Confronto sull’allarme ‘ndrangheta a 21 anni dall’omicidio Fortugno. Prodi: «Stato e società civile reagiscano»
Alla Camera un partecipato incontro nel ricordo del vicepresidente del Consiglio regionale ucciso a Locri il 16 ottobre del 2005
ROMA Una partecipazione ampia e qualificata, con la presenza di autorità, rappresentanti delle istituzioni ed esponenti del mondo politico nazionale e calabrese, ha caratterizzato l’incontro “Lotta alle mafie e prospettive di sviluppo. Dopo ventun anni dall’omicidio di Francesco Fortugno”, promosso dall’Associazione Ex Parlamentari della Repubblica e svoltosi a Roma nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei deputati. L’iniziativa – si legge in una nota – ha rappresentato un’importante occasione di confronto e approfondimento sui nodi ancora aperti dello sviluppo della Calabria e del Mezzogiorno, mettendo in relazione la memoria di Francesco Fortugno con le sfide che oggi riguardano la legalità, la qualità delle istituzioni e la capacità dei territori di costruire concrete opportunità di crescita. La significativa presenza del pubblico, insieme alla partecipazione di esponenti delle istituzioni parlamentari, regionali e di Governo, ha testimoniato l’attualità di un tema che continua a interrogare la coscienza civile e democratica del Paese. Una partecipazione che – prosegue la nota – ha conferito all’appuntamento un particolare valore, confermando come il ricordo di Fortugno non appartenga soltanto alla storia della Calabria, ma rappresenti una questione nazionale, legata alla difesa della democrazia e al contrasto di ogni forma di condizionamento mafioso della vita pubblica. I lavori, moderati dal giornalista Paolo Di Giannantonio, si sono aperti con i saluti istituzionali della vicepresidente della Camera dei deputati, Anna Ascani, del presidente dell’Associazione Ex Parlamentari della Repubblica, Pino Soriero, del presidente del Consiglio regionale della Calabria, Salvatore Cirillo, e di Maria Grazia Laganà, vedova di Francesco Fortugno. Sono quindi intervenuti la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo e il presidente Romano Prodi. Tra i presenti anche il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, Rosy Bindi, Agazio Loiero e il ministro della Salute, Orazio Schillaci, a conferma del rilievo istituzionale e politico dell’iniziativa. Al centro del dibattito, le ragioni storiche, sociali, economiche e politiche che hanno contribuito a determinare i ritardi della Calabria, insieme alla necessità di individuare percorsi efficaci per superare le fragilità strutturali del territorio. Il confronto ha richiamato l’esigenza di rafforzare la presenza e l’autorevolezza delle istituzioni, promuovere condizioni di legalità e trasparenza e valorizzare le risorse umane, culturali ed economiche della regione.

Gli interventi
Indirizzo di saluto della vicepresidente della Camera, Anna Ascani, con cui si sono avviati i lavori: “Non dobbiamo mai dimenticare quanti hanno perso la vita per aver scelto la strada della legalità, del rispetto dei diritti, della libertà, dell’opposizione alla violenza ed alla sopraffazione. Allo stesso modo, non dobbiamo mai venir meno all’impegno di contrastare le mafie, ovunque esse si annidino ed estendano i loro tentacoli di malaffare e morte. Questo sia mediante un’azione repressiva, sia promuovendo e dando forza alla pratica della legalità, a partire dalla scuola e dalla cultura perché di esse la mafia ha paura”. Citando il messaggio di Mattarella indirizzato lo scorso anno in occasione del ventennale della morte di Fortugno, la Ascani ha poi aggiunto: “ai giovani continua a parlare la testimonianza umana e l’eredità morale di Fortugno, il suo rifiuto di sottomissione alle cosche è un esempio e un atto di fiducia nella libertà e nella democrazia che richiama la nostra responsabilità”. “La memoria – ha detto nel suo intervento, Maria Grazia Laganà – non deve diventare celebrazione, ma responsabilità. Ricordare significa continuare a difendere quei valori per i quali Franco era impegnato: la democrazia, la legalità, la libertà, il servizio alle istituzioni e il diritto dei cittadini ad avere uno Stato capace di proteggerli e garantire loro pari opportunità. A ventun anni dalla sua scomparsa, credo che la domanda più importante che possiamo porci non sia soltanto: che cosa è cambiato? La domanda è: che cosa dobbiamo ancora cambiare? E la risposta non può essere affidata soltanto alla politica”. Ripercorrendo le vicende e gli esiti giudiziari del caso Fortugno, la presidente Chiara Colosimo, ha posto in rilievo l’evoluzione del fenomeno criminale della ‘ndrangheta “che nel corso degli anni ha sensibilmente cambiato veste e obiettivi, anche in conseguenza del contributo di diversi collaboratori di giustizia che per lungo tempo, in Calabria, è stato quasi impossibile ottenere. Una ‘ndrangheta – ha poi spiegato la presidente dell’Antimafia – che dal crimine dei sequestri di persona negli anni ’70, è passata al traffico internazionale di droga compiendo un salto di qualità di grande rilievo. Tutto ciò ha portato questa organizzazione a uscire dalla Calabria e a passare all’occupazione di intere aree produttive in Italia e nel mondo. I dati parlano chiaro, le locali di ‘ndrangheta sono presenti in circa 85 paesi ed oltre 180 sono le persone arrestate in giro per il mondo. Tutto questo – ha aggiunto Colosimo – determina delle conseguenze estremamente pesanti come la perdita del Pil annuo che proprio per colpa della ‘ndrangheta si stima equivalga a meno il 2,5%, incidendo profondamente in settori cruciali quali l’edilizia, gli appalti, ma anche all’interno delle amministrazioni pubbliche. Dunque una ‘ndrangheta che forse compie meno azioni eclatanti ma che danneggia gravemente economia e sviluppo. E questi temi sono al centro di una relazione, proprio sul ruolo della ‘ndrangheta nel Nord Italia, che la commissione Antimafia a breve presenterà in Parlamento”.
L’intervento di Prodi
La pervasività della ‘ndrangheta nel Paese e in particolare al Nord “è un tema centrale – ha evidenziato Romano Prodi – che segna duramente interi settori produttivi. Dal modello di crimine su scala locale abbiamo assistito ad una crescita esponenziale del fenomeno mafioso su scala mondiale. Occorre una reazione dello Stato e della società civile, come è stato in occasione dell’omicidio di Franco, a cui ha fatto seguito un percorso giudiziario definitivo e uno scatto delle coscienze da parte del movimento giovanile dell’epoca. E poi anche le testimonianze dei Presidenti della Repubblica che in questi ventun anni hanno sempre ricordato la figura di Franco e il suo immane sacrificio. La Calabria e in generale il Mezzogiorno, tuttavia, non sono riusciti a trasformare quelle reazioni in un percorso di coesione e fiducia come, purtroppo, dimostrano i dati sui flussi di giovani soprattutto ad alta qualificazione che ancora oggi abbandonano la loro terra in cerca di opportunità”. Particolare significato assume oggi il ricordo di Francesco Fortugno, è stato infine sottolineato, la sua vicenda personale e istituzionale continua a rappresentare un richiamo al valore del servizio pubblico, alla responsabilità della politica e alla necessità di impedire che la criminalità organizzata possa ostacolare il libero esercizio della democrazia. (redazione@corrierecal.it)
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