima cittadina nel corso di una lunga conferenza stampa convocata all’indomani dell’incontro in Prefettura a Reggio Calabria. «Mi è stato notificato un provvedimento che, in considerazione delle attività di indagine in corso, ha carattere strettamente riservato. Posso però dire che sono molto contenta perché mi è stata accordata la tutela che avevo richiesto, a me e alla mia famiglia, H24». Scarcella ha ringraziato il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, il prefetto, il questore e i vertici provinciali di Carabinieri e Guardia di finanza. E ha precisato un punto: «Non avevo mai richiesto la scorta, perché ritenevo che fosse un provvedimento di carattere punitivo nei confronti dei miei ragazzi, che devono avere diritto a una vita quanto più possibile tranquilla e normale. Avevo chiesto altre forme di tutela che mi sono state pienamente accordate».  L’annuncio arriva a meno di 24 ore dalle parole pronunciate dalla sindaca all’uscita dalla Prefettura, quando si era detta «non soddisfatta» e aveva parlato di un atteggiamento di «grande distacco», chiedendo che la sua richiesta di tutela fosse messa formalmente a verbale. Nei giorni precedenti Scarcella aveva persino annunciato l’intenzione di incatenarsi al Comune e iniziare uno sciopero della fame, protesta poi sospesa dopo la convocazione dell’incontro.

«Vedo un collegamento tra la mia azione amministrativa e le intimidazioni»

Ma la conferenza stampa non è stata soltanto l’occasione per comunicare il nuovo dispositivo di sicurezza. Per quasi mezz’ora Scarcella ha ricostruito una serie di atti adottati dalla sua amministrazione che, nella sua lettura, potrebbero aiutare a spiegare il clima maturato attorno alla sua figura. Una valutazione che la sindaca dice di avere già rappresentato alle forze dell’ordine, senza però poter entrare nei dettagli delle indagini. «Ritengo che ci sia un forte collegamento tra la mia azione amministrativa e quelle che sono le due gravi intimidazioni che ha subito la mia famiglia», ha sostenuto. Il riferimento è prima alla busta recapitata il 18 dicembre con sette proiettili, quattro dei quali secondo quanto riferito dalla stessa Scarcella compatibili con un Kalashnikov, e poi alla lettera arrivata ad agosto con una minaccia esplicita rivolta anche ai figli. Ma sul tavolo c’è anche la Commissione d’accesso disposta ad aprile dalla Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Gioia Tauro per verificare possibili condizionamenti della criminalità organizzata sull’attività dell’ente. Scarcella ha ribadito di avere «fiducia» nel lavoro dei commissari, ai quali ha riconosciuto «molto rispetto» nei confronti dell’amministrazione. La Commissione era stata insediata il 10 aprile e la sindaca, già allora, aveva sostenuto la linearità dell’azione amministrativa. Ora, però, Scarcella insiste soprattutto sulla cronologia degli atti. «Non sto mettendo le mani avanti sulla Commissione d’accesso», ha spiegato, sostenendo che molti dei provvedimenti che considera più delicati sarebbero stati adottati e comunicati alle istituzioni prima dell’arrivo della Commissione. «Questo è un dato cruciale. Io, prima dell’arrivo della Commissione d’accesso, ho adottato questi provvedimenti».

Gli incarichi e quella segnalazione del gennaio 2025

Altro tema affrontato riguarda alcuni dipendenti comunali. Scarcella ha riferito di avere modificato o non rinnovato incarichi fiduciari a persone che avrebbero avuto stretti rapporti di parentela con soggetti indicati negli atti istituzionali come appartenenti o vicini alle cosche. Su questo punto la sindaca ha però precisato ripetutamente di non contestare alcun comportamento illecito ai dipendenti interessati. «Non perché queste persone abbiano fatto qualcosa, non hanno commesso alcun reato. È stata una valutazione di opportunità», ha spiegato, richiamando la particolare attenzione che le commissioni d’accesso riservano anche alle relazioni e ai possibili condizionamenti, indipendentemente dall’esistenza di responsabilità penali. La sindaca ha poi rivelato di avere scritto al prefetto già il 14 gennaio 2025, manifestando preoccupazione per la presenza durante alcune sedute del Consiglio comunale di «due soggetti pluripregiudicati» che, secondo la sua versione, si sarebbero avvicinati ai banchi della minoranza suggerendo interventi ai consiglieri. «Queste cose le ho formalizzate sempre al signor prefetto e alle forze dell’ordine perché ne fossero opportunamente a conoscenza». Anche su questo episodio Scarcella afferma che esisterebbero registrazioni delle sedute consiliari.

«Se scrivi ancora». La lettura della minaccia

È proprio attorno al verbo “scrivere” che Scarcella costruisce uno dei passaggi centrali della sua ricostruzione. La lettera intimidatoria ricevuta ad agosto conteneva la frase «Se scrivi ancora ti scanniamo i figli e il cane». Una minaccia già resa pubblica nei giorni successivi all’intimidazione. Oggi la sindaca si domanda a cosa potesse riferirsi quel «se scrivi ancora»: «Alle denunce? Alle mie segnalazioni? Al fatto che io abbia comunicato formalmente alla Commissione d’accesso tutto quello che era successo e tutto ciò che avevo visionato e raccolto? Non lo so». Ed è proprio quel «non lo so» a segnare il confine che la stessa Scarcella pone tra la propria lettura dei fatti e il lavoro degli investigatori. La prima cittadina ha inoltre riferito di avere presentato 16 denunce in relazione a quello che definisce un «attacco mediatico forte, incessante e continuo», sostenendo che il quadro sarebbe poi degenerato nelle intimidazioni. «Io ritengo che ci sia una matrice ben definita dietro questo quadro», ha detto, ribadendo però di avere già affidato alle forze dell’ordine nomi e circostanze che non può rendere pubblici.

«L’antistato può trovare sponde nella politica»

L’affondo più politico è arrivato alla fine, rispondendo alla domanda se continuerà a «scrivere» nonostante l’avvertimento ricevuto. «Ho continuato a scrivere subito dopo e sto continuando a scrivere tutti i giorni, perché c’è necessità che il sindaco dia una dimostrazione plastica a tutti i cittadini che lo Stato non può avere paura delle minacce dell’antistato», ha detto Scarcella. Poi l’ipotesi più pesante, formulata come una sua valutazione: «L’antistato può essere legato anche alla politica, può essere una criminalità che trova sponde in frange della politica. È successo nel passato. Non mi stupirebbe se anche oggi una parte della politica che opera per interessi personali, per lobby di carattere personale, avesse interesse a intimorire la mia persona». Scarcella ha escluso ancora una volta l’ipotesi di farsi da parte: «Io ho lottato per la tutela nei confronti dei miei figli perché non mi voglio intimorire e voglio andare avanti. Sarebbe stato più semplice dimettersi, come penso auspicavano tante di queste persone». (g.curcio@corrierecal.it)

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