Legge elettorale, al via la discussione alla Camera
Riforma in terza lettura a Montecitorio. Magi inizia lo sciopero della fame
ROMA Al via la discussione generale sulla legge elettorale in Aula alla Camera. La riforma è in terza lettura a Montecitorio. Domani in tarda mattinata è previsto il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità che, su richiesta, può essere a scrutinio segreto. Durante la discussione generale – spiega l’Ansa – hanno preso la parola, tra gli altri, uno dei relatori di maggioranza, Nazario Pagano (FI) e quelli di minoranza Federico Fornaro (Pd), Carmela Auriemma (M5s), Filiberto Zaratti (Avs) e Riccardo Magi (+Europa). Si sono iscritti a parlare una trentina di parlamentari (dovrebbe dunque durare 4 o 5 ore) e domani, secondo le indicazioni dell’ultima capigruppo di Montecitorio, in tarda mattinata, alle 12, dopo il decreto imballaggi, il voto (che sarà unico e segreto se richiesto) sulle pregiudiziali di costituzionalità che verranno presentate dalle opposizioni. Nella giornata di domani si terrà anche una capigruppo per definire più nel dettaglio il timing della prossima settimana. Ma, stando al calendario finora ipotizzato, lunedì 5, nell’esame delle parti modificate dal Senato, dovrebbero essere chiesti 3 voti di fiducia sugli articoli 1 e 2 (modificati, tra l’altro con l’introduzione delle preferenze) e sul 3 riguardante il collegio del Trentino. Sull’8, modificato a Palazzo Madama ma per una misura condivisa in modo bipartisan che ha esteso ai caregiver il voto fuorisede, per ora non si è parlato di fiducia. Dopo l’esame degli ordini del giorno e, dunque, tra il 7 e l’8 ottobre, calcolando che le opposizioni probabilmente si iscriveranno a parlare per tutto lo spazio possibile, ci sarà il voto finale sul provvedimento che sarà a scrutinio segreto. In vista delle votazioni a scrutinio segreto sulla riforma elettorale si annuncia alta l’attenzione sulle tribune di Montecitorio, da dove a metà luglio – in occasione del primo passaggio alla Camera del disegno di legge – alcuni dipendenti del gruppo parlamentare di FdI attenzionarono le mosse dei deputati di centrodestra anche registrando video, per individuare i franchi tiratori, una trentina stimati alla fine, che contribuirono ad affossare l’emendamento sulle preferenze. Il caso delle ‘vedette’ suscitò polemiche da parte delle opposizioni e fu segnalato dall’Associazione stampa parlamentare ai questori di Montecitorio, che affrontarono il tema in una riunione. Ora la tribuna centrale, riservata ai giornalisti per seguire le sedute dell’assemblea, sarà interdetta agli staff, che potranno fare invece richiesta di posizionarsi in quelle laterali, destinate ai cineoperatori, firmando come sempre il ‘Codice di autoregolamentazione’ con cui ci si impegna a non realizzare fotografie e riprese video improprie sullo svolgimento dei lavori. Da inizio settembre – ricorda sempre l’Agi – nell’Aula della Camera sui banchi dei parlamentari sono operativi i nuovi terminali di voto dotati di display touch screen, ma per le votazioni a scrutinio segreto – come quelle attese nei prossimi giorni per la riforma elettorale – i deputati continuano a utilizzare la pulsantiera presente nella tasca del terminale, con i tre tasti di colore verde, bianco e rosso. Basta un dito per compiere l’operazione e, ragionano diversi parlamentari in Transatlantico in questi giorni di sospetti e timori di franchi tiratori, molti infileranno nella pulsantiera solo l’indice o il mignolo, per dimostrare ai colleghi il rispetto dell’indicazione di partito a esprimere il voto favorevole o contrario.
Magi inizia lo sciopero della fame
Intanto – riferisce “Il Fatto Quotidiano” – Intanto Magi ha annunciato l’inizio dello sciopero della fame contro il “colpo di Stato elettorale“: questa legge, sottolinea il segretario di +Europa, “è una manomissione delle regole elettorali da parte di una minoranza nel paese che vuole garantirsi di essere maggioranza schiacciante nel Parlamento e lo fa anche impedendo a nuove forze politiche di parteciparsi alle elezioni”. Il riferimento è alla soglia di firme necessarie per presentare una lista: per tutte le nuove formazioni politiche è stata alzata da 1.500 ad almeno 6mila firme in ogni collegio. “Pensate che saranno richieste 450.000 firme per presentarsi alle elezioni quando abbiamo forze politiche che siedono in Parlamento che hanno preso meno di 300.000 voti. Quindi sarà necessario raccogliere le firme in numero maggiore di quelle che per altri, in termini di voti, bastano per entrare in Parlamento”. Questo è “inaccettabile”, insiste Magi: “Io da oggi avvierò un digiuno per chiedere al Parlamento e al governo di fermarsi almeno sulla parte più odiosa che è la negazione del diritto di firmare attraverso firma digitale. Ci devono dire perché quelle firme non possono essere raccolte anche in formato digitale che è sicuro, trasparente e legale. Non possono decidere loro chi ha diritto di presentarsi alle elezioni e chi no”, ha concluso. (redazione@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
