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L’INCHIESTA

’Ndrangheta, una villa da 1,65 milioni di reais per Paula e un prestanome per la famiglia Assisi

Le carte di Samba ricostruiscono l’acquisto a Itupeva: la società intestataria, la procura alla madre e il ruolo dell’avvocato Raasch, arrestato in Eredità. «Una persona che non darà nessun problema»

Pubblicato il: 10/10/2026 – 6:51
di Giorgio Curcio
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LAMEZIA TERME Una villa da acquistare, qualcuno a cui intestarla e una procura per conservarne il controllo. Nelle carte di Samba, la compravendita dell’immobile destinato a Paula Simoes, moglie di Patrick Assisi, viene ricostruita attraverso conversazioni, documenti e passaggi notarili. Per gli investigatori, dietro quelle formalità ci sarebbe stato un obiettivo preciso: tutelare gli interessi di Paula e della famiglia Assisi, mantenendo la proprietà in capo ad altri. La donna, infatti, è coinvolta nell’inchiesta “Eredità”, il nuovo capitolo investigativo nato dalla cooperazione tra la Polizia federale brasiliana e il Ros che ha interessato diverse località tra gli Stati di San Paolo e Santa Catarina. L’immobile in questeione, invece, si trova nel complesso Ibi Aram II, a Itupeva, nello Stato brasiliano di San Paolo. Il contratto riportato nell’informativa indica un prezzo complessivo di 1.650.000 reais, con un acconto e pagamenti rateali previsti fino al 2022. La contestazione della Procura di Torino colloca tra maggio e luglio 2021 le condotte attraverso le quali Paula avrebbe acquistato la villa impiegando denaro di provenienza illecita, con il contributo della madre Magali e dell’avvocato Patrick Raasch Cardoso. È un capitolo che permette di tornare sulla rete degli Assisi attraverso la gestione del patrimonio. E che assume nuova attualità dopo Eredità, l’operazione brasiliana nella quale il professionista è stato arrestato il 17 settembre.

Paula Simoes Assisi

La ricerca di un nome

La ricostruzione dei carabinieri passa anche dal telefono di Magali, la madre di Paula. Nei messaggi analizzati dagli investigatori emerge un primo tentativo di trovare una persona disponibile a comparire nella compravendita. A maggio del 2021 Magali si rivolge a un’amica, già sua collega. Chiede di incontrarla e, nei giorni successivi, le conversazioni entrano nel merito dei documenti da predisporre. Il marito dell’interlocutrice viene inizialmente individuato come possibile intestatario. Si parla di contratto, dati personali e procure: una soluzione che avrebbe dovuto consentire di formalizzare l’acquisto, lasciando aperta la possibilità di trasferire successivamente l’immobile. Quell’ipotesi, però, cambia. Il 7 giugno, alla richiesta di aggiornamenti dell’amica, Magali risponde che l’operazione potrebbe danneggiarla e rinvia a una spiegazione successiva. Nel frattempo viene individuata una strada diversa. È in questo passaggio che gli investigatori collocano il ruolo dell’avvocato: trovare una soluzione ritenuta più sicura per gli interessi di Paula e degli Assisi.

La società proprietaria e la procura alla madre

La soluzione ricostruita negli atti prevede una società come intestataria dell’immobile e una procura in favore di Magali. Il documento, datato 28 giugno 2021, è riprodotto nell’informativa, insieme alla traduzione italiana. I poteri attribuiti alla madre di Paula sono ampi. Può vendere, promettere in vendita, cedere e trasferire l’immobile, stabilire condizioni e prezzo, ricevere somme e rilasciare quietanze. La procura contempla anche la possibilità di trasferire il bene a sé stessa. È un dettaglio centrale nella lettura degli investigatori. La proprietà formalmente riconducibile alla società si accompagna infatti a un documento che attribuisce alla madre di Paula la possibilità di disporne. Secondo l’accusa, proprio questo assetto avrebbe dovuto proteggere gli interessi della famiglia. Le conversazioni proseguono anche a luglio. Raasch si occupa delle informazioni richieste dai legali della parte venditrice e dei passaggi necessari a completare l’operazione. Negli scambi compare inoltre l’ipotesi di un contratto di locazione nel quale Paula figuri come inquilina: una soluzione discussa nei messaggi, nel quadro della separazione tra intestazione e disponibilità dell’immobile. La villa compare anche negli accertamenti riportati negli atti di Samba: nell’immobile di Itupeva viene rilevata la presenza di Paula Simoes, dei genitori Magali e Paulo e di Rita Siria Assisi. Un riscontro che si aggiunge alle conversazioni e ai documenti attraverso i quali gli investigatori ricostruiscono la disponibilità della casa da parte della famiglia.

