’Ndrangheta senza confini, 85 Paesi nella mappa I-CAN e 70 latitanti catturati dal 2020
La fotografia globale della mafia calabrese: 181 arresti in 32 Stati, 70 ricercati catturati e 95 estradizioni o consegne dal 2020. Nel database investigativo oltre 137mila entità
LAMEZIA TERME Non è una nuova fotografia scattata da zero, ma l’aggiornamento di una mappa che continua ad allargarsi. E a distanza di poche settimane dall’ultimo bilancio, il dato che cresce più velocemente non è tanto quello degli arresti quanto la quantità di informazioni raccolte dagli investigatori sulla presenza mondiale della ’ndrangheta. Il Crime Analysis File del progetto I-CAN conta oggi oltre 137mila entità censite e ha consentito di mappare collegamenti riconducibili alla criminalità calabrese in almeno 85 Paesi del mondo. Sono alcuni dei dati presentati a Roma l’8 ottobre nel corso della sesta riunione dello Steering Committee di I-CAN, Interpol Cooperation Against ’Ndrangheta, il progetto nato nel 2020 dalla collaborazione tra il Dipartimento italiano della Pubblica sicurezza e il Segretariato generale di Interpol. Un bilancio aggiornato che porta a 181 le persone collegate alla ’ndrangheta localizzate e arrestate in 32 Paesi dall’avvio del programma. Settanta erano latitanti.

La crescita della banca dati
È soprattutto il lavoro di intelligence a mostrare il salto più significativo. Il Crime Analysis File dedicato alla ’ndrangheta raccoglie oggi più di 137mila entità, con un incremento indicato nel 110% rispetto al patrimonio accumulato nel periodo precedente. Persone, relazioni, società, attività, beni e altri elementi investigativi confluiscono in un archivio condiviso che consente agli organismi di polizia dei diversi Paesi di incrociare informazioni e individuare nuovi collegamenti. Proprio attraverso questo lavoro sarebbe stata elaborata la nuova mappatura della presenza della ’ndrangheta in 85 Stati. Un numero che va interpretato correttamente: non significa che in ciascuno degli 85 Paesi esista necessariamente una “locale” strutturata sul modello calabrese. La mappa comprende presenze criminali, soggetti, interessi economici, collegamenti investigativi e reti riconducibili all’organizzazione. La dimensione resta comunque impressionante per una mafia nata nei paesi della Calabria e diventata nel tempo uno dei principali attori criminali transnazionali.
181 arresti e 70 latitanti
Dal giugno 2020 l’attività operativa sostenuta da I-CAN ha consentito di localizzare e arrestare 181 persone collegate alla ’ndrangheta in 32 Paesi. Tra loro figurano 70 latitanti. Il ritmo delle operazioni è aumentato soprattutto nell’ultimo periodo. Dal primo gennaio 2025 sono stati arrestati 78 soggetti riconducibili alla criminalità calabrese, tra cui 19 latitanti. Gli arresti hanno interessato, tra gli altri, Belgio, Colombia, Costa Rica, Spagna, Marocco e Germania. Nell’ultimo anno l’attenzione si è concentrata in particolare sull’America Latina, dove sono stati catturati anche soggetti indicati come broker del narcotraffico internazionale. Il nuovo bilancio aggiunge inoltre un altro dato: dal 2020 a oggi l’Unità I-CAN del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia ha curato 95 estradizioni o consegne.

La ’ndrangheta tra Sudamerica ed Europa
Nel descrivere la minaccia, il vice direttore generale della Pubblica sicurezza Raffaele Grassi ha richiamato ancora una volta il ruolo della ’ndrangheta come grande broker internazionale della cocaina, soprattutto lungo l’asse tra Sudamerica ed Europa. È proprio su questo terreno che negli ultimi anni la cooperazione internazionale ha consentito di localizzare alcuni dei principali ricercati. Colombia, Brasile, Ecuador, Perù e gli altri snodi latinoamericani continuano a rappresentare una delle aree centrali del narcotraffico internazionale, mentre in Europa le organizzazioni calabresi mantengono capacità logistiche, finanziarie e commerciali per distribuire la droga e reinvestirne i proventi. Ma il nuovo bilancio insiste anche su una trasformazione ulteriore: la capacità di infiltrazione nell’economia legale e l’utilizzo di strumenti tecnologici sempre più sofisticati. Criptovalute e intelligenza artificiale vengono indicate tra le nuove frontiere che possono essere sfruttate per occultare, trasferire e riciclare i proventi illeciti.

Ventotto Paesi dentro I-CAN
Nel frattempo si allarga anche la rete investigativa costruita per contrastare le cosche. I Paesi partner del progetto sono oggi 28, distribuiti su quattro continenti. Nell’ultima riunione è stato autorizzato l’ingresso di Messico, Principato di Monaco e Svezia. Dal 2025 hanno aderito anche Cile, Panama, Costa Rica, Lussemburgo e Romania. La rete comprende ormai alcuni dei principali scenari nei quali negli ultimi anni sono emersi interessi della ’ndrangheta: Australia, Brasile, Canada, Colombia, Stati Uniti, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Svizzera e numerosi Stati dell’America Latina. Dal 2025 sono state organizzate 77 riunioni informative, operative e strategiche, con il coinvolgimento di delegati provenienti da oltre 60 nazioni. Più di 2.500 operatori di polizia hanno inoltre ricevuto una formazione specifica sulle strutture e sui metodi della mafia calabrese.
La nuova fase
I-CAN proseguirà almeno fino alla fine del 2027. Le prossime attività si concentreranno in particolare sull’America Latina, sull’area balcanica, sulla ricerca dei latitanti e sull’infiltrazione della criminalità organizzata nelle imprese. Un altro fronte sarà quello delle comunicazioni criptate, attraverso workshop dedicati alle tecniche investigative necessarie per intercettare e analizzare strumenti utilizzati dalle grandi reti del narcotraffico. Il progetto è stato inoltre integrato in iniziative europee come EMPACT e ha partecipato all’operazione internazionale Atlas Nexus, che la scorsa estate ha coinvolto numerosi Paesi dell’America Latina e centrale e portato a circa 500 arresti nell’ambito del contrasto alla criminalità organizzata transnazionale. Anche in questo caso il dato non riguarda esclusivamente la ’ndrangheta, ma fotografa l’ambiente criminale internazionale nel quale operano oggi i gruppi calabresi.

Una mappa sempre più grande
Rispetto alla fotografia disponibile soltanto poche settimane fa, il numero complessivo degli arresti cresce di appena un’unità. Ma è altrove che il nuovo bilancio mostra la sua portata. Sono ormai 95 le estradizioni e consegne curate dal progetto, 70 i latitanti catturati e soprattutto oltre 137mila le entità entrate nella banca dati investigativa. Una massa di informazioni che ha permesso agli investigatori di arrivare a una conclusione: interessi, uomini e collegamenti della ’ndrangheta sono stati individuati in almeno 85 Paesi. Una mafia partita dalla Calabria e diventata globale. E una rete investigativa internazionale che prova ora a seguirne non soltanto uomini e carichi di cocaina, ma soprattutto relazioni, patrimoni e capitali. (g.curcio@corrierecal.it)
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