Vincitori di un concorso pubblico, ma fuori dalle procedure di stabilizzazione
I lavoratori uniti annunciano lo stato di mobilitazione permanente
«È l’assurda sorte dei 321 lavoratori, tra funzionari e assistenti, assunti mediante la procedura selettiva pubblica per il reclutamento di 1956 unità di personale non dirigenziale a tempo determinato e a tempo parziale di diciotto ore settimanali, della durata di diciotto mesi, di cui 271 unità di Area III – F1, 84 unità di Area II – F2 e 208 unità di Area II – F1 nel Ministero della cultura (rif. G.U. – 4ª serie speciale – Concorsi ed esami – n.28 dell’08.04.2022 e successivi provvedimenti di proroga (ex Art. 50-ter D.L. 73/2021). Un vero e proprio cortocircuito burocratico e politico che, nel silenzio generale, penalizza musei, parchi archeologici e soprintendenze del Mezzogiorno (Campania,Calabria, Puglia e Sicilia)». I lavoratori del “Comitato MiC – Concorso 1956” denunciano: «Denaro pubblico sprecato: lo Stato ha speso ingenti risorse per selezionare, inserire e formare questi 321 professionisti e soprattutto rinnovandoli in regime part-time per 36 mesi complessivi che si concluderanno ufficialmente a novembre 2026; mandarli a casa ora significa gettare al vento tre anni di investimenti sulla loro qualificazione, mutilando la continuità dei progetti proprio nella fase cruciale; «Disparità ingiustificabile rispetto al Ministero della Giustizia: a parità di concorso lo Stato ha usato due pesi e due misure, infatti i colleghi della Giustizia sono stati regolarmente stabilizzati a tempo indeterminato e senza aver raggiunto 36 mesi di servizio Quelli della Cultura vengono invece abbandonati, creando dipendenti pubblici di serie A e di serie B; Sfruttamento burocratico: pur avendo un contratto part-time a sole 18 ore settimanali, la maggior parte dei vincitori ha gestito responsabilità e carichi di lavoro da full-time e per non far paralizzare gli uffici cronicamente sotto organico, sono stati costretti a rincorrere continue autorizzazioni per ore aggiuntive; gli stessi luoghi e istituti della cultura senza il personale di accoglienza e vigilanza avrebbero rischiato la chiusura o la drastica diminuzione delle ore di apertura al pubblico, come del resto era già successo prima del rinnovo ad Aprile in sede del decreto PNRR. Questi lavoratori hanno garantito le aperture e il fitto calendario di iniziative, in particolare durante la stagione estiva e lo Stato si è retto proprio su questo tipo di lavoro straordinario in tuti i sensi eppure l’emendamento per la stabilizzazione di questi vincitori di concorso nel Decreto PA è stato affossato in Commissione, mentre norme analoghe nello stesso comparto sono state salvate anche in seno agli stessi ministeri come nel comparto Giustizia». «Non siamo precari in cerca di una sanatoria, abbiamo vinto un concorso pubblico» – dichiarano i lavoratori. «Chiediamo che il Governo smetta di nascondersi dietro i formalismi dei regolamenti parlamentari. L’esecutivo deve inserire la nostra stabilizzazione nel primo decreto utile, sanando una discriminazione inaccettabile». I lavoratori uniti annunciano lo stato di mobilitazione permanente e l’avvio di ogni azione utile al raggiungimento di tale obbiettivo.
