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Cinquant’anni di storia

Legacoop Calabria compie 50 anni, De Luca: «La cooperazione è l’antidoto alla frammentazione»

Il vicepresidente di Legacoop Calabria presenta le sfide del futuro: un Patto per la cooperazione 2026–2030

Pubblicato il: 19/09/2026 – 6:49
di Fabio Benincasa
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COSENZA Cinquant’anni di storia, partecipazione e impegno al fianco delle cooperative e delle comunità calabresi. Legacoop Calabria celebra un anniversario che va oltre la ricorrenza e diventa occasione per ripercorrere un percorso fatto di lavoro, responsabilità sociale, innovazione e radicamento nei territori. L’appuntamento è per il 25 settembre 2026 a Villa Rendano, a Cosenza.
Un patrimonio costruito nel tempo grazie al contributo di cooperative, soci, lavoratori e di tutte le realtà che hanno scelto nella cooperazione uno strumento di crescita economica e sociale, racconta in una intervista al Corriere della Calabria il vicepresidente di Legacoop Calabria, Maurizio De Luca.

La cooperazione rappresenta da 50 anni uno strumento di partecipazione, lavoro e sviluppo delle comunità calabresi. Qual è la sfida più urgente da affrontare per costruire un futuro condiviso?

«La sfida più urgente è superare la rassegnazione e valorizzare il capitale umano, trattenendo e attirando competenze. In questi cinquant’anni la cooperazione ha dimostrato che, in Calabria, si può fare impresa generando valore per le persone e per le comunità. Viviamo un’epoca caratterizzata dalle transizioni, ecologica, energetica e digitale con il dirompente avanzare dell’Intelligenza artificiale. Cambierà inevitabilmente il modo di produrre, lavorare, vivere i territori, nasceranno nuovi bisogni a cui siamo chiamati a dare risposte interpretando un nuovo mutualismo. Oggi non possiamo solo continuare a resistere, ma costruire un’innovazione a impatto sociale e territoriale, attraverso un modello di sviluppo in cui la sostenibilità economica viaggi di pari passo con la coesione sociale e la rigenerazione delle nostre comunità».

La Calabria deve riuscire a superare la frammentazione e aumentare la propria capacità produttiva. La cooperazione può essere una delle leve necessarie a costruire reti e competitività? In quali settori vede maggiori opportunità?

«La frammentazione è storicamente il nostro limite principale, la cooperazione è, per sua natura, l’antidoto all’isolamento, perché fa massa critica senza soffocare le singole identità. Vedo opportunità straordinarie in quattro direttrici strategiche. Energia: Il modello cooperativo è perfetto per gestire la transizione energetica dal basso, con le CER e attraverso nuovi sistemi di produzione e distribuzione dell’energia, come l’idrogeno; Agroalimentare e Filiere corte: aggregando i produttori per scalare i mercati e valorizzare le eccellenze locali attraverso la sostenibilità e la tracciabilità. Servizi e Welfare di Comunità: dando risposte integrate e di qualità ai bisogni delle persone e dei comuni delle aree interne. Rigenerazione dei nostri territori: mettendo in rete le competenze tecniche e professionali per cogliere le opportunità dei fondi europei e della pianificazione territoriale»,

L’obiettivo dei tavoli tematici del 25 settembre è arrivare a una restituzione concreta di un “Patto per la cooperazione in Calabria 2026–2030”. Cosa si aspetta?

«Mi aspetto, più che un documento, un’agenda di lavoro concreta, pragmatica e misurabile, capace di mettere allo stesso tavolo il mondo cooperativo, le istituzioni, il credito e le comunità per definire impegni chiari e reciproci. È necessario quindi concentrarsi su delle priorità precise: dalla sburocratizzazione al sostegno all’innovazione cooperativa, dall’accesso al credito alla valorizzazione dei beni comuni e dei beni confiscati. Non dobbiamo limitarci a dire cosa sarebbe necessario fare, dobbiamo stabilire chi deve fare cosa, con quali tempi e con quali strumenti».

“Territori vivi” e “Welfare di comunità” sono alcuni dei temi scelti per i laboratori. La cooperazione può essere una risposta anche alla desertificazione dei territori piegati dallo spopolamento?

«Lo spopolamento si combatte garantendo due cose: lavoro di qualità e servizi essenziali, il resto è contorno, restare deve avere un significato e un futuro. Attraverso strumenti innovativi come le cooperative di comunità, i cittadini diventano protagonisti della tenuta dei propri paesi. Non si tratta solo di erogare assistenza, ma di rigenerare i territori partendo dai servizi di cura, dal turismo sostenibile, dal recupero dei centri storici e dalla gestione del patrimonio forestale e idrogeologico. Dove lo Stato arretra e il privato profit non trova convenienza economica, la cooperazione resta e crea valore condiviso».

Pensando al futuro, come si può rendere la cooperazione attrattiva per le nuove generazioni e convincere i giovani che anche in Calabria possono costruire il proprio futuro?

«Ai giovani dobbiamo parlare con i fatti e con il linguaggio della contemporaneità. La cooperazione è intrinsecamente “startup a impatto sociale”, è partecipazione vera, condivisione delle decisioni e attenzione all’ambiente, tutti valori estremamente vicini alla sensibilità delle nuove generazioni. Per essere attrattivi dobbiamo offrire percorsi di accompagnamento reali alla nascita di nuove cooperative, abbattendo le barriere di accesso e dando fiducia alle loro idee; promuovere il workers buyout, permettendo ai giovani di rilevare e rilanciare imprese in crisi o senza ricambio generazionale; dimostrare che la cooperazione non è una scelta assistenziale, ma un modo moderno, sostenibile ed etico di fare impresa ad alto contenuto tecnologico e professionale. Ma la sfida più importante sarà far capire a un giovane calabrese che non deve necessariamente scegliere tra restare e rinunciare alle proprie ambizioni oppure partire, insieme possiamo costruire le condizioni perché possa anche restare, innovare e realizzarsi qui». (f.benincasa@corrierecal.it)

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