’Ndrangheta, l’avvocato degli Assisi e il rapporto segreto con Paula. «Sono sempre stato il tuo angelo custode»
Dalle conversazioni acquisite nell’inchiesta Samba emerge il legame tra Patrick Raasch Cardoso e la moglie del narcotrafficante calabrese che si incrociano con il blitz “Eredità”
LAMEZIA TERME «Sono sempre stato veramente il tuo angelo custode per tutto». L’11 gennaio 2022 Patrick Raasch Cardoso scrive a Paula Simoes Assisi dopo una lite. Rivendica protezione, disponibilità, problemi risolti. E affida a un messaggio una descrizione del proprio ruolo che supera i confini dell’incarico professionale: «Sono stato una persona che ti ha aiutato a risolvere problemi di ogni specie, compreso extra avvocatura». Le conversazioni sono riportate negli atti dell’inchiesta Samba, coordinata dalla Dda di Torino e si incastrano con la risultanze investigative della nuova inchiesta “Eredità”.
Accanto ai contatti sui debiti e all’assistenza per l’acquisto della villa da 1,65 milioni di reais a Itupeva, le carte ricostruiscono il rapporto personale tra la moglie di Patrick Assisi e l’avvocato. Un legame che gli investigatori descrivono come nato dalla difesa del marito e poi «evolutosi in una relazione sentimentale nota solo ai familiari della donna».

Paula Simões Assisi, l’influencer «proiezione del marito»
Paula Simões Assisi, 34 anni, è la moglie di Patrick Assisi e la nuora di Nicola Assisi, i due narcotrafficanti calabresi arrestati in Brasile nel luglio 2019. Conosciuta sui social come influencer digitale, con un profilo Instagram seguito da quasi 30mila persone, nelle conversazioni acquisite dagli investigatori compare anche con gli pseudonimi «Chanel» e «Maria». Dietro l’immagine pubblica, secondo la ricostruzione del Ros, avrebbe assunto un ruolo ben più rilevante negli affari della famiglia, tanto da essere definita dagli investigatori «la proiezione del marito». Dopo gli arresti di Nicola e Patrick, la donna avrebbe contribuito a mantenere operativa la rete del narcotraffico, gestendo contatti, questioni economiche e rapporti con gli interlocutori sudamericani. Le intercettazioni dell’inchiesta Samba documentano, secondo l’accusa, il suo coinvolgimento anche nelle trattative per l’importazione di ingenti quantitativi di cocaina verso l’Europa. È in questo contesto che si inserisce il rapporto con l’avvocato Patrick Raasch Cardoso, inizialmente legato alla difesa del marito e successivamente coinvolto, secondo gli investigatori, in attività che sarebbero andate ben oltre l’assistenza legale.
«Anche se ho dovuto dare il mio nome»
Il messaggio dell’«angelo custode» compare nell’analisi delle comunicazioni iMessage di Paula. La scheda investigativa raccoglie uno scambio tra l’11 e il 14 gennaio 2022 e riporta alcuni passaggi dei lunghi messaggi inviati dal professionista. «Sono una persona che ti ha sempre protetto facendo tutto quello che era alla mia portata», scrive Raasch. Subito dopo aggiunge: «Anche se ho dovuto dare il mio nome ed entrare in casini che mi potrebbero compromettere». È il racconto che il legale offre del proprio comportamento, in un momento di conflitto con Paula. Nel messaggio, il sostegno pratico e il coinvolgimento personale si sovrappongono: «Ho sempre trattato la tua famiglia con tutto l’amore e tenerezza, come se fossero miei familiari, e vorrei che lo fossero».

La moglie di Patrick Assisi
Raasch torna quindi sul litigio. Riferisce che Paula gli avrebbe rivendicato la propria libertà e ricordato il legame con il marito: «È stato in questo momento che tu ti sei rivolta verso di me e mi hai detto che eri libera, che io non ti comandavo e che eri la moglie di un trafficante». Sono parole attribuite a Paula dall’avvocato nel suo messaggio, attraverso il quale ricostruisce la discussione. La distinzione conta: nelle carte viene riportata la versione che Raasch consegna alla donna, insieme alle proprie recriminazioni. Il giorno successivo insiste sul bilancio del loro rapporto: «Io ti ho fatto solo bene. Più che qualsiasi cosa tu abbia fatto per me», aggiungendo, secondo la traduzione riportata negli atti, «si riassume in denaro».
L’assistenza e la villa
La dimensione personale aiuta a leggere il contesto delle interlocuzioni che gli investigatori hanno acquisito. Nella ricostruzione di Samba, ad esempio, al professionista vengono attribuiti interventi su questioni economiche e immobiliari riguardanti Paula e gli interessi della famiglia Assisi. Tra questi c’è la compravendita della villa nel complesso Ibi Aram II, nello Stato di San Paolo. Secondo la contestazione, Raasch avrebbe seguito diverse fasi dell’operazione, compreso il reperimento del soggetto destinato all’intestazione formale dell’immobile. Un ruolo già affrontato dal Corriere della Calabria ricostruendo l’acquisto e i suoi passaggi documentali. Nelle comunicazioni con Magali, madre di Paula, il legale rivendica inoltre spese sostenute e attività svolte per la famiglia. I messaggi aggiungono così la voce del protagonista alla ricostruzione investigativa, senza trasformare ogni sua affermazione in un fatto autonomamente accertato.

Da Samba all’operazione Eredità
Il nome di Raasch è tornato al centro della cronaca brasiliana con l’operazione Eredità. Il 17 settembre 2026 la Polizia federale ha eseguito nei suoi confronti un provvedimento di custodia preventiva: secondo l’indagine, avrebbe operato nel nucleo finanziario della rete attiva nel traffico internazionale di cocaina. Il suo difensore Eugênio Malavasi, interpellato da UOL, ne ha sostenuto l’innocenza e annunciato ricorso contro la misura. Un quadro investigativo tornato alla ribalta anche attraverso un servizio della televisione brasiliana TV Globo, trasmesso l’11 ottobre e rilanciato dalle agenzie di stampa italiane. Secondo quanto riferito dagli investigatori, in una conversazione intercettata in italiano Paula avrebbe concordato l’invio di 400 chilogrammi di cocaina verso l’Europa. Le indagini hanno inoltre ricostruito il presunto ruolo dell’avvocato nei collegamenti tra gli esponenti della famiglia Assisi detenuti e i soggetti ancora operativi nella gestione dei traffici. Le difese di entrambi respingono le accuse. Le carte italiane consentono però di ricostruire un capitolo precedente, relativo alla natura del rapporto tra i due. Nei messaggi del gennaio 2022, l’avvocato parla a Paula come professionista coinvolto nelle sue vicende e come uomo che reclama riconoscenza. È in questa sovrapposizione che trovano spazio l’«angelo custode», il nome prestato e l’aiuto «extra avvocatura». Parole che, lette alla luce delle successive risultanze investigative, contribuiscono a delineare un rapporto ben più articolato rispetto alla sola assistenza legale. (g.curcio@corrierecal.it)
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