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l’intervista

‘Ndrangheta, l’allarme di Borrelli: «Una forza planetaria che combattiamo con risorse di provincia»

A “L’Espresso” il procuratore di Reggio Calabria racconta le difficoltà nell’azione di contrasto. «Bisogna garantire stabilità agli apparati investigativi»

Pubblicato il: 09/10/2026 – 8:34
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LAMEZIA TERME Una guerra criminale combattuta su scala globale con armi e risorse sproporzionate. È il quadro tracciato da Giuseppe Borrelli, procuratore capo di Reggio Calabria, che in un’intervista a “L’Espresso” parla del contrasto alla ‘ndrangheta e delle difficoltà con cui gli investigatori spesso devono fare i conti.

Risorse locali per una centralità planetaria

«Indubbiamente c’è una sproporzione fra le risorse e la dimensione dell’ufficio rispetto alla globalità della ‘ndrangheta. Non ho mai avuto un numero così alto di rapporti con uffici giudiziari esteri, con le Americhe, l’Asia, l’Australia», spiega Borrelli. Una cooperazione internazionale spesso sollecitata dall’estero, che evidenzia un paradosso strutturale: «La Procura di Reggio ha una centralità planetaria con risorse di provincia. Ma a noi non deve bastare un funzionamento all’85 per cento. Bisogna garantire stabilità agli apparati investigativi sapendo che, com’è naturale, le eccellenze possono spostarsi altrove». La Calabria, ricorda il procuratore di Reggio, resta lo snodo strategico principale: «Sono certo che tutti si rendano conto della centralità della Calabria in quanto cancello di ingresso per i quattro quinti degli stupefacenti distribuiti sul territorio nazionale».

Dal narcotraffico al riciclaggio criptato

I canali del traffico di droga cambiano e si rinnovano di continuo. «Siamo passati dal container alla geolocalizzazione dei carichi in mare a una nuova formula di cui non posso parlare perché ci sono misure cautelari pendenti», rivela Borrelli. Nel frattempo, i classici sequestri a Gioia Tauro «sono crollati dall’ordine di diverse tonnellate ai quintali» e le intercettazioni tradizionali sono diventate quasi inefficaci: «Oggi è rarissimo che facciamo un’operazione di narcotraffico via intercettazioni. Ai cellulari comuni non parla più nessuno, si usano soltanto i criptofonini». Sul fronte economico e del riciclaggio, le risorse vengono spostate oltreconfine attraverso criptovalute o compensazioni finanziarie facilitate da altre organizzazioni criminali, come i canali cinesi o complessi meccanismi informali: «Tu mi versi una somma da portare all’estero, ricevi un token che può essere anche una banconota da cinque euro con un certo numero di serie, e io rendo disponibile quella somma in qualche altra nazione senza muovere il denaro versato in partenza». Un’operatività per Borrelli «semplice ed efficace» che vede il denaro reinvestito prevalentemente all’estero in beni e attività imprenditoriali.

La struttura familiare, le norme e il nodo dei pentiti

La ‘ndrangheta mantiene la sua forza nel vincolo di sangue: «La struttura familiare e parentale – prosegue Borrelli parlando con “L’Espresso” – rende impossibile una soluzione di continuità fra le generazioni. L’unica soluzione di continuità sarebbe una guerra che, al momento, non è lontanamente ipotizzabile». Questo rende rarissimo il pentitismo nella provincia di Reggio: «Pentirsi significa tradire un familiare stretto», rimarca il procuratore di Reggio Calabria. A ciò si aggiungono le difficoltà economiche e tutele sempre più scarse per i collaboratori di giustizia: «Le indennità sono molto modeste… Parliamo di 30mila euro circa che vengono sistematicamente pignorati per le spese di giustizia. Oggi si pente chi è stato condannato a morte dal suo clan oppure ha un ruolo molto basso nella gerarchia». Parallelamente, Borrelli segnala il ridimensionamento degli strumenti investigativi e delle normative: «Le nostre potenzialità investigative si sono fortemente ridotte per vari motivi… Quando le mafie erano una priorità nazionale, le forze migliori volevano partecipare, perché pensavano che sarebbero state valorizzate». Commentando le riforme della giustizia, aggiunge: «Non sono contrario al ministro Carlo Nordio. Qualunque rafforzamento delle garanzie è giusto. Ma vi dovrebbe corrispondere un bilanciamento del sistema in senso organico».

Il ricordo di Denise Cosco

In conclusione, il procuratore di Reggio dedica un ricordo toccante a Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, la cui tragica scomparsa ha fortemente colpito l’opinione pubblica: «Me ne sono occupato a Catanzaro. Il passato lascia traccia sulle persone. Quella ragazza ha subito qualcosa di inimmaginabile. Non ha potuto trovare un canale di comunicazione con la felicità», conclude Borrelli. (redazione@corrierecal.it)

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