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la sentenza

Regeni, «sentenza storica» a Roma: condannati tre 007 egiziani

Il legale della famiglia: «Ora il governo rompa i rapporti con un Paese che tortura e uccide»

Pubblicato il: 29/09/2026 – 7:19
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ROMA Tre condanne e un’assoluzione. E’ la decisione dei giudici della prima Corte d’assise del Tribunale di Roma, dopo una camera di consiglio durata circa otto ore, nell’ambito del processo per il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano ucciso nel 2016 in Egitto. Sul banco degli imputati quattro appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani. In particolare, Uhsam Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif sono stati condannati a 10 anni di reclusione. Tariq Sabir è stato invece assolto.
“E’ una sentenza storica che conferma la ricostruzione della Procura: la Corte nel condannare i tre imputati che hanno sequestrato Giulio Regeni ha affermato che tutto quanto accaduto a lui è attribuibile agli apparati di sicurezza egiziani. Dalla lettura del dispositivo sembra emergere come gli elementi raccolti nelle indagini non siano invece stati ritenuti sufficienti per ricondurre specificatamente, nell’ambito degli apparati, proprio al maggiore Sharif l’omicidio in cui è culminato il sequestro. Questo è stato evidentemente dovuto al muro di omertà dell’Egitto”. Così il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, titolare dell’indagine sul sequestro e la morte di Giulio Regeni, dopo la sentenza della Corte D’Assise di Roma che ha condannato a 10 anni, per l’omicidio del ricercatore Giulio Regeni, dopo una camera di consiglio durata 8 ore, tre uomini legati ai servizi segreti egiziani che la procura guidata da Francesco Lo Voi considerava i responsabili: Magdi Ibrahim Abdelal Sharif – ritenuto l’uomo che ha materialmente ucciso Regeni – per cui era stato chiesto l’ergastolo, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi, e assolto il quarto 007 imputato, Tareq Sabyr. Per tutti è caduta l’accusa di omicidio. “Il pensiero ora è per Giulio e per la sua famiglia. Oggi una Corte ha accertato la responsabilità di tre funzionari degli apparati egiziani per quello che gli è stato fatto e questo è un risultato che ha un peso enorme. Stasera in quest’aula, abbiamo visto cosa significa vivere in una democrazia: rispondere all’orrore della tortura con la forza del diritto”, ha aggiunto Colaiocco.
“Ora anche il nostro governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall’avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che lungi dall’essere sicuro, tortura, uccide anche i cittadini degli Stai cosiddetti amici”. Lo ha detto l’avvocato Alessandra Ballerini, legale dei familiari di Giulio Regeni, dopo la sentenza. “Questa, come direbbe Calamandrei, è la gioia e la fede del giurista ed è anche la nostra e di tutte le persone che ci hanno accompagnato e sostenuto in questo faticoso percorso di giustizia. Saremo sempre grati alla procura e agli investigatori per il loro instancabile lavoro e a Giulio che anche oggi ha fatto cose”, ha concluso.
“Un’informativa urgente al ministro degli Esteri Antonio Tajani su una vicenda che pochi minuti fa ha conosciuto finalmente un epilogo. La vicenda di Giulio Regeni. Dieci anni lunghissimi, di depistaggi, in cui il regime di Al Sisi ha fatto tutto il possibile per impedire che si giungesse con una sentenza alla verità”. Lo ha detto, intervenendo nell’aula della Camera sull’ordine dei lavori, il deputato e leader di Avs Nicola Fratoianni. Il ministro Tajani “dica qui che cosa intende fare oggi il Governo italiano e come pretendere che sia data esecuzione a quella sentenza”. Alla richiesta si sono uniti Debora Serracchiani per il Pd, Fabrizio Benzoni per Azione e Dario Carotenuto per il Movimento 5 stelle.

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