«Quando si mette un mattone, lo si fa solo dove è consentito». La “stretta” della Regione contro il rischio idrogeologico
Il vicepresidente Mancuso alla presentazione dell’aggiornamento del Piano alluvioni. Il punto sui fondi per i danni dei cicloni: «Tempi ancora troppo lunghi»
CATANZARO La “stretta” della Regione Calabria contro il rischio alluvioni e il conseguente dissesto idrogeologico. «Se non prendiamo atto della fragilità del nostro territorio, non andiamo da nessuna parte: rincorrere sempre le somme urgenze per riparare i danni causati dall’uomo non garantirà un futuro migliore ai nostri figli. E bisogna avere la consapevolezza che quando si mette un mattone, lo si fa dove è consentito». A dirlo il vicepresidente della Giunta regionale, Filippo Mancuso, delegato ai lavori pubblici e alla gestione del territorio, che oggi alla Cittadella ha presieduto la Conferenza programmatica per l’adozione del progetto di piano stralcio per la gestione del rischio alluvioni. Oggi l’incontro con i sindaci dell’area centrale della Calabria, domani e mercoledì ci saranno quelli del Cosentino e del Reggino.
L’intervento di Mancuso
Un tema di stringente attualità, vista l’ultima ondata di maltempo che ha flagellato in particolare il Reggino jonico. «Oggi – sostiene Mancuso – viviamo un passaggio fondamentale e obbligatorio: come prevede il Codice dell’Ambiente, l’adozione del Piano Alluvioni 2024 richiede questo confronto con tutti gli amministratori locali. È stato un lavoro duro e complesso, che ha spesso generato contrasti con chi lo ha redatto. Ma vorrei sgomberare subito il campo da ogni dubbio: soprattutto nel nostro territorio, in Calabria, questo percorso è diventato inderogabile. Voglio fare solo l’esempio di quello che è successo due giorni fa a Melito Porto Salvo: dobbiamo comprendere dove arrivano i nostri doveri di amministratori — ruolo che ho ricoperto anch’io — e dove invece dobbiamo tutelare l’economia locale, sapendo che la voglia di fare economie e di costruire anche dove non si può costruire porta a conseguenze irreparabili. Vi invito quindi a guardare a questo piano con lungimiranza. Grazie anche alla volontà del presidente Occhiuto vogliamo dare più sicurezza ai nostri territori. Nell’ultimo anno siamo stati fortunati a non registrare vittime, ma guardare a questo Piano ci permetterà di avere la certezza e la consapevolezza che, quando si posa un mattone o si fa una fondazione, lo si fa dove è consentito». Secondo Mancuso ovviamente «questo Piano non è una scienza esatta e non è statico, ma dinamico. Su1.003 osservazioni pervenute, quelle tecnicamente proponibili erano circa 130-140, e di queste 40-50 sono state accolte. Questo dimostra che se un Comune o un tecnico propone una corretta mitigazione del rischio, il Piano può prenderne atto nel tempo».

«Siamo di fronte a un cambio epocale»
Per Mancuso «siamo di fronte a un cambio epocale per la nostra regione. Se non prendiamo atto della fragilità del nostro territorio e non ci modernizziamo, non andiamo da nessuna parte: andare sempre a riparare o fare manutenzioni e rincorrere sempre le somme urgenze per riparare i danni causati dall’uomo stesso non garantirà un futuro migliore anche ai nostri figli. Oltre al Piano Alluvioni, ci stiamo dotando dei Piani Paesaggistici, vogliamo finalmente modificare la legge urbanistica e abbiamo presentato una legge sul demanio. Per questo ringrazio i dirigenti, i funzionari e gli operatori del Dipartimento. Su questi temi – prosegue il vicepresidente della Regione – la Calabria sta facendo scuola: abbiamo le capacità e le professionalità per cambiare la nostra regione e la percezione che gli altri hanno di essa».
Il punto sui fondi per i cicloni
L’incontro in Cittadella ha anche fornito l’occasione per un punto sui fondi per ristorare i danni dei cicloni dello scorso inverno: «Siamo in attesa – spiega Mancuso – della prima tranche da 100 milioni e dovremmo ricevere a breve il benestare dal Ministero delle Finanze per il primo piano da 49 milioni, così da far partire tutte le azioni relative al primo ciclone. È chiaro che sul rischio idrogeologico c’è ancora molto da fare, ma dobbiamo considerare sia l’entità delle risorse sia i tempi dei procedimenti, che per arrivare all’approvazione e agli interventi sono purtroppo abbastanza lunghi».
La relazione tecnica
Sul piano tecnico, a relazione è stato il dg del Dipartimento Lavori pubblici della Regione, Francesco Tarsia: «Il nuovo piano di gestione del rischio alluvioni si basa su un Dtm aggiornato al 2025 e sul portale Geoab per tutelare il territorio. Lo strumento punta a uno sviluppo razionale: nelle zone a rischio, le nuove edificazioni (pubbliche o d’interesse pubblico) sono consentite solo dopo la realizzazione e il collaudo di opere di mitigazione idraulica. Dalle nostre simulazioni – rimarca Tarsia – sono emerse delle aree a rischio che sono proprio quelle oggetto dei fenomeni degli ultimi giorni. Ma questo è un aspetto positivo perché dimostra che lo strumento di cui si sta dotando la Regione ha un valore reale individuando con precisione le aree critiche. Riguardo alle aree già edificate come Melito Porto Salvo, il Piano non agisce sull’esistente, ma vincola qualsiasi nuovo intervento alla previa messa in sicurezza del territorio». (a. cant.)
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