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’Ndrangheta, Paula Simoes da influencer a «erede» degli Assisi nel traffico di cocaina. Lo sfogo: «Non sono mio marito»

Quasi 30mila follower e una vita esposta sui social. Nelle carte di Samba compare come “Chanel” e “Maria”: dalle decisioni sui carichi ai 420 chili di cocaina, il ruolo assunto dopo l’arresto del con…

Pubblicato il: 18/09/2026 – 6:55
di Giorgio Curcio
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LAMEZIA TERME «Però io non sono mio marito! Capito?». È il 21 settembre 2020 quando Paula Simoes Assisi si sfoga in una conversazione intercettata sulla piattaforma SkyEcc. Il marito, Patrick Assisi, è in carcere da oltre un anno insieme al padre Nicola, arrestati in Brasile nel luglio del 2019. Attorno a lei, però, secondo gli investigatori del Ros di Torino, continua a muoversi la macchina del narcotraffico costruita dalla famiglia tra Sud America ed Europa. Quasi sei anni dopo quella conversazione, Paula Simoes è finita tra i destinatari delle misure eseguite in Brasile nell’operazione “Eredità”, il nuovo capitolo investigativo nato dalla cooperazione tra la Polizia federale brasiliana e il Ros che ha interessato diverse località tra gli Stati di San Paolo e Santa Catarina.

«La proiezione del marito»

Sui social Paula mostra tutt’altra dimensione. Sul suo profilo Instagram si presenta come “creator digitale” e “influencer”, con 29,5 mila follower e quasi 400 post: moda, beauty, vita quotidiana, reel e immagini curate. È proprio questo contrasto a rendere ancora più significativa la fotografia che delle sue attività emerge invece dalle migliaia di pagine dell’informativa di Samba. Dopo gli arresti di Nicola e Patrick Assisi, il problema per la rete era chi avrebbe garantito la continuità dei rapporti in Brasile. Nicola De Carne, cognato di Patrick, secondo la ricostruzione investigativa non sarebbe stato considerato adatto a sostituire i due. La rete, scrive il Ros, avrebbe invece riconosciuto in Paula «la proiezione del marito».
Ed è esattamente il meccanismo che la Polizia federale brasiliana ha descritto nell’operazione “Eredità”: dopo gli arresti del 2019, familiari e persone di fiducia avrebbero assunto il controllo degli affari, conservando fornitori, canali logistici e sistemi finanziari che permettevano alla cocaina di continuare a viaggiare verso l’Europa.

“Chanel” nelle chat dei narcos

Sulla piattaforma SkyEcc Paula compare con i nickname “Chanel” e “Maria”. In una sintesi investigativa il Ros la indica come “promotore-mittente” nelle conversazioni analizzate. Nel luglio del 2020, in una delle chat ricostruite dagli investigatori, si discute di denaro disponibile a San Paolo, dell’acquisto della «merce» e di una spedizione che avrebbe dovuto utilizzare Paranaguá come punto di partenza e Gioia Tauro come destinazione. «Appena Chanel prende il denaro, compra la merce e cominciamo a fare i lavori», si legge in uno dei messaggi riportati nell’informativa. In un altro scambio gli investigatori ricostruiscono l’acquisto di decine di panetti attraverso un contatto attribuito direttamente a Paula: «Questi pezzi è stata Chanel a prendere con un contatto che ha lei», scrive uno degli interlocutori. E quando, nell’agosto del 2020, bisogna decidere se utilizzare una nave in partenza da Paranaguá, uno dei partecipanti alla chat mette la questione in termini semplici: «Se Chanel è d’accordo, per noi va bene».

I 420 chili e l’attesa dell’autorizzazione

Uno degli episodi più significativi riguarda una trattativa per 420 chili di cocaina, dei quali, secondo il Ros, 300 sarebbero stati effettivamente acquistati. L’attività investigativa attribuisce a Paula un ruolo nella ricerca e nell’acquisizione dello stupefacente insieme a Nicola De Carne e ad altri soggetti della rete. De Carne le comunica la disponibilità da parte di un fornitore conosciuto come “Gold” di circa 420 pacchi, equivalenti ad altrettanti chili di cocaina. Gli investigatori sottolineano un particolare: prima di contattare gli investitori, De Carne sarebbe rimasto in attesa dell’autorizzazione di Paula, atteggiamento letto dal Ros come indice della posizione assunta dalla donna all’interno della rete.



«Io non sono mio marito»

Eppure nelle stesse conversazioni emerge anche la tensione di una donna che sembra avvertire il peso del ruolo assunto dopo gli arresti. Nella chat con Enrico Sapone del settembre 2020, dopo i problemi sorti per una spedizione di circa 60 chili di cocaina, trenta dei quali sequestrati nel porto di partenza, Paula si sfoga: «Però io no sono mio marito! Capito?». E lamenta di essersi ritrovata a dover affrontare questioni che, a suo dire, avrebbe dovuto gestire il cognato. Ma per il Ros proprio quella conversazione è «estremamente significativa» per definire il ruolo che Paula avrebbe assunto nel narcotraffico dal Brasile, lungo la rotta atlantica, verso l’Europa. Il blitz ribattezzato “Eredità”, dunque, non descrive soltanto ciò che sarebbe accaduto dopo gli arresti degli Assisi ma tra le carte di Samba quella successione era già visibile: nelle chat, nei soldi, nei rapporti con i fornitori e nelle decisioni sui carichi. (g.curcio@corrierecal.it)

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