Fiancheggiatori dell’ex latitante Occhiuzzi, la Cassazione dichiara inammisibile il ricorso della procura contro Agostino Iacovo
L’indagato è accusato di favoreggiamento della latitanza dell’uomo ritenuto al vertice delle “giovani leve” del clan Muto di Cetraro
COSENZA Il procutatore aggiunto, Giulia Pantano, aveva proposto l’impugnazione avverso l’ordinanza del Tribunale della Libertà di Catanzaro che il 3 giugno 2026 – in accoglimento del riesame proposto
nell’interesse di Agostino Iacovo (difeso dagli avvocati Cesare Badolato e Valentina Moretti) – aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari.
L’indagato è accusato di favoreggiamento della latitanza di Luca Occhiuzzi, ritenuto al vertice delle “giovani leve” del clan Muto di Cetraro. La figura di Luca Occhiuzzi, alias “Bistecca”, emerge dalle indagini come un esponente di vertice del gruppo mafioso cetrarese ditetto da Giuseppe Scornaienchi, operante con la legittimazione della storica locale riferibile al clan Muto. La sua intraneità e il ruolo di capo-promotore ed organizzatore delle “giovani leve” sono suffragati – per l’accusa – da elementi indiziari univoci. Il Tdl, per la procura, sarebbe incorso «in un evidente errore di dititto ritenendo che le condotte di Iacovo non integrassero gli estremi del favoreggiamento personale, declassandole a “meri commenti” o “manifestazioni di interesse”». Non a parere della Corte di Cassazione, che ha deciso per l’inammissibilità del ricorso.
Il prossimo 22 settembre, invece, è attesa la sentenza relativa al processo celebrato con il rito abbreviato che vede coinvolti i presunti fiancheggiatori del latitante cetrarese. (f.b.)
