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Allarme carenza chirurghi: in cinque anni 1.500 specialisti in meno

Dati preoccupanti dall’ultimo congresso Sic. A Cosenza le assegnazioni non superano il 20%

Pubblicato il: 12/10/2026 – 10:53
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ROMA Entro cinque anni molte aree d’Italia rischiano di restare senza chirurghi generali. Il settore assiste a una drastica fuga dei giovani e all’invecchiamento del personale in servizio: oltre il 50% dei chirurghi ospedalieri ha superato i 60 anni d’età ed, entro il 2030, a fronte di 2.800 uscite previste per pensionamento, i nuovi specialisti saranno meno di 1.300, determinando un saldo negativo di circa 1.500 unita’. A lanciarne l’allarme è la Società Italiana di Chirurgia (SIC) attraverso il presidente Ludovico Docimo, in occasione del 128esimo congresso nazionale in corso a Roma fino al 14 ottobre. I dati sulla copertura delle borse di specializzazione per il 2026 confermano la crisi vocazionale nel paese: pur mostrando un lieve miglioramento rispetto allo scorso anno (30% di posti scoperti contro il 37,8% del 2025), a livello nazionale rimangono non assegnati 193 contratti su 646. La situazione è particolarmente critica in periferia: a L’Aquila zero contratti assegnati, mentre a Udine e Genova e’ rimasto vuoto quasi il 90% dei posti. A Cosenza, Sassari, Campobasso e Perugia le assegnazioni non superano il 20%. Tra i primi 1.000 classificati al concorso nazionale, soltanto 9 hanno scelto la chirurgia generale. A ciò si aggiunge che il 10% degli specializzandi abbandona il percorso prima del termine e un altro 10% si trasferisce all’estero o verso la sanità privata. “I numeri indicano un divario drammatico tra un calo del 20% dell’organico e un aumento del 12% della domanda di cure nei prossimi cinque anni”, spiega Docimo. “Questo si traduce nel rischio che l’accesso alle sale operatorie diventi critico per 1 intervento di chirurgia generale su 10 dei 650 mila eseguiti ogni anno, con un allungamento dei tempi di attesa e maggiori distanze da percorrere, specialmente al Sud”, aggiunge. Tra i fattori che disincentivano i giovani verso la professione vi sono i turni di lavoro massacranti, stipendi non adeguati agli standard dell’Europa occidentale, il lento aggiornamento tecnologico e un contenzioso medico-legale cresciuto del 150% in dieci anni. Per contrastare l’emorragia di camici bianchi, la SIC chiede un piano strategico con maggiori incentivi economici, un più ampio accesso alle tecnologie robotiche e l’approvazione rapida della riforma sulla responsabilità professionale e dello “scudo penale” attualmente all’esame della Camera. (Agi)

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