’Ndrangheta, la strage di Sambiase e la rivolta degli «scissionisti»: 31 anni fa la resa dei conti nella criminalità lametina
Dal tentativo di eliminare Carmelo Bagalà all’omicidio Curcio, poi la prima risposta dei clan e l’agguato del 29 settembre 1995. Una guerra per il controllo delle estorsioni sulla costa tirrenica
LAMEZIA TERME Era il 29 settembre 1995 quando, in viale Stazione a Sambiase, un commando armato aprì il fuoco contro un gruppo di uomini. Nel mirino dei killer finirono Giovanni La Polla e Salvatore Ruberto, detto «il Diavolo», Bruno Gagliardi, Rosario Orlando e Antonio Liparota. I primi due furono uccisi, gli altri rimasero feriti. Quell’agguato sarebbe passato alla storia criminale lametina come la «strage di Sambiase» ma fu molto più di una pagina di sangue della cronaca lametina ma il punto culminante di una scissione durata poche settimane e repressa con una sequenza di omicidi, fino a ristabilire con le armi gli equilibri criminali sulla costa tirrenica catanzarese. Trentuno anni dopo resta uno degli episodi che meglio raccontano gli equilibri, le alleanze e la violenza con cui le cosche reagivano a chi provava a mettere in discussione il loro controllo del territorio. Non fu infatti un regolamento di conti improvviso. La strage arrivò alla fine di settimane di sangue e rappresentò, secondo le ricostruzioni investigative e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, la risposta delle consorterie dominanti al tentativo di un gruppo emergente di spezzare l’egemonia criminale costruita tra Lamezia e la costa tirrenica catanzarese.
Gli «scissionisti» e la sfida ai Bagalà
Al centro dello scontro, raccontano le cronache degli anni successivi, c’era il controllo delle estorsioni nei territori di Nocera Terinese, Falerna e Gizzeria, area sulla quale il gruppo riconducibile a Carmelo Bagalà aveva consolidato nel tempo la propria influenza, in collegamento con la cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte di Sambiase. A raccontare dall’interno quella stagione sarebbe stato soprattutto il collaboratore di giustizia Gianfranco Norberti, inizialmente vicino ai Bagalà e poi diventato uno dei protagonisti della contrapposizione. Quando Carmelo Bagalà finì in carcere, alla guida del gruppo subentrò Roberto Isabella. Fu in quella fase che Norberti tentò la strada della scissione insieme a Giovanni La Polla, Salvatore Ruberto, i due Bruno Gagliardi e Gennaro Pulice. La rottura diventò rapidamente aperta. Gli scissionisti sfidarono il gruppo legato ai Bagalà e arrivarono, secondo le dichiarazioni confluite nelle indagini, fino all’abitazione di Carmelo Bagalà, dove il boss sarebbe stato aggredito alla presenza della moglie e della figlia. Non era più soltanto una contesa economica: era una sfida diretta all’autorità criminale costruita sulla costa.
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Il piano per uccidere Bagalà e l’errore su Curcio
Il gruppo decise quindi di eliminare Carmelo Bagalà. Il progetto però non andò a buon fine e l’attenzione si spostò sul negozio di autoricambi «Auto Ba.Is.», considerato un punto di riferimento degli uomini del clan. Il 17 agosto 1995 entrò in azione il commando. L’esecutore materiale, secondo la sua successiva confessione, fu Gennaro Pulice, allora appena diciassettenne. L’obiettivo che Pulice pensava di trovare nel negozio era Bagalà. Davanti a lui comparve invece Gennaro Curcio, indicato come uomo vicino a Bagalà e Isabella. Fu Curcio a essere ucciso. Quell’omicidio accelerò la reazione. Pulice e Bruno Gagliardi vennero convocati dagli uomini della Iannazzo-Cannizzaro-Daponte, che non avevano gradito l’iniziativa autonoma. Nel ricostruire quanto accaduto indicarono La Polla e Ruberto tra coloro che avevano voluto l’eliminazione di Curcio. Secondo il racconto del collaboratore, per i due venne decisa la morte, mentre per Bruno Gagliardi fu stabilita una punizione meno grave.
Tre giorni dopo l’omicidio Calidonna
Ma la strada verso la strage passò attraverso un altro delitto. Appena tre giorni dopo l’omicidio Curcio, il 20 agosto, venne assassinato Luigi Calidonna, esponente della cosca Gattini-Pagliari. Secondo quanto riferito da Norberti, quell’omicidio rappresentò una prima reazione degli Iannazzo al tentativo di scissione. Calidonna sarebbe stato considerato vicino al gruppo ribelle e avrebbe avuto un ruolo nella sua organizzazione.
Il 29 settembre in viale Stazione
La risposta definitiva arrivò il 29 settembre 1995. La Polla, Ruberto e Bruno Gagliardi si trovavano in viale Stazione, a Sambiase, quando entrò in azione il commando. La Polla e Ruberto furono uccisi. Gagliardi venne ferito insieme a Rosario Orlando e Antonio Liparota. Non era soltanto l’eliminazione di due uomini. Era il segnale che la ribellione era terminata. La strage pose fine, secondo la ricostruzione emersa dalle indagini, alle ambizioni del gruppo degli scissionisti e ristabilì gli equilibri attorno alle consorterie che dominavano Lamezia e la fascia costiera. La Polla e Ruberto pagavano con la vita l’iniziativa contro il sistema criminale esistente mentre gli altri venivano ricondotti dentro equilibri che non ammettevano iniziative autonome.
La fine della scissione e l’ascesa di Pulice
La sequenza restituisce meglio di qualunque altra cosa la velocità con cui precipitò la situazione: 17 agosto, l’omicidio Curcio; 20 agosto, l’omicidio Calidonna; 29 settembre, la strage di Sambiase. In poco più di quaranta giorni la sfida per il controllo criminale della costa si trasformò in una resa dei conti e la “strage” segnò anche un passaggio nella storia criminale di Gennaro Pulice. Il giovane killer che aveva partecipato alla rivolta contro i Bagalà, dopo l’omicidio Curcio e la repressione degli scissionisti, sarebbe entrato stabilmente nell’orbita dei Cannizzaro. L’agguato viene ricostruito negli atti come il momento in cui, una volta «rimesse le cose a posto», vennero punite le iniziative personali e ridefiniti i rapporti interni. Negli anni successivi sarebbero state soprattutto le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia a permettere agli investigatori di ricomporre quelle settimane: la sfida a Bagalà, il controllo delle estorsioni, il tentativo di omicidio, Curcio ucciso al posto del vero obiettivo, Calidonna e infine La Polla e Ruberto. Dalla «strage di Sambiase» partirono inoltre ulteriori approfondimenti investigativi, tra cui quelli confluiti nell’inchiesta «Ba.Is.», che avrebbero contribuito a ricostruire il sistema di rapporti costruito dai Bagalà e i collegamenti della cosca ben oltre il territorio di Nocera Terinese. (g.curcio@corrierecal.it)
(In copertina foto d’archivio del Lametino)
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