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LE INDAGINI

Il giallo della ricina, perquisiti i due studi del marito

Nuovo sviluppo nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara

Pubblicato il: 29/09/2026 – 15:44
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PIETRACATELLA Due perquisizioni, una borsa sequestrata e un nuovo passaggio in Questura. Si muove ancora l’inchiesta sul giallo della ricina che da nove mesi cerca di chiarire la morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 dopo una grave intossicazione provocata dalla potentissima tossina. Questa mattina gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso e gli uomini del Servizio centrale operativo della Polizia hanno perquisito i due studi professionali di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara: il primo a Pietracatella, proprio di fronte all’abitazione della famiglia, e il secondo in via D’Amato a Campobasso. In uno degli uffici gli investigatori hanno sequestrato una borsa appartenuta ad Antonella Di Ielsi, che collaborava nell’attività professionale del marito. Di Vita non risulta indagato nell’inchiesta.

Le perquisizioni nei due studi

Il primo controllo è scattato nello studio di Pietracatella. Poco dopo gli investigatori si sono spostati nell’ufficio di Campobasso, dove le operazioni sono proseguite più a lungo. Al termine della seconda perquisizione Di Vita è salito su un’auto della Polizia ed è stato accompagnato negli uffici della Squadra Mobile. Vi è rimasto per circa un’ora, per gli adempimenti legati alla redazione dei verbali. Anche su questo punto gli investigatori hanno precisato che l’uomo non è stato interrogato in qualità di indagato. Successivamente ha lasciato la Questura. «Sono serenissimo e non ho nulla da dichiarare», ha detto ai giornalisti. Secondo quanto riportato da Repubblica, le nuove attività sarebbero scattate dopo l’acquisizione, negli ultimi giorni, di elementi ritenuti significativi dagli investigatori. Non si sarebbe trattato dunque di una perquisizione generalizzata, ma di una ricerca mirata di materiale individuato dagli inquirenti. Tra gli oggetti prelevati c’è appunto la borsa della donna.

Il computer e le dieci chiavette Usb

Il blitz arriva appena ventiquattro ore dopo un altro passaggio importante dell’indagine. Lunedì si sono infatti conclusi gli accertamenti tecnici irripetibili su un computer e dieci chiavette Usb sequestrati lo scorso 31 luglio nello studio di Di Vita. Gli specialisti del Servizio centrale operativo hanno estratto e duplicato i dati contenuti nei dispositivi. Nell’avviso alle parti si fa riferimento alla ricerca di informazioni utili per ricostruire rapporti, relazioni e possibili collegamenti con navigazioni internet riguardanti il reperimento della ricina. Il materiale dovrà adesso essere analizzato: gli esperti hanno a disposizione sessanta giorni.

Le morti di Antonella e Sara

Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita morirono a poche ore di distanza durante le festività natalizie. Sara morì il 27 dicembre, la madre il giorno successivo. Gli accertamenti tossicologici hanno successivamente confermato che entrambe erano state colpite da una grave intossicazione da ricina, rilevata nei campioni di sangue in concentrazioni compatibili con un quadro di intossicazione acuta. La Procura di Larino procede contro ignoti per duplice omicidio premeditato. Al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati. Uno degli interrogativi principali resta capire come a sostanza sia entrata nell’abitazione della famiglia e attraverso quale percorso sia arrivata alle due vittime. Nei mesi scorsi la casa di Pietracatella è stata sottoposta a numerosi sopralluoghi. A luglio sono arrivati anche gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino, chiamati a collaborare alla ricerca di eventuali tracce del veleno su decine di reperti prelevati nell’abitazione. Complessivamente sarebbero stati raccolti 131 campioni, tra alimenti, contenitori e altri oggetti. Gli esiti ufficiali completi degli accertamenti tedeschi sono ancora attesi.

Il legale: «Tranquilli e collaborativi»

L’avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita, ha precisato che le perquisizioni non avrebbero interessato esclusivamente locali nella disponibilità del commercialista, ma anche vani e immobili utilizzati dall’intera famiglia. Secondo il difensore, gli accertamenti servirebbero a verificare attività che potrebbero essere state compiute da diversi componenti del nucleo familiare. «Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli», ha dichiarato, ribadendo la volontà della famiglia di continuare a collaborare con gli investigatori. Il sequestro della borsa e le verifiche sui dispositivi informatici aggiungono così nuovi tasselli a un’indagine che resta senza indagati e nella quale, nove mesi dopo le due morti, gli investigatori stanno ancora cercando di ricostruire il percorso della ricina e stabilire chi possa averla utilizzata. (redazione@corrierecal.it)

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