Carburanti, Figisc: «L’intervento di Eni sconvolge il mercato»
La mossa del colosso energetico fa infuriare i gestori
«Una boccata d’ossigeno per le tasche dei consumatori, ma un terremoto per la filiera». Alla vigilia (lunedì si parte) dell’introduzione del limite massimo sui prezzi dei carburanti – una misura decisa da Eni che scatterà lunedì per trenta giorni, con una proroga potenziale fino a fine anno – il mondo della distribuzione si ritrova sul piede di guerra. La mossa del colosso energetico controllato dallo Stato, arrivata proprio mentre si dimezzano le accise e tornano a correre i rincari, sta sollevando un polverone fatto di timori, accuse di concorrenza sleale e ombre che arrivano direttamente dalla Francia.
A suonare la carica e a mettere in guardia sui rischi dell’operazione è la Figisc, la federazione dei gestori di impianti di benzina aderente a Confcommercio, che affida a una serie di «riflessioni a caldo» tutto il proprio scetticismo. Innanzitutto, si fa notare, mentre la stagione dei tagli fiscali si avvia verso la conclusione senza alcuna proroga all’orizzonte, è paradossalmente «il colosso energetico pubblico a togliere le castagne dal fuoco al posto dello Stato».
Ma c’è di più. L’intervento di Eni, se da un lato «può dare parziale sollievo ai consumatori», dall’altro «ha l’effetto di sconvolgere il mercato della distribuzione», ignorando che si tratta pur sempre di «un sistema economico che deve reggere». Nel settore serpeggia infatti la tesi che si tratti di un’azione «attuata in forza di una posizione dominante, di dumping e concorrenza sleale». Le ricadute più pesanti, tuttavia, rischiano di pagarla i gestori in carne ed ossa: da un lato i non-Eni, «che si troveranno, senza rete di protezione della loro compagnia, fuori mercato»; dall’altro gli stessi affiliati al cane a sei zampe, che già si chiedono preoccupati: «che faranno quando sarà difficile far fronte ai rifornimenti?».
Intanto le forze di maggioranza, con Lega e Forza Italia in prima fila, vedono di buon occhio l’iniziativa, considerandola lo strumento ideale per mettere definitivamente fuori gioco l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche.
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