I documenti custoditi dall’amica

Anche le carte della compravendita vengono affidate a una persona esterna alla famiglia. Il 21 luglio 2021, Magali chiede all’amica di conservarle alcuni documenti, annunciando che l’autista li avrebbe consegnati il giorno successivo. L’11 agosto torna a contattarla: «Non è che riusciresti a fare le foto pagina per pagina del contratto di compravendita della casa e mandarmela su WhatsApp?». L’amica invia le immagini del contratto e della procura. Secondo gli investigatori, la custodia presso terzi avrebbe consentito di evitare che il ritrovamento di quelle carte riconducesse l’immobile a Paula.

«Una persona che non darà nessun problema»

Il racconto della compravendita cambia tono quando emergono le questioni economiche. In una conversazione del 14 luglio con Magali, Raasch rivendica l’attività svolta e la scelta della persona coinvolta nell’intestazione. «Sono riuscito a trovare una persona che non darà nessun problema», afferma nella traduzione riportata dagli investigatori. Aggiunge che la soluzione inizialmente prospettata avrebbe potuto creare difficoltà. Il professionista sostiene di essersi fatto carico anche di alcune spese: «Persino le procure sono state pagate da me al Registro, i riconoscimenti delle firme, i corrieri». Dice di non avere guadagnato nulla e di avere cercato di aiutare Paula. Sono parole che, nella ricostruzione del Ros, documentano il suo coinvolgimento concreto nei passaggi della compravendita: la ricerca del soggetto individuato per l’intestazione, la gestione delle carte e i costi necessari a completare le formalità.

Il compenso contestato e l’auto messa in vendita

Il problema, racconta Raasch, nasce dal compenso chiesto dalla persona individuata. Una richiesta che il professionista presenta a Magali come giustificata anche dalle conseguenze fiscali dell’operazione. Secondo il suo racconto, Paula si sarebbe rifiutata di pagare quando ormai le procedure erano state avviate. Raasch sostiene di avere trattato per ridurre la somma e di essersi impegnato a coprirla personalmente qualora lei non avesse provveduto. La pressione ricevuta lo avrebbe spinto, sempre stando alle sue parole, a mettere in vendita la propria automobile: «Ho preso la mia macchina […] e ho messo in vendita la mia macchina». Lo scambio restituisce così anche le tensioni sorte attorno all’acquisto. Il professionista rivendica quanto fatto, lamenta il comportamento di Paula e descrive un impegno economico che sarebbe ricaduto su di lui. È la sua versione, riferita alla madre della donna, che gli investigatori inseriscono nella ricostruzione dell’operazione immobiliare.

Il filo tra Samba ed Eredità

La villa è uno degli episodi attraverso i quali Samba ricostruisce il presunto impiego dei proventi criminali. Le contestazioni italiane attribuiscono a Raasch e a Magali un contributo all’acquisto effettuato da Paula, con ruoli diversi nella ricerca dell’intestatario e nella predisposizione delle garanzie sulla disponibilità del bene. Il collegamento investigativo con Eredità è esplicitato dalla stessa Polícia Federal brasiliana, che presenta l’operazione del 17 settembre come uno sviluppo anche delle indagini Samba e Mafiusi, scattate nel dicembre 2024. Al centro dell’inchiesta brasiliana figurano il traffico internazionale di cocaina e la struttura finanziaria che, secondo gli inquirenti, avrebbe movimentato e occultato il denaro. Le responsabilità individuali restano da accertare. Dopo l’arresto di Raasch nell’operazione Eredità, il suo difensore Eugênio Malavasi ne ha sostenuto l’innocenza, annunciando a UOL un ricorso per ottenere la revoca della misura. Nelle carte italiane, intanto, la vicenda di Itupeva ha una sequenza precisa: la ricerca iniziale di un intestatario, la società, la procura alla madre e infine il contrasto sul compenso. È attraverso questi passaggi che l’accusa ricostruisce il tentativo di assicurare a Paula una casa formalmente intestata ad altri. (g.curcio@corrierecal.it)

In copertina: l’ingresso del complesso Ibi Aram II a Itupeva, dove si trova l’immobile descritto negli atti di Samba. Fonte: Google Street View

